Quando l’arte sposa il marketing

Il marketing non è solo strategia e numeri, questo deve essere chiaro a tutti. La strategia senza la creatività serve a ben poco, servono armonia ed equilibrio tra due sfere che funzionano solamente se si incastrano perfettamente.

Riflettendo su questo ci siamo resi conto che quelli che apparentemente sembrano due poli opposti, il marketing ed il mondo dell’arte, vivono da sempre di una simbiosi reciproca. La storia è piena di contaminazioni tra il mondo dell’estro e del genio sregolato e il mondo degli affari, ma è interessante oggi riflettere su come questi episodi siano contemporanei, e in che modo trarne ispirazione per le nostre attività.


Che succede quando l’arte sposa il marketing?

Sarebbe utile riflettere sul peso che ha la creatività all’interno di una strategia di marketing, sull’importanza del visual di qualità, sull’originalità del messaggio e quali e quanti sono i vantaggi dell’affidare il proprio brand ad un creativo.

Possiamo dire che tra i primi a sperimentare tutto questo c’è sicuramente l’azienda Campari, avvenieristica per le scelte ardite ma pienamente ricompensate. I Futuristi furono tra i primi a comprendere quanto il sodalizio tra arte e mondo industriale potesse essere rivoluzionario e produttivo, cominciando a devolvere la loro creatività ad aziende che ben accoglievano le loro idee innovative.

Fortunato Depero cominciò a collaborare costantemente con Davide Campari negli anni ’20 e ’30, realizzando i celebri bozzetti per le pubblicità dei suoi prodotti. Nel 1932 venne richiesto all’artista di ideare la bottiglia per il primo aperitivo monodose, che poi prese il nome di Campari Soda. L’inconfondibile bottiglietta conica a forma di calice rovesciato, comparsa già in alcuni dei suoi manifesti, ottenne immediatamente successo, diventando poi nel tempo una vera e propria icona del design e dell’aperitivo italiano. La bottiglietta rappresenta un momento di rottura nell’industria italiana e nelle convenzioni pubblicitarie del tempo, privata dell’etichetta per dare risalto al rosso intenso della bevanda e alla texture del vetro che ricorda la buccia d’arancia.

Depero curò la comunicazione dell’azienda milanese a 360°, rendendola celebre ed immediatamente riconoscibile, con il suo personalissimo stile ed un pizzico di ironia.

Se vogliamo emergere dalla massa dobbiamo avere anche il coraggio di rischiare, no?


Quando il graphic design divenne arte

Proprio lo stesso Depero lanciò nel 1931 il famoso Numero Unico Futurista, stampato in collaborazione con la ditta Campari, del Manifesto dell’arte futurista della pubblicità dove si legge: “Esaltando con il genio i nostri prodotti, le nostre imprese, cioè i fattori primi della nostra vita, non facciamo che dell’arte purissima e verissima”.

La grafica però non è sempre stata considerata una vera e propria forma d’arte. Inizialmente il termine utilizzato era Commercial Artist, ad indicare in maniera spietata l’artista che si “vendeva” al mercato (in Italia ancora peggio, il termine era CARTELLONISTA).

Tutto cambia dopo il primo conflitto mondiale, periodo in cui le industrie investono soldi ed energie nel visual, intuendone l’importanza per il nascente marketing.
Negli anni ’20 compare il termine GRAPHIC DESIGNER, insieme alla presa di coscienza che non si tratti di un arte minore, ma “solo” di una diversa forma di arte.


Brand identity e Graphic design, la lezione di Bob Noorda

Forse non tutti conoscono Bob Noorda, nato ad Amsterdam e poi trasferitosi a Milano negli anni ’50. Tutti però ci imbattiamo quotidianamente nel frutto del suo lavoro di designer, veri e propri simboli del contemporaneo, ormai. Estremamente attento all’equilibrio tra forma e funzione, Noorda è riuscito a creare dei marchi che tutt’oggi sono impressi nella nostra mente e nel nostro immaginario, trovando delle soluzioni formali dalla spiccata personalità ed estetica. A lui si deve il il marchio e l’immagine coordinata Feltrinelli, il logo Mondadori, quello del Touring Club, l’immagine coordinata Coop, e potremmo continuare ancora.

Ed è sempre il suo genio che si nasconde dietro la famosa M della metropolitana di Milano, semplice, lineare, di impatto. Nel 1964 gli venne richiesto di progettarne il logo e la segnaletica di questi ambienti in cemento e privi di qualunque indicazione. Ne studiò i flussi dei passeggeri, gli accessi, la funzionalità, arrivando all’ideazione di una segnaletica rivoluzionaria che verrà poi ripresa nella metro di New York e San Paolo. Noorda introdusse una novità apparentemente banale: le fasce di colore continue in cui ogni 5 metri veniva ripetuto il nome della stazione, per permettere a chi è sul treno in movimento di capire in che stazione è arrivato. Ne progettò anche il carattere da utilizzare, ispirandosi all’Helvetica.


D’Annunzio, primo influencer della storia

Sapevate invece che il vate abruzzese ha all’attivo una vastissima produzione pubblicitaria?
Nel primo dopoguerra Gabriele D’Annunzio divenne simbolo di una vita elegante e lussuosa e fu attivo testimonial pubblicitario di aziende di ogni genere, oltre che (OVVIAMENTE) di se stesso.

Dietro sostanziosi pagamenti il letterato contribuì alla fortuna di molte imprese industriali e commerciali, ideando slogan e promuovendone i prodotti. Fu lui a coniare il nome RINASCENTE alla riapertura dei grandi magazzini distrutti da un incendio, o SAIWA per i celebri biscotti salati di cui pare andasse matto. Esiste una lettera spedita dal Vittoriale , dove ancora oggi se ne conservano le scatole VUOTE, direttamente all’azienda (anche questa molto probabilmente assai ben retribuita) dove D’Annunzio scrive “Da gran tempo, nelle brevi tregue del mio lavoro, io mi nutro di cinque o sei delle vostre gallette salate e d’un bicchiere d’acqua freddissima. Se chiudo gli occhi […] mi sembra di rimangiare […] il pan biscotto della mia adolescenza […]


Un pò quello che oggi succede sui Social..

L’obiettivo quindi è ricercare l’equilibrio e la giusta armonia tra questi due mondi apparentemente lontani, impiegare le stesse energie nella strategia e nella sfera creativa e non considerare come prioritari solo numeri e statistiche. E’ necessario trovare il giusto incastro per andare OLTRE nel vostro marketing, e per fare questo avete bisogno di persone e menti che siano in grado di condurvi in questi territori inesplorati.

Gli artisti VERI sono una risorsa importantissima in questo, quindi… NON TEMETE!
Sperimentate, sbagliate, ricominciate e cercate la vostra strada, in equilibrio tra arte e marketing. Qualcuno prima di voi ha già cominciato 😉

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