Storytelling efficace – 20/10

STORYTELLING

INTRODUZIONE

L’arte del racconto è sempre più utilizzata nel marketing. Saper emozionare tramite storie ben raccontate rappresenta un abilità sempre più richiesta ed in evoluzione. Tecniche antiche vengono riviste e reinterpretate per dare vita a racconti parlati o scritti capaci di sedurre gli ascoltatori.

OBIETTIVI

Conoscere le tecniche di storytelling più efficaci e diventare capaci di applicarle ai propri contesti lavorativi.

ARGOMENTI

– Storytelling story
– La sinossi, la fabula
– L’intreccio: l’analessi, la prolessi, la cornice
– Il punto di vista: l’io narrante, la focalizzazione, il tempo narrativo, l’aggettivo
– L’ambientazione, il tempo verbale, l’ellissi
– La frase, il periodo
– Progettazione (ricerca e selezione di romanzi e articoli di cronaca con cui elaborare racconti e romanzi e ricerca e selezione di materiale bibliografico con cui definire contesto sociale e storico)
– Redazione (stesura del racconto)
– Revisione dei testi
L’importanza della revisione. Editare il proprio racconto per quanto terminato (analisi e riconsiderazione del testo parola per parola)
– Presentazione dei testi

Durata 8 h
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Affiliazioni – 28/10

AFFILIAZIONI

INTRODUZIONE

Stanno arrivando i rappresentanti digitale.. Non lo sapevate?
L’Affiliate Marketing in Italia – Noto in Italia con il termine “Affiliazioni”, l’affiliate marketing è uno strumento di promozione pubblicitaria che si basa esclusivamente sulle performance, ovvero sui risultati che riescono ad ottenere gli affiliati.

OBIETTIVI

Comprendere cosa sono le affilizioni e come utilizzarle per aumentare vendite e notorietà.

ARGOMENTI

– Scenario attuale
– Da publisher a venditori
– Che cos’è affiliatiion mkg
– Requisti
– Programmi
– Scelta degli affiliati
– Contatti
– Case history

Durata 6 h
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Nuove frontiere del fundraising – 12/10

NUOVE FRONTIERE DEL FUNDRAISING 12/10

INTRODUZIONE

I soldi mancano sempre nel no profit ma si stanno facendo strada una serie di formule innovative per reperire più risorse… Il crowdfunding è una di queste.

OBIETTIVI

– Conoscere e saper utilizzare sistemi innovativi di finanziamento per la propria impresa
– Individuare sistemi alternativi di raccolta per PMI, ONLUS, ONG ed imprese sociali
– Specializzarsi in un ambito estremamente innovativo e promettente che sta generando milioni di posti di lavoro nel Mondo
– Generare entrate supplementari per la nostra organizzazione grazie al crowdfunding
– Aggiornare la propria preparazione finanziaria e professionale su temi la cui padronanza sarà strategica nella ridefinizione dell’economia post-crisi

ARGOMENTI

– Fundraising & Crowdfunding
– Tipologie di crowdfunding
– Impostare una strategia di fundraising
– Progettare una campagna
– Comunicazione e Marketing commerciale finalizzato alla raccolta fondi
– Approccio e startegie vincenti nell’Equity crowdfunding

Durata 4 h
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Instagram per aziende – 07/10

INSTAGRAM PER AZIENDE 7/10

INTRODUZIONE

Il visual che vende e crea ispirazioni, che emoziona. Ormai i social più visual stanno prendendo il sopravvento e non è possibile rimanere indietro; la galassia social va veloce a perdere il treno può significare perdere grandi opportunità.

OBIETTIVI

Imparare ad utilizzare instagram in modo strategico e funzionale ad un strategia di vendita e comunicazione.

ARGOMENTI

– I numeri di Instagram in Italia e nel mondo
– Come funziona Instagram?
– Quali Aziende possono usare Instagram?
– Come integrare Instagram nella tua strategia di marketing
– Come coinvolgere il tuo pubblico e migliorare il suo coinvolgimento con le immagini
– Instagram KPI: come valutare i risultati della tua attività
– Instagram Tool: panoramica dei principali strumenti per gestire in modo professionale questo strumento
– Suggerimenti e case study

Durata 4 h
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Blogging 29/09

BLOGGING 29/09

INTRODUZIONE

Ormai tutti hanno un blog, grandi e piccoli, e veramente se ne vedono di tutti i colori, nella deregulation della blogosfera sono emersi fenomeni editoriali importanti e si sono fatti dei buonissimi affari. Questo corso ci aiuta a capire un po’ di più questo mondo.

OBIETTIVI

Imparare a gestire un blog in modo intelligente e funzionale.

ARGOMENTI

– Il blog all’interno di una strategia digitale
– Blog oggi stato dell’arte
– Start up blogging (riflessioni prima di aprire un blog)
– Primi passi (cosa scrivere, come scrivere, quando scrivere) + pro seo
– Best practices
– Conclusioni

Durata 8 h
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E-mail Marketing per aziende – 23/09

E-MAIL MARKETING PER AZIENDE

INTRODUZIONE

L’uso della carta è ormai obsoleto e ormai l’email marketing sembra essere diventato una delle leve più interessanti per promuoversi e vendere con successo. Con questo percorso imparerai come ottenere il massimo dalle tue campagne di email marketing.

OBIETTIVO

Questo corso ti mostrerà come creare una campagna di email marketing di successo, dal formato al design e ai contenuti, e anche come analizzare l’efficacia delle tue campagne e-mail.

ARGOMENTI

– Cos’è e quali vantaggi ha OGGI
– TOOL, Misurazioni e benchmark
– Db efficaci
– “Quanto” “quando” “come” di una campagna di email mkg
– Come evitare lo spam
– Call to action
– Landing page
– Tecniche e trucchi / best practice esercitazioni

Durata 8 h
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Pensiero creativo

Cos’è la creatività? Ma soprattutto.. nasco creativo o posso allenarmi a diventarlo?

Sono in molti infatti a pensare che la creatività sia un talento innato, una rara abilità prerogativa di pochi individui prescelti, particolarmente intelligenti o particolarmente bizzarri.

In realtà non è così, e il dizionario stesso ci conferma che può essere una dote innata ma è soprattutto una capacità, qualcosa che va coltivato e sviluppato in un ambiente adeguato. Molte sono le teorie che definiscono la creatività una metacompetenza, ossia una competenza trasversale a tutte le discipline e a tutti gli ambiti del sapere. Creatività non solo legata all’arte quindi, ma anche alla scienza, alla tecnologia, e ai settori più disparati, come abilità nel mettere in connessione ambiti diversi e trovare nuove strade mai percorse.

In questo articolo anche chi non pensa di esserne dotato potrà scoprire come stimolare il pensiero creativo, esercitandosi a pensare fuori dal coro.

Cos’è il pensiero creativo?

L’etimologia della parola creare, di origine latina, è da ricondursi alla radice sanscrita kar- = fare, infatti, sempre in sanscrito, kar-tr è il creatore, cioè “colui che fa dal nulla”.

L’atto creativo, infatti, era attribuito essenzialmente alla divinità, mentre proprie dell’uomo erano il genio e l’attitudine al progresso e all’innovazione. Per i greci la “creazione” era un atto troppo ardito per l’uomo, che mirava alla “poièin”, l’atto di scrivere delle poesie, e alla “tèchne”, che indicava il saper lavorare in modo artistico. L’uomo non creava, esprimeva la sua intelligenza ed esperienza secondo delle regole ben precise.

Stesso discorso per il primo cristianesimo, Dio creatore genera dal nulla mentre l’uomo può essere artigiano o artista scoprendo le leggi divine che regolano il mondo, ma senza inventare nulla.

Si dovrà aspettare il XVIII secolo ed Immanuel Kant per assistere ad un nuovo corso. Il filosofo distingue l’”immaginazione riproduttiva”, ovvero la capacità di far riemergere nello spirito oggetti intuiti in precedenza, e “immaginazione produttiva”, intuizione pura di spazio e tempo. Successivamente, nella “Critica del giudizio” Kant afferma che il libero gioco dell’immaginazione, unito all’intelletto e alla ragione, produce l’esperienza del bello e del sublime.

E’ estremamente curioso notare come una delle definizioni più interessanti di creatività venga da un matematico. “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili” afferma Henri Poincaré, introducendo i criteri di nuovo e utile. Il “nuovo” indica una rottura con il momento storico, superando le regole esistenti OGGI e istituendo una nuova regola condivisa, proprio perchè UTILE. Oltre al considerare l’atto creativo applicabile a tutto l’agire umano, dall’economia alla tecnologia.

“L’attività creativa è quindi quella che rende l’uomo un essere rivolto al futuro, capace di dar forma a quest’ultimo
e di mutare il proprio presente.”

Lev S. Vygotskij

Quindi, per semplificazione estrema, potremmo definire il pensiero creativo come la capacità di creare qualcosa di nuovo, frutto di un processo di strutturazione di informazioni collegate al contesto sociale e culturale in cui è inserito l’individuo. L’immaginazione non è semplice replica della realtà, ma creatrice, capace di integrare forme nuove con esperienze già vissute, trasformando la realtà esistente.

Perchè il pensiero creativo è definito divergente/laterale?

Il pensiero creativo è innato nell’essere umano, contrapposto al pensiero logico, lineare, “verticale”, strutturato su causa – effetto. Lo psicologo Edward de Bono sostiene che la “semplicità” del ragionamento logico non può soddisfare in modo completo l’esigenza di nuove idee, che oggi cresce in maniera esponenziale, e quindi contrappone al pensiero verticale quello laterale, inteso come metodo per indagare le connessioni apparentemente nascoste della mente. Attraverso delle provocazioni, questa tecnica permette di rompere gli schemi abituali di pensiero, analizzando da più punti di vista un problema e cercando delle risoluzioni attraverso delle associazioni insolite, senza ricercare un’unica soluzione diretta al problema.

Fondamentale quindi applicare questo approccio ai settori di nostra competenza, quelli di cui ci occupiamo ogni giorno. Il papà del marketing, Philip Kotler, ricollegandosi a questa teoria, ha aggiunto che sta arrivando l’ora fatale anche per il marketing cosiddetto “verticale”. Servono nuove idee, che possono nascere solo da un diverso modo di vedere le cose.

Il processo creativo secondo Graham Wallas

Il processo creativo, che non va assolutamente forzato, attraversa in genere 4 fasi, alternando il pensiero logico a quello creativo :

– preparazione: raccolta e selezione delle informazioni rilevanti, analisi del problema, esplorazione delle possibili soluzioni. L’atteggiamento in questa fase è metodico e sistematico.
– incubazione: elaborazione mentale del materiale a disposizione, cercando un ordine che riesca a costruire un nuovo senso. Il problema viene suddiviso in parti più piccole, analizzandone una per volta. E’ un processo che si sviluppa per prove ed errori, in maniera apparentemente disordinata. Qui è la parte più profonda della mente a lavorare, il subconscio, testimoniato dal fatto che la mente lavora anche in momenti in cui non siamo focalizzati sul problema, durante il sonno, ad esempio.
– illuminazione o insight: il momento EUREKA! Una nuova idea emerge nella parte conscia della mente. L’intuizione avviene all’improvviso, ma solo grazie alla fase precedente. Henri Poincaré racconta di aver risolto un complesso problema matematico mentre stava salendo su un autobus e non ci stava pensando.
– verifiche: una nuova idea, una soluzione, un’intuizione deve essere testata e verificata per essere poi formalizzata.

I blocchi mentali

Ma se continuo a pensare, pensare, ripensare… ma non succede nulla??
Allora forse la vostra mente vi sta ingannando e potreste essere intrappolati in blocchi mentali di cui non avete consapevolezza.

Un blocco mentale è un atteggiamento che porta a pensare seguendo sempre gli stessi schemi, rendendoci ciechi alle strade alternative.

In psicologia, i più frequenti sono:

1. La risposta esatta: NO, non c’è n’è una sola.
2. “Ma non ha senso”: specie nella fase di incubazione, MAI scartare le idee che non appaiono logiche.
3. Seguire le regole: è quello che ci insegnano fin da bambini. Adesso dovete dimenticarvelo
4. E’ funzionale?: non chiedetevelo troppo presto. Questo accade perchè ci concentriamo troppo su ciò che sappiamo già
5. Il gioco è solo per bambini: mai affermazione fu più falsa. Le idee più geniali vi verranno quando vi starete divertendo.
6. Non è il mio settore: la maggior parte della gente pensa di non poter contribuire in nessun modo al di fuori della propria area di competenza e/o specializzazione. E’ proprio nella combinazione fra settori diversi che scattano le scintille più grandi
7. Evitare le ambiguità: non è sempre valido invece. Ambiguità come possibilità di vedere in modi diversi uno stesso problema
8. Ma sei matto? Abbiate il coraggio di essere anche “diversi”. Tendiamo al conformismo, ma se siamo come tutti gli altri, penseremo come tutti gli altri.
9. Sbagliare è sbagliato: SBAGLIATO! Veniamo addestrati a condannare l’errore e a farne sempre il meno possibile. Ma se non permettiamo a noi stessi di sbagliare, non stiamo provando minimamente a pensare creativo. L’errore è la dimostrazione che state provando qualcosa di nuovo.
10. Ma io non sono un creativo: Dai una possibilità a te stesso, e soprattutto alle tue idee. Se non pensi di essere un creativo, non lo sarai.

Qualche esercizio per sviluppare il pensiero creativo

Quindi.. non vi resta altro da fare che ALLENARVI!

Ci sono delle tecniche per stimolare il pensiero creativo ed imparare a trovare strade alternative in qualsiasi ambito siate coinvolti.

– BRAINSTORMING o “assalto mentale”, è una tecnica creativa di gruppo che consiste nel riunire nella fase iniziale di un processo tutte le persone coinvolte. Chiunque potrà esporre le sue idee, le sue intuizioni, senza preoccuparsi troppo della sua effettiva realizzazione. Anche quello che vi sembrerà paradossale deve essere preso in considerazione, per poi arrivare ad una modellazione di queste idee per arrivare alla risoluzione del problema. I risultati sono stupefacenti, e garantiti.

– VISUAL BRAINSTORMING: la tecnica è la stessa del brainstorming, ma questa volta utilizzando esclusivamente immagini, schizzi o foto.

– LA TECNICA DEI SEI CAPPELLI: introdotta da De Bono nel 1991, mirata all’utilizzo del pensiero in maniera consapevole e al superamento del ragionamento dialettico per contrapposizioni. Ci permette di interpretare ruoli fissi, a seconda del cappello che si indossa, che incarnano diversi punti di vista, anche lontanissimi dalla nostra indole. Questo ci permette di liberarci dagli schemi creati dalla nostra posizione o dal nostro carattere e analizzare il problema per fasi.

– MAPPE MENTALI: apparentemente degli innocui disegni su carta, nella realtà uno strumento potentissimo per accedere alle capacità nasconste del cervello. Si tratta di vere e proprie rappresentazioni grafiche del pensiero, che stimolano la memoria visiva, facilitano la memorizzazione di concetti e agiscono simulando i processi del cervello , che come avrete capito opera in maniera tutt’altro che lineare.

Pensiero creativo e problem solving, skills del futuro

In un momento di grandi cambiamenti ed incertezze come quello che stiamo attraversando, la creatività è una competenza necessaria per affrontare le sfide lavorative che abbiamo davanti. Non parliamo di una moda quindi, ma di una NECESSITA’! Pensare creativo presuppone flessibilità, capacità di adattarsi all’ambiente in cui viviamo e lavoriamo, scovare nuovi metodi per non rimanere incastrati nei problemi e (anzi) uscirne vincitori.

Ogni essere umano è geneticamente predisposto al pensiero creativo, a prescindere dalla sua cultura, educazione o professione. L’aspetto fondamentale, quindi, è COLTIVARLO. Procedete scomponendo in problemi più piccoli, non escludete nessuna possibilità solo perchè vi sembra assurda, incoraggiate il lavoro di squadra e soprattutto..non abbiate paura di sbagliare!

“If you’re not failing every now and again, it’s a sign you’re not doing anything very innovative.“
Woody Allen

Quando l’arte sposa il marketing

Il marketing non è solo strategia e numeri, questo deve essere chiaro a tutti. La strategia senza la creatività serve a ben poco, servono armonia ed equilibrio tra due sfere che funzionano solamente se si incastrano perfettamente.

Riflettendo su questo ci siamo resi conto che quelli che apparentemente sembrano due poli opposti, il marketing ed il mondo dell’arte, vivono da sempre di una simbiosi reciproca. La storia è piena di contaminazioni tra il mondo dell’estro e del genio sregolato e il mondo degli affari, ma è interessante oggi riflettere su come questi episodi siano contemporanei, e in che modo trarne ispirazione per le nostre attività.


Che succede quando l’arte sposa il marketing?

Sarebbe utile riflettere sul peso che ha la creatività all’interno di una strategia di marketing, sull’importanza del visual di qualità, sull’originalità del messaggio e quali e quanti sono i vantaggi dell’affidare il proprio brand ad un creativo.

Possiamo dire che tra i primi a sperimentare tutto questo c’è sicuramente l’azienda Campari, avvenieristica per le scelte ardite ma pienamente ricompensate. I Futuristi furono tra i primi a comprendere quanto il sodalizio tra arte e mondo industriale potesse essere rivoluzionario e produttivo, cominciando a devolvere la loro creatività ad aziende che ben accoglievano le loro idee innovative.

Fortunato Depero cominciò a collaborare costantemente con Davide Campari negli anni ’20 e ’30, realizzando i celebri bozzetti per le pubblicità dei suoi prodotti. Nel 1932 venne richiesto all’artista di ideare la bottiglia per il primo aperitivo monodose, che poi prese il nome di Campari Soda. L’inconfondibile bottiglietta conica a forma di calice rovesciato, comparsa già in alcuni dei suoi manifesti, ottenne immediatamente successo, diventando poi nel tempo una vera e propria icona del design e dell’aperitivo italiano. La bottiglietta rappresenta un momento di rottura nell’industria italiana e nelle convenzioni pubblicitarie del tempo, privata dell’etichetta per dare risalto al rosso intenso della bevanda e alla texture del vetro che ricorda la buccia d’arancia.

Depero curò la comunicazione dell’azienda milanese a 360°, rendendola celebre ed immediatamente riconoscibile, con il suo personalissimo stile ed un pizzico di ironia.

Se vogliamo emergere dalla massa dobbiamo avere anche il coraggio di rischiare, no?


Quando il graphic design divenne arte

Proprio lo stesso Depero lanciò nel 1931 il famoso Numero Unico Futurista, stampato in collaborazione con la ditta Campari, del Manifesto dell’arte futurista della pubblicità dove si legge: “Esaltando con il genio i nostri prodotti, le nostre imprese, cioè i fattori primi della nostra vita, non facciamo che dell’arte purissima e verissima”.

La grafica però non è sempre stata considerata una vera e propria forma d’arte. Inizialmente il termine utilizzato era Commercial Artist, ad indicare in maniera spietata l’artista che si “vendeva” al mercato (in Italia ancora peggio, il termine era CARTELLONISTA).

Tutto cambia dopo il primo conflitto mondiale, periodo in cui le industrie investono soldi ed energie nel visual, intuendone l’importanza per il nascente marketing.
Negli anni ’20 compare il termine GRAPHIC DESIGNER, insieme alla presa di coscienza che non si tratti di un arte minore, ma “solo” di una diversa forma di arte.


Brand identity e Graphic design, la lezione di Bob Noorda

Forse non tutti conoscono Bob Noorda, nato ad Amsterdam e poi trasferitosi a Milano negli anni ’50. Tutti però ci imbattiamo quotidianamente nel frutto del suo lavoro di designer, veri e propri simboli del contemporaneo, ormai. Estremamente attento all’equilibrio tra forma e funzione, Noorda è riuscito a creare dei marchi che tutt’oggi sono impressi nella nostra mente e nel nostro immaginario, trovando delle soluzioni formali dalla spiccata personalità ed estetica. A lui si deve il il marchio e l’immagine coordinata Feltrinelli, il logo Mondadori, quello del Touring Club, l’immagine coordinata Coop, e potremmo continuare ancora.

Ed è sempre il suo genio che si nasconde dietro la famosa M della metropolitana di Milano, semplice, lineare, di impatto. Nel 1964 gli venne richiesto di progettarne il logo e la segnaletica di questi ambienti in cemento e privi di qualunque indicazione. Ne studiò i flussi dei passeggeri, gli accessi, la funzionalità, arrivando all’ideazione di una segnaletica rivoluzionaria che verrà poi ripresa nella metro di New York e San Paolo. Noorda introdusse una novità apparentemente banale: le fasce di colore continue in cui ogni 5 metri veniva ripetuto il nome della stazione, per permettere a chi è sul treno in movimento di capire in che stazione è arrivato. Ne progettò anche il carattere da utilizzare, ispirandosi all’Helvetica.


D’Annunzio, primo influencer della storia

Sapevate invece che il vate abruzzese ha all’attivo una vastissima produzione pubblicitaria?
Nel primo dopoguerra Gabriele D’Annunzio divenne simbolo di una vita elegante e lussuosa e fu attivo testimonial pubblicitario di aziende di ogni genere, oltre che (OVVIAMENTE) di se stesso.

Dietro sostanziosi pagamenti il letterato contribuì alla fortuna di molte imprese industriali e commerciali, ideando slogan e promuovendone i prodotti. Fu lui a coniare il nome RINASCENTE alla riapertura dei grandi magazzini distrutti da un incendio, o SAIWA per i celebri biscotti salati di cui pare andasse matto. Esiste una lettera spedita dal Vittoriale , dove ancora oggi se ne conservano le scatole VUOTE, direttamente all’azienda (anche questa molto probabilmente assai ben retribuita) dove D’Annunzio scrive “Da gran tempo, nelle brevi tregue del mio lavoro, io mi nutro di cinque o sei delle vostre gallette salate e d’un bicchiere d’acqua freddissima. Se chiudo gli occhi […] mi sembra di rimangiare […] il pan biscotto della mia adolescenza […]


Un pò quello che oggi succede sui Social..

L’obiettivo quindi è ricercare l’equilibrio e la giusta armonia tra questi due mondi apparentemente lontani, impiegare le stesse energie nella strategia e nella sfera creativa e non considerare come prioritari solo numeri e statistiche. E’ necessario trovare il giusto incastro per andare OLTRE nel vostro marketing, e per fare questo avete bisogno di persone e menti che siano in grado di condurvi in questi territori inesplorati.

Gli artisti VERI sono una risorsa importantissima in questo, quindi… NON TEMETE!
Sperimentate, sbagliate, ricominciate e cercate la vostra strada, in equilibrio tra arte e marketing. Qualcuno prima di voi ha già cominciato 😉

Il Risveglio della motivazione

Hai mai voluto così tanto qualcosa da essere disposto a tutto pur di raggiungerla? Hai mai desiderato qualcosa così intensamente tanto da pensare che nessuno ti potesse fermare? Beh allora probabilmente in quelle occasioni eri veramente motivato.

Con questo articolo cercheremo di capire meglio cos’è la motivazione e come poterla utilizzare al meglio!

L’enciclopedia Treccani dice che in psicologia, “per motivazione si intende l’insieme dei bisogni, desideri, intenzioni che concorrono alla determinazione del comportamento e che conferiscono a quest’ultimo unità e significato” . Abraham Maslow – uno dei più famosi psicologici statunitensi , il teorico della motivazione, la considera come una vera e propria base del comportamento umano, Il motore di tutte le azioni di un individuo. La spiegazione ultima delle sue scelte, aspirazioni e coinvolgimenti più profondi.



I bastoni e le carote sono fuori moda

Della motivazione hanno parlato molti psicologici e specialisti di marketing, economia e business. Tra loro Daniel H. Pink – l’autore di libri rivoluzionari sui cambiamenti del lavoro. Per quanto riguarda la motivazione, il più importante – “Drive. La sorprendente verità su ciò che ci motiva nel lavoro e nella vita”.

Secondo l’autore del libro la società del XXI secolo può essere paragonata ad un computer che possiede nuovi sistemi operativi che lo fanno funzionare male o bene. Daniel H. Pink ha definito i seguenti sistemi operativi: Motivazione 1.0, centrato sulla sopravvivenza e il successivo Motivazione 2.0 che si basava soprattutto su ricompense e punizioni esterne.

L’ Autore del libro Drive… afferma che questi due sistemi andavano bene fino ad un certo punto, poiché i lavori di allora non avevano bisogno di altro. Oggi invece il XXI secolo necessita di un grande aggiornamento. Bisogna far diventare la motivazione più compatibile con i tempi moderni in cui viviamo e lavoriamo. Secondo questo libro una delle cause del cattivo andamento di alcune aziende risiede proprio in questa incapacità di evoluzione.

Considerare le ricompense esterne per raggiungere il proprio scopo comporta un problema, cioè il fatto che alcune persone sceglieranno il percorso più breve anche se questo significa lavorare in modo meno efficiente. Molte persone lavorano solo fino al punto che garantisce il premio – e non oltre. Le ricompense possono fornire un effetto di garantire l’energia a breve termine – come se fosse caffeina. Tuttavia, l’effetto perde forza – e risulta essere in grado anche di ridurre la motivazione a lungo termine della persona per continuare il progetto.

Secondo Daniel H.Pink i tradizionali bastoni e carote mostrano i sette difetti capitali:
1. Possono estinguere la motivazione intrinseca
2. Possono diminuire la performance
3. Possono bloccare la creatività
4. Possono “spiazzare” le buone azioni
5. Possono incoraggiare imbrogli, scorciatoie e comportamenti scorretti
6. Possono creare dipendenza
7. Possono favorire il pensiero a breve termine

Se non funzionano i bastoni e carote e le ricompense esterne… cosa ci motiva veramente?



Il nuovo approccio 3.0 e i suoi fondamenti

La maggior parte di noi è convinta che il modo migliore per motivare se stessi e gli altri siano i premi e la famosa filosofia di cui abbiamo già accennato. Questo è un errore, perché, misteriosamente, ciò che può far raggiungere elevate prestazioni e soddisfazioni – sia al lavoro che a scuola e a casa – è profondamente legato alla propria personalità, al bisogno umano di dirigere la propria vita, di imparare e di creare qualcosa di nuovo e migliorare il proprio comportamento verso l’altro. Questo nuovo approccio inventato da Daniel H. Pink si basa su tre elementi fondamentali:

Autonomia,
cioè il desiderio di controllare le nostre vite e autodeterminarci.
Un senso di autonomia ha un forte impatto sulla performance individuale e l’atteggiamento. Secondo studi del comportamento, la motivazione autonoma provoca una maggiore comprensione concettuale, una migliore qualità, produttività e stato psicofisico.

Padronanza,
cioè l’impulso a migliorare sempre di più in qualcosa che per noi è importante.
La sfida non deve essere facile ma nello stesso tempo non deve essere troppo difficile.
Deve collocarsi un po’ sopra le capacità attuali perciò sforza il corpo e la mente in modo che il proprio sforzo porti la migliore ricompensa e maggiore soddisfazione.

Scopo,
cioè il desiderio di appartenere a qualcosa di più grande di noi stessi.
Le persone lavorano in modo più efficace ed efficiente se conoscono lo scopo dell’attività che fanno. Questo contiene il valore più alto per motivarli interiormente.

Cos’altro? Oltre a questi elementi fondamentali della nuova teoria di Motivazione 3.0, nel libro troviamo i consigli da mettere in pratica. Ricordiamoci quindi di: definire i nostri obiettivi, rompere la monotonia, tenere a mente la padronanza, ricompensare nel modo giusto i nostri piccoli passi per possedere il successo.

Ricapitolandolo, come motivate i vostri collaboratori, figli, genitori, amici e anche voi stessi? Basta con il “bastone e carota”! È ora di cambiare! Portiamoci a livello 3.0!

Il CIGNO NERO, ovvero l’improbabile che governa le nostre vite

Avete mai sentito parlare del Cigno Nero?

Esiste una teoria estremamente interessante legata a questo affascinante animale : perennemente contemporanea, portatrice di spunti per riflettere su come affrontiamo la nostra vita aziendale (e perchè no, personale) su quanto siamo bravi nel redigere la nostra strategia e se davvero riusciamo a vedere e calcolare i rischi e le opportunità che ci capitano davanti, o ci cadono addosso.

A volte il caso ci si mette davanti, in genere presentandosi come un evento negativo che sconvolge i nostri piani; capita anche che sia un evento fortuito e positivo, invece, a farlo. La nostra intuizione, la capacità di osservazione, il nostro spirito acuto possono non farci trovare impreparati quando questo “Cigno Nero” si manifesta. Anzi, è possibile cogliere la portata di questo cambiamento e sfruttarlo a nostro beneficio, guardandolo come un’occasione piuttosto che un problema.



La Teoria del Cigno Nero

La Teoria del Cigno Nero è stata formulata in un saggio del 2007 da Nassim Nicholas Taleb, esperto di “scienze dell’incertezza”. Il saggio affronta in maniera estremamente pratica il forte impatto che alcuni avvenimenti rari ed imprevedibili hanno sull’uomo e sulla sua storia, e sulla tendenza tutta umana di trovare giustificazioni a posteriori di questi eventi.

L’espressione Cigno Nero viene da un tempo remoto, dal poeta latino Giovenale che la utilizzò per parlare di un fatto raro, quasi del tutto impossibile ( si parlava di fedeltà femminile ), metafora poi utilizzata nelle discussioni filosofiche dei periodi successivi, basati sulla convinzione che tutti i cigni fossero bianchi. Tutto questo fino a quando un giorno sbucò in Australia una nuova specie di cigno dal bruno piumaggio.

E qui si apre un’immensa disquisizione. Il primo limite alla nostra fragile conoscenza è proprio l’esperienza, ed il fatto che il nostro apprendimento sia basato sulla nostra limitata osservazione.
Il fatto di aver visto fino ad oggi lo stesso cigno, può autorizzarci ad affermare che non ne esistano altri? Il fatto di aver svolto esattamente le stesse azioni ogni giorno, ci autorizza a dire che questo sia il percorso migliore?

Molti filosofi si sono interrogati su questo tipo di problemi, sulla natura del ragionamento induttivo e deduttivo, sulle relazioni di causa effetto. La verità è che l’essere umano è cieco alla casualità, specie se si tratta di grandi deviazioni. Sì, perché interpretiamo qualsiasi evento imprevisto come una deviazione del nostro normale percorso quotidiano.

Non siamo programmati per i cigni neri, per cui interpretiamo secondo i nostri schemi ricorrenti gli eventi, e ci inventiamo di sana pianta una serie di meccanismi per eliminarli. Sentiamo la necessità di razionalizzare gli eventi, inventandoci dei nessi causali a posteriori che non trovano riscontro nella realtà. Il nostro cervello è portato a formulare interpretazioni, ed è per questo che nel momento in cui non riesce a spiegarsi qualcosa provvede ad “inventare” delle prove e delle giustificazioni. Il classico.. COL SENNO DI POI .

La nostra mente legge la realtà attraverso degli schemi ideali, da cui stentiamo ad uscire. Questa fiducia nella regolarità serve a noi per rassicurarci, e per avere l’illusione che tutto sia sotto controllo.



FINO A PROVA CONTRARIA

Tutto questo impianto razionalistico può essere smontato da un solo, piccolo, minuscolo , imprevisto. Un evento che nessuno si aspettava, che cambia le nostre sorti, e modifica il percorso in maniera irreversibile. Si tratta di un evento isolato, fuori dalle aspettative e dall’enorme impatto, che sconvolge le carte in tavola. Un episodio isolato che si colloca esattamente al centro tra ciò che diamo per scontato e ciò che ignoriamo completamente.

L’11 Settembre 2001 è forse il primo esempio che viene in mente a tutti. Una data basta per far emergere in ognuno di noi delle immagini. La storia è cambiata a partire da quel giorno. L’economia mondiale ha subito una deviazione, la percezione dell’altro anche. Potremmo definire un cigno nero anche l’ascesa di Trump alla Casa Bianca. Chi avrebbe previsto questo evento paradossale qualche anno fa?

Ma la storia è piena di eventi casuali che ne hanno modificato il corso, in tutti i settori. Se Henri de Toulouse Lautrec non avesse incontrato Louise Weber, detta la Goulue, oggi forse non avremmo il Can Can. Se Aron Hector Schmitz non avesse incontrato James Joyce oggi forse non avremmo Italo Svevo. Se Alexander Fleming non avesse lasciato scoperta una capsula Petri di Stafilococco oggi forse non avremmo la penicillina.

Gli eventi possono essere catastrofici o positivi, così come avere dei risvolti positivi o disastrosi. C’è una leggenda, ad esempio, intorno alla nascita della celebre fabbrica di tabacco Lucky Strike ( alla lettera “colpo fortunato”). Pare che la produzione di tabacco tostato sia partita a seguito di un incendio in fabbrica che aveva bruciacchiato la materia prima. Si decise così di lanciare il nuovo prodotto che ha poi fatto la fortuna del marchio.
Che si tratti di un mito o di un’abile operazione di marketing per creare un’aura leggendaria intorno al brand, poco importa, ma l’esempio è illuminante.



IMPARA A RICONOSCERE IL CIGNO NERO

Il filosofo David Hume affermava di non poter dimostrare con esattezza la connessione tra le cose, ma di poterla asserire soltanto per mezzo dell’immaginazione. Il punto è esattamente questo, allenarsi a guardare le alternative, ad osservare, ad intuire quelle che potrebbero essere le strade possibili. E’ inutile tentare di predire i cigni neri, ma da parte nostra possiamo tentare di arginarne gli effetti negativi sfruttandone la parte positiva, metterci nelle condizioni di gestire l’imprevisto e soprattutto intuirne la portata innovativa. La frase che tante volte ci capita di sentire (o dire) “MA IO HO SEMPRE FATTO COSI’!” non ha senso, alla luce di queste considerazioni. Occorre valutare gli eventi correttamente includendo i cigni neri, che non sono deviazioni sporadiche ma parte dei fenomeni naturali, sociali ed economici, e che anzi, ne determinano le dinamiche.