FUTURE SKILLS – competenze che fanno la differenza

Future skills

In linea con il seminario europeo del Cedefop (European Centre for the Development of Vocational Training) “Policies for matching better skills in better jobs”, che si è tenuto a Bruxelles il 23 Giugno 2016, vogliamo condividere con voi alcuni dati interessanti, sulle competenze nel mondo del lavoro in Europa.

I dati analizzati dal Centro mostrano una tendenza comune negli Stati membri della Comunità Europea: skills richieste per i posti di lavoro vacanti e quelle possedute dai candidati non trovano una corrispondenza. Questo intacca non solo le performance aziendali, ma anche la soddisfazione personale degli assunti. Una conseguenza cruciale è l’aumento parallelo del tasso di disoccupazione e delle posizioni lavorative aperte, e quindi un grande danno economico per l’intera Comunità.

Questa mancanza di allineamento può essere causata da diversi fattori: la sotto-qualificazione dei candidati, e la mancanza di attrattiva del lavoro disponibile e quindi di motivazione a candidarsi. In entrambi i casi, influisce molto anche il fattore geografico, per cui tenere in considerazione la mobilità del personale può risolvere il problema. Ad aumentare il divario contribuisce poi la crisi economica, che ha portato a lunghi periodi di disoccupazione, rendendo quindi obsolete le competenze di alcune figure, che precedentemente avrebbero potuto essere adeguate a determinati incarichi. In particolare, le posizioni che vengono occupate con maggiore difficoltà si trovano nei settori sanitari, nell’ITC, nell’ingegneria e nell’insegnamento. Altra conseguenza di lunghi periodi di disoccupazione è la rassegnazione ad accettare lavori che richiedono competenze inferiori a quelle possedute e quindi poco valorizzanti.

Per affrontare questo divario, sono diverse le iniziative da integrare. Innanzitutto una rivisitazione del sistema educativo e formativo, in un’ottica orientata all’impiegabilità e al life-long learning; aumentare la mobilità europea, per migliorare la disponibilità di personale competente tra le diverse aree geografiche; analizzare e cercare di anticipare le skills necessarie nel mondo del lavoro, attività in cui la partecipazione attiva delle autorità diventa fondamentale.

Su quest’ultimo punto pensiamo sia utile dare una visione d’insieme sul quadro di riferimento e sulle competenze che risultano essere quelle emergenti nel prossimo futuro, secondo uno studio effettuato dall’Institute for the Future per lo University of Phoenix Research Institute.

La necessità di nuove skills nasce da alcuni fattori scatenanti:
1) ESTREMA LONGEVITÀ: si allunga anche la durata dell’età lavorativa e si scatena quindi la necessità di una formazione prolungata del tempo;
2) CRESCITA DI MACCHINE E SISTEMI INTELLIGENTI: in molte attività le macchine potranno sostituire o almeno affiancare l’uomo per un aumento dell’efficienza;
3) MONDO COMPUTAZIONALE: l’aumento della quantità di dati a cui siamo sottoposti renderà essenziale imparare a selezionarli ed utilizzarli con criterio;
4) NUOVI MEDIA: si sta imponendo la necessità di trasformare il modo di comunicare;
5) ORGANIZZAZIONI SOVRASTRUTTURATE: tecnologia e media stanno modificando il modo in cui creiamo valore, permettendo di andare oltre i vecchi confini aziendali;
6) MONDO INTERCONNESSO: con la globalizzazione aumenta la tendenza all’esternalizzazione.

Per il successo delle nuove generazioni di lavoratori, in questo ambiente sempre più tecnologico ed automatizzato, si rendono essenziali alcune nuove skills, che permettano di gestire le nuove macchine, ma che allo stesso tempo esaltino delle abilità di pensiero tipicamente umane ed ancora insostituibili:

SENSE-MAKING: sviluppare competenze di pensiero critico che vadano oltre le possibilità di codifica e decodifica delle macchine; intuizioni profonde, essenziali per il decision-making;

SOCIAL INTELLIGENCE: capacità di interagire con gli altri, comprendere e stimolare le reazioni altrui, creando delle relazioni;

PENSIERO CREATIVO ED ADATTIVO: trovare soluzioni che vadano oltre i limiti del tradizionale e saper rispondere in modo adeguato a diverse situazioni, anche inaspettate;

COMPETENZA CROSS-CULTURALE: l’ambiente lavorativo diventa sempre più variegato, non solo dal punto di vista etnico, ma anche di età, competenze e mentalità, per cui cresce la necessità di saper interagire con la diversità, trovando dei punti di connessione reciproca;

PENSIERO COMPUTAZIONALE: saper trasformare le grandi quantità di dati a cui siamo sottoposti in concetti astratti, e trarne dei ragionamenti. Diventa necessario anche capire i limiti di questa tipologia di pensiero, rimanendo capaci di agire anche in assenza di questi dati;

CONOSCENZA DEI NUOVI MEDIA: imparare a sfruttarli, analizzare i contenuti in maniera critica e crearne di personali, per una comunicazione persuasiva. Essenziale sarà la capacità di lettura e creazione dei contenuti visivi e la confidenza con i termini tipici del settore;

TRANSDISCIPLINARIETÀ: si passa dalla tendenza alla specializzazione, alla necessità di affiancare ad essa più competenze trasversali in diversi settori;

DESIGN MINDSET: è stato dimostrato che l’ambiente che ci circonda influenza il nostro modo di pensare. Bisognerà imparare a capire che tipo di disposizione mentale è necessaria ad un determinato compito e adattare di conseguenza l’ambiente intorno a noi;

GESTIONE DEL CARICO INFORMATIVO: imparare a distinguere, tra l‘enorme quantità di informazioni a cui siamo sottoposti, quali siano veramente importanti e a concentrarsi esclusivamente su di esse;

COLLABORAZIONE VIRTUALE: l’ambiente lavorativo fisico non è più strettamente vincolante, per cui bisogna imparare a gestire efficacemente la distanza fisica e gli strumenti che permettono il contatto e il lavoro in un team virtuale.

L’Europa sta quindi percorrendo un periodo di disallineamento tra skills richieste e skills offerte. Questo momento è però superabile, con una collaborazione tra autorità, aziende e scuole/università, ed una buona dose di lungimiranza, con cui prevedere i cambiamenti che il futuro potrebbe portare e le necessità da soddisfare. Dagli studi effettuati, il lavoratore del futuro dovrà sviluppare buone competenze tecnologiche per imparare lavorare con le nuove macchine e i nuovi media, e a gestire la grande quantità di dati da cui siamo sopraffatti. Allo stesso tempo però diventerà essenziale sviluppare ciò che le macchine non riescono a fare, ovvero dobbiamo curare gli aspetti umani, il pensiero critico e creativo, la capacità di interazione e la multidisciplinarietà.

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