Ispirazione : la aspetto o la vado a cercare?

Essere ispirati conta, e anche tanto! Ma non solo nel mondo dell’arte. L’ispirazione genera idee innovative, e il mercato oggi ha fame di questo.

La prima cosa che ci viene in mente pensando all’ispirazione è sicuramente una sorta di momento magico che arriva all’improvviso, un flash che sconvolge la giornata e attiva un flusso creativo impetuoso. Siamo abituati ad “aspettarla”, complice anche la tradizionale visione dell’artista che abbiamo in testa. E quante volte abbiamo sentito parlare della crisi dello scrittore, l’ansia da pagina bianca, in cui l’autore non può far altro che sperare arrivi quell’insight che porterà alla creazione del suo capolavoro. Ma è sul serio così?

Si tratta veramente di un dono che arriva all’improvviso ad un fortunato genio prescelto, che non deve far altro che sedersi e aspettare questo momento? Oppure si tratta di un percorso costruito con studio, dedizione, tanti tentativi e soprattutto errori, che culmina nel kairos della creazione?

Sull’origine dell’ispirazione c’è un dibattito aperto dai tempi più remoti, ed è interessante partire dal passato per arrivare poi a riflettere sulla natura dell’ispirazione oggi, non solo legata al processo artistico, ma anche e soprattutto alle dinamiche aziendali che inevitabilmente hanno a che fare con creatività ed innovazione. La portata delle intuizioni più geniali si riflette sul mercato; pensate alle startup che nascono ogni anno da una semplice e unica idea, o agli sviluppi delle nuove tecnologie. E’ quindi utile capire come possiamo diventare più ricettivi nei confronti di questi momenti di “illuminazione”.

Cosa genera il Furor artistico? Cosa viene prima dell’opera?

L’argomento è stato oggetto di discussione filosofica fin dai tempi di Platone e Aristotele, in cui due tesi diametralmente opposte sono al centro del dibattito. La prima concepisce l’ispirazione come un qualcosa di soprannaturale, che proviene dall’esterno, un rapimento divino che permette all’artista di riprodurre l’esatto contenuto della sua visione nell’opera, senza la necessità di avere capacità artistiche. La seconda vede invece l’arte come una capacità che l’uomo sviluppa solo con sacrificio, studi profondi e conoscenze nei più vasti campi del sapere (non solo artistico, quindi).

Proprio questa seconda tesi è alla base della riorganizzazione delle arti nel Rinascimento, in cui la suddivisione tra le attività intellettuali e quelle manuali viene superata, ridonando dignità sociale a queste ultime. L’arte è un mezzo di conoscenza del mondo, e come tale può essere razionalizzato, insegnato e verificato; da qui la nascita delle prime Accademie. Certo, questo cambiamento metterà non poco in crisi gli artisti, logorati dalla dualità tra il furor e il tentativo di razionalizzare le regole artistiche (Michelangelo sarà tra i più tormentati).

Ci penseranno gli intellettuali Seicenteschi a ri-separare scienza e arte, poiché pittura, scultura, poesia, non essendo sottoposte a criteri oggettivi e di esattezza, verranno relegate alla sfera della soggettività, della fantasia, del sentimento e dell’emozione. La sensibilità come residuo del pensiero razionale, idea alla base di tutta la cultura occidentale (motivo per cui artisti e creativi non se la passano proprio benissimo ancora oggi).

E così tutti i filosofi si sono via via cimentati nel tentativo di interpretare quel momento da cui parte la creazione artistica. Per Freud la creatività è una risposta positiva ad un desiderio (o trauma) inconscio legato all’infanzia. Un processo di riconversione di energia che porta a quello che il padre della psicanalisi definisce “Principio di Realtà”, ovvero la consapevolezza che bisogna venire a patti con i problemi e attivarsi per trovare la via d’uscita migliore. Silvano Arieti affermava che il sognatore, lo schizofrenico e il creativo condividono l’accesso facilitato alla sfera primaria, ma mentre lo schizofrenico ci rimane intrappolato, il sognatore perde le suggestioni notturne all’alba, il creativo invece riesce a selezionare e adattare i materiali a disposizione innescando il pensiero logico, quella che arriva poi a definire la magia della sintesi creativa. Questa richiede una dose superiore di ricettività passiva, ma anche una grande consapevolezza e intenzionalità.

Si può dire quasi che l’intuizione creativa è il mezzo con cui l’artista coglie nel proprio interno ciò che ha bisogno di manifestare all’esterno, e viene alimentata dalla sua capacità di ragionare fuori dagli schemi, di ripensare i rapporti che regolano la società, impossibile da fare seguendo la rigidità del pensiero razionale.

Alcuni modelli supportano invece la tesi che sostiene l’alternanza del pensiero logico a quello creativo/analogico, partendo dalla raccolta di dati e materiale, procedendo per prove ed errori e giungendo infine all’insight.

Se non possiamo ancora dire con esattezza cosa faccia scattare la genialità, possiamo però constatare innanzitutto che l’ispirazione genera ispirazione, in maniera trasversale tra i più disparati settori. Una canzone può ispirare un quadro, un quadro può ispirare un film, un artista può ispirare una linea di prodotti, come è successo per l’ultima collezione di occhiali Persol, “Calligrapher Edition” ispirati alla calligrafia e firmati dall’artista Paul An-tonio Scribe. E’ successo in passato per le arti, succede oggi con i settori più diversi che si contaminano tra loro.

Ma cosa fare quando invece siamo a corto di ispirazione e ci sentiamo bloccati?

Basta aspettare l’ispirazione! (e attenti a leggerla con la giusta intonazione.)

L’unica certezza è che aspettare seduti sul divano di casa non porterà a molte idee geniali. C’è chi consiglia di uscire a fare lunghe passeggiate, di leggere, di andare al cinema, di guardare il lavoro degli altri, di entrare in un museo, insomma attivare i neuroni anche con qualcosa che non c’entri nulla con il nostro lavoro. Per chi poi ha fatto della propria creatività un mestiere “aspettare” l’ispirazione è un lusso che non ci si può proprio permettere.

Ci sono perfino degli strumenti a disposizione sul web, come ad esempio Mindtools, che aiuta a sviluppare la propria creatività tecnica, prima analizzando quanto sei creativo, e poi creando un percorso personalizzato che ti guiderà, aiutandoti a pensare fuori dagli schemi.

L’essenziale è cominciare. A piccoli passi, sbagliando, cambiando rotta nel bel mezzo del lavoro, ma PARTIRE. Un piccolo cambiamento nelle nostre azioni porta ad un conseguente cambiamento anche nel nostro pensiero. Se aspetti di sentirti pronto, non uscirai mai fuori dal tuo rassicurante salotto. Dare forma ad un’idea, creare, innovare permettono di confrontarsi con il mondo esterno, ed è da lì che arrivano le migliori intuizioni. E’ necessario interagire con l’ambiente che ci circonda, sviluppare la capacità di intercettare bisogni e fornire soluzioni, ragionando in maniera creativa.
A questo si aggiunge una buona dose di costanza, energia e motivazione, che nascono da dentro. L’ispirazione, inoltre, è strettamente legata all’intelligenza emozionale, alla capacità di lasciarsi coinvolgere entrando in risonanza con le persone che incontriamo, quella capacità empatica di sentire l’altro.

Dall’idea alle soluzioni.

Altra capacità da sviluppare è quella di pensare per immagini e visualizzare strutture complesse, e non stiamo parlando solo di arti figurative. Quello che le aziende chiamano Envisioning non è altro che un processo di trasmissione di visioni, principi e valori e la loro interiorizzazione per creare una cultura allineata con il brand (esso stesso non è altro che un’immagine nella mente delle persone). Lo sviluppo personale permette di alimentare questa capacità, e la possibilità di immaginare soluzioni innovative.

Spendete 16 minuti del vostro tempo per ascoltare il discorso di Navi Radjou, che ha impiegato anni a studiare quelle che lui chiama “Jugaad”, ovvero le Innovazioni Frugali. Tantissimi gli esempi riportati nel video, tutte idee geniali e semplicissime, nate in un’estrema povertà di risorse in paesi in via di sviluppo, perchè “nel momento in cui le risorse scarseggiano, devi guardare dentro di te per raggiungere la risorsa più abbondante, l’ingegno umano.” Le Innovazioni Frugali adesso sono diventate un trend anche nel Nord del mondo, in quei Paesi che invece le loro risorse le stanno esaurendo. Queste startup semplici, utili, e dai costi limitati stanno guidando l’innovazione anche in Occidente, partendo da un bisogno e fornendo una soluzione adeguata. L’ispirazione arriva ancora una volta dal confronto con il mondo esterno, con le sue esigenze imminenti. Al termine del video Navi Radjou dà i suoi consigli per applicare le innovazioni frugali:

1. KEEP IT SIMPLE. Fatela semplice. Non create soluzioni per impressionare i clienti, ma che siano invece semplici da usare e accessibili.
2. Non inventate di nuovo la ruota. Approfittate delle risorse esistenti e fate in modo che siano disponibili. O cominciare a guardarle in modo diverso.
3. Pensate e agite orizzontalmente, se volete essere agili e avere una grande varietà di clienti.

E’ vero infatti che sempre più big companies cercano all’interno delle piccole startup dei partner per includere nel proprio business e nella propria cultura aziendale soluzioni innovative. E’ il caso di Johnson & Johnson e Hax per lo sviluppo di gadget e dispositivi per la cura della salute e la sicurezza dei più piccoli, o di Unilever e Dollar Shave Club che hanno sviluppato un modello di e-commerce per prodotti da barba basato sul modello in abbonamento .

Una società che cambia è anche un mercato che cambia. L’attitudine all’apprendimento costante, la dinamicità dei rapporti, i rapidi cambiamenti a cui bisogna adattarsi e la dimensione sempre più umana del marketing diventano valori fondamentali a cui un’azienda deve ispirarsi. La cultura delle startup ha dato vita ad un nuovo mercato, a cui le grandi sono sempre più interessate proprio per la loro portata innovativa e al passo con i tempi.

Vogliamo chiudere in maniera pratica, facendo due chiacchiere con Domenico Colucci, uno dei fondatori di NEXTOME, giovanissima startup tutta pugliese, che ha ideato una tecnologia per la navigazione indoor, portando a casa premi e riconoscimenti internazionali.

Cosa è NEXTOME?
L’idea alla base di Nextome è molto semplice, basta pensare al navigatore satellitare, ad esempio Google Maps, con l’unica differenza che la nostra tecnologia riesce a funzionare anche all’interno di grandi spazi chiusi, come musei, gallerie commerciali e spazi fieristici, dove il segnale GPS utilizzato dal navigatore satellitare non è presente. La necessità di una tecnologia di Indoor Navigation nasce per la grande complessità di questi ambienti. Sapere con precisione in quale zona dell’aeroporto mi trovo, oppure trovare un determinato prodotto all’interno di un grande store è il problema che Nextome risolve, annullando il senso di smarrimento e permettendo di offrire servizi centrati sulla posizione, quali la presentazione dei punti di interesse più vicini, la definizione di percorsi per raggiungere un particolare punto della struttura o permettere l’acquisto di contenuti extra o prodotti durante la visita.

Com’è nata l’idea di Nextome?
L’idea di Nextome nasce all’interno di un grande mall di Milano. Io e il mio collega Vincenzo (ora socio e presidente di Nextome) eravamo alla ricerca di… un bagno. Un navigatore per orientarsi in grandi spazi chiusi era quello che mancava. Senza questo “momento magico” Nextome non sarebbe mai esistita. Ma è anche vero che senza studio, passione e dedizione tutti gli sforzi sono praticamente nulli.

Quanto conta la capacità di essere ricettivi per definire il futuro di un’impresa?
Penso sia l’ingrediente più importante, i più grandi visionari sono coloro che hanno la capacità di guardare oltre le barriere, anche per fare impresa funziona nella stessa maniera. Le tecnologie più dirompenti (detta all’americana disruptive) sono frutto di menti che sanno cogliere le esigenze della comunità, prima ancora che si siano esplicitamente manifestate. In questo le nuove tecnologie sono un grande alleato, basti pensare ad Internet: con un normalissimo pc ho accesso ad una rete enorme di persone e informazioni, prima fonte di ispirazione.

I tuoi consigli per trovare ispirazione oggi?
Sicuramente di rompere gli schemi, guardare oltre, e fare ricorso alla propria immaginazione. Per rinforzare la mia tesi, cito la famosissima frase di H. Ford: “Se avessi chiesto alla gente cosa voleva, mi avrebbero detto cavalli più veloci.”

Bene, arriviamo alla conclusione. Perchè vi aspettate una conclusione, vero?
Invece no, preferiamo lasciare la discussione aperta.

ANZI, ci piacerebbe sapere cosa ne pensate sull’argomento e cosa fate per trovare ispirazione, e magari se leggendo questo articolo vi è venuta qualche idea geniale 🙂

Immagine di copertina: Designed by jannoon028 / Freepik

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