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LE 7 CARATTERISTICHE DEL SENSEMAKING: Cos’è e cosa fa

LE 7 CARATTERISTICHE DEL SENSEMAKING: Cos’è e cosa fa

Trovare il senso della realtà che ci circonda, in costante movimento. Capire qual è il valore di quello che facciamo, per noi e per gli altri. Anche questo sarà sempre più importante nel futuro, secondo gli studi dell’Institute for the Future riguardo alle future skills. Questa competenza viene chiamata “sensemaking”.

Cos’è il sensemaking?

Il sensemaking ha ricevuto più di una definizione, con sfumature diverse in base al campo di applicazione ed alle scienze di riferimento.
Viene generalmente definito come una serie di processi attuati nel tentativo di dare significato all’esperienza, adattando i dati ricevuti all’interno di una cornice che li organizza, ed allo stesso tempo modellando la stessa cornice sulla base di questi dati.

Ma se ogni individuo costruisce il senso a partire dalla propria esperienza, evidentemente la realtà non è di per sé dotata di senso intrinseco, ma il suo significato cambia in base a chi la osserva ed è quindi socialmente costruita.

Nell’ambito delle organizzazioni, la definizione di sensemaking viene rivisitata da parte di Weick, che focalizza l’attenzione sulla collettività della costruzione di senso all’interno delle strutture organizzative. Questo processo collaborativo crea una consapevolezza ed una comprensione comune, a partire dalle diverse visioni personali.

Sono 7 le caratteristiche del sensemaking secondo Weick:

1. È fondato sulla costruzione della propria identità in relazione con gli altri, sulla visione coerente e positiva di sé;

2. È retrospettivo, poiché comprendiamo il vero senso delle cose solo a posteriori, mentre a priori possiamo semplicemente fare delle ipotesi;

3. Attraverso l’interazione si costruiscono ambienti dotati di senso, che vengono modificati via via;

4. È un processo sociale, in quanto il senso viene costruito mettendo insieme esperienze comuni; non tanto dalla condivisione dei significati quindi, quanto dell’esperienza;

5. È continuativo, non si interrompe neppure con l’interruzione delle esperienze. Ogni fenomeno favorisce emozioni, che contribuiscono alla creazione di senso;

6. Si costruisce su e da informazioni selezionate, che variano in base ai diversi contesti di riferimento; è il contesto che contribuisce a far comprendere di volta in volta quali siano le informazioni rilevanti;

7. È guidato dalla plausibilità piuttosto che dall’accuratezza, ovvero si rivolge al quadro completo e non tanto ai particolari.

Ma come arrivare concretamente ad una visione comune in capo alle organizzazioni? Come tenere insieme tanti diversi individui “auto-organizzati”?

Sono le prime linee aziendali a dover fornire delle indicazioni, delle mappe mentali a cui attingere per evitare discrepanze tra i diversi individui all’interno delle organizzazioni. Allo stesso tempo bisogna permettere però un certo grado di autonomia ad ogni singolo, evitando costrizioni e connessioni troppo rigide. In questo modo, facendo della capacità di adattamento e della flessibilità un must, si lascia spazio all’autodeterminazione, alla creatività ed all’innovazione.

Ricapitoliamo:
“Sensemaking” significa costruire il senso della realtà a partire dalle esperienze. Weick definisce questo fenomeno come un processo sociale, continuativo e retrospettivo, fondato su informazioni selezionate e sul principio della plausibilità, che miri alla costruzione dell’identità del singolo ed di ambienti dotati di senso.
Nelle organizzazioni, le direzioni sulla costruzione di senso devono provenire dall’alto, per fornire delle linee comuni all’intera struttura, ma allo stesso tempo è necessario un certo grado di autonomia e flessibilità degli individui, per permettere la realizzazione e la creatività del singolo, così come l’innovazione.

Se anche tu vuoi saperne di più sul sensemaking e sulle skills del futuro e se come noi credi nel life-long learning, rimani aggiornato sulle nostre iniziative seguendoci sui social!

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