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DATI A VALANGHE: GESTIRE IL CARICO INFORMATIVO

DATI A VALANGHE: GESTIRE IL CARICO INFORMATIVO

Quante volte ci sentiamo sopraffatti dalla quantità di notizie, informazioni e dati che ogni giorno ci assalgono! Questo accade perché il nostro cervello ha una capacità di elaborazione limitata, per cui, quando il carico informativo eccede questa capacità, le nostre prestazioni ne risentono.

Probabilmente avrete notato che nel momento di memorizzare o scrivere un numero di telefono, generalmente lo suddividiamo in piccoli blocchi di cifre. Questo processo viene attuato inconsciamente dalla nostra mente, per sottoporrsi ad uno sforzo minore. Il nostro cervello, infatti, riesce ad elaborare in maniera più facile dei frammenti di entità minore, per cui solitamente tendiamo a dividere i numeri di telefono in quattro parti, ciascuna da due o tre cifre al massimo.

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PENSIERO CREATIVO E PROBLEM SOLVING: La ricetta per il successo

PENSIERO CREATIVO E PROBLEM SOLVING: La ricetta per il successo

Ormai lo sappiamo: “distinguersi” al giorno d’oggi è la parola chiave.
Che si parli di abbigliamento, acconciature, prodotti, progetti…

Ma come ci si distingue dalla massa informe in cui siamo travolti, soprattutto quando pensiamo al nostro business? Come risaltare agli occhi dei clienti, rispetto ai nostri competitors?

CREATIVITÀ! Il Pensiero creativo è una delle skills che l’Institute for the Future ha individuato come essenziali per il futuro. Sappiamo bene che non possiamo essere tutti dei creativi, che qualcuno nel corso della sua vita sviluppa più di altri il pensiero laterale, e che emisfero destro e sinistro del cervello possono non andare di pari passo.

Ma possedere e usare il pensiero creativo non significa diventare degli artisti, dei geni o dei pazzoidi. Significa semplicemente trovare soluzioni alternative, affrontare il mondo del lavoro in maniera innovativa, risolvere dei problemi ancora prima che si presentino e soprattutto prima degli altri.

Jeff Shore, esperto di vendite, autore e consulente di fama mondiale, in un articolo apparso due settimane fa su entrepreneur.com, fa un esempio molto esplicativo: la vendita anticipata di pacchetti per il proprio funerale. Argomento ostico non trovate? Come riuscire a venderli, dal momento che nella maggior parte dei casi non si vuole nemmeno pensare a cose del genere? Bisogna trovare soluzioni creative. Andare a stuzzicare delle corde nascoste e molto delicate. Chi è in grado di vendere un prodotto del genere avrà sicuramente trovato una strategia di vendita innovativa e vincente! Voi sareste in grado di farlo?

Per potenziare il nostro pensiero creativo dobbiamo innanzitutto ricordarci che tutti hanno questa capacità nascosta, dobbiamo solamente allenarla! E allora, concedetevi delle pause creative e:

– Concentratevi su di un progetto e pensate a tutte le idee che vi vengono in mente sull’argomento, senza un ordine, senza rifletterci troppo, per raccogliere più spunti possibili;

– Scrivete le vostre idee, non lasciatele svanire, non rischiate di dimenticarle, perché potrebbero essere idee vincenti;

– Riflettete su qualcosa che avete imparato di nuovo o che dovreste imparare: potrebbe tornare utile per il vostro progetto. Imparate anche dagli altri: assorbite quello che fanno di buono e miglioratevi;

– Prendetevi il tempo di cui avete bisogno: la fretta non è vostra amica;

– Fate in modo che il vostro spazio di lavoro trasmetta creatività e sia quindi stimolante: l’ambiente circostante influenza il pensiero. Prendetevi anche qualche minuto all’aria aperta, una passeggiata stimolerà la vostra creatività;

– Fate le correzioni in un secondo momento, aspettate a modificare il vostro lavoro.

Come vedete, esercitare il proprio pensiero creativo è un’attività semplice, che non richiede troppo impegno. I benefici che potrete trarre da questi piccoli esercizi possono veramente aiutare le vostre attività. Se iniziate a prendervi delle pause creative e a fare del brainstorming, a riflettere su delle aree di miglioramento, a prendervi il vostro tempo senza fretta e senza badare subito alle correzioni, a sistemare i vostri spazi di lavoro in maniera creativa, vedrete la vostra creatività venire fuori.

Se volete condividere con noi i vostri “esercizi creativi” e volete rimanere aggiornati sulle skills del futuro e sulle nostre iniziative, non perdete di vista i nostri canali social e la nostra newsletter!

COMPUTATIONAL THINKING

PENSIERO COMPUTAZIONALE – Pensare come un PC?

PENSIERO COMPUTAZIONALE – Pensare come un PC?

– Pensiero Computazionale.
– Pensiero e computer.
– Perché, un computer può pensare?
– No, ma gli uomini possono imparare dai computer qualcosa sul pensiero!

Accostando queste due parole si racchiude la sintesi del modo in cui l’uomo moderno deve ormai muoversi: in perfetta sintonia tra abilità umane e tecnologiche, così come le future skills proclamano.

MA: non c’è ancora una definizione universalmente accettata di “pensiero computazionale”.

Nel 2006 Jeannette M. Wing usa il termine “Computational Thinking” per indicare un modello mentale influenzato dall’informatica e volto al problem solving, in cui un ESECUTORE (uomo o macchina) attua delle PROCEDURE sistematiche, in un CONTESTO definito, per raggiungere degli OBIETTIVI specifici.

Se l’informatica è la scienza di ciò che può essere informatizzato e di come informatizzarlo, il pensiero computazionale non è però un’abilità tipica esclusivamente degli informatici. Esso permette di risolvere problemi, disegnare sistemi e comprendere i comportamenti umani nella quotidianità, in maniera alternativa, tramite dei concetti fondamentali dell’informatica.

Alcuni esempi?

Riformulare i problemi, trasformandoli in problemi che sappiamo risolvere, tramite meccanismi di riduzione, trasformazione o simulazione. Pensate al gioco di ruolo. Cosa si fa, in fondo, se non simulare una situazione, per imparare qualcosa che altrimenti non riusciremmo a comprendere altrettanto efficacemente?

Organizzare i dati del problema in maniera logica. Dare un ordine ai dati aiuta ad arrivare alla soluzione, per questo nelle lezioni di matematica si insegna ai bambini ad estrapolare i dati dei problemi e a scriverli in colonna, uno sotto all’altro, per averne una visione lineare.

Riconoscere i vantaggi e gli svantaggi dell’uso di pseudonimi o di assegnare più nomi ad una stessa cosa. Questo potrebbe essere il caso ad esempio dei cosiddetti iperonimi: pensate se non esistesse la parola “albero” ed ogni specie dovesse essere chiamata solo con il suo nome. Forse un agronomo, un giardiniere o uno studioso si troverebbe a proprio agio, ma le persone comuni? Le persone comuni preferiscono chiamarli tutti “alberi”.

Usare l’astrazione e la scomposizione per affrontare un compito impegnativo o per progettare un sistema complesso. Il corpo umano ad esempio è un sistema complesso ed ogni volta che abbiamo un problema il nostro medico non tenta di controllare il corpo nel suo insieme, ma analizza una o specifica parte del corpo: in un certo senso lo scompone e tiene conto solo dei suoi diversi componenti.

Essere consapevoli che non è necessario comprenderne ogni dettaglio per poter fronteggiare un problema complesso. Vi è mai capitato di leggere un libro o vedere un film in lingua straniera? Anche questi sono dei sistemi complessi: non è necessario comprendere ogni singola parola per essere in grado di capire la trama, i personaggi e la successione degli eventi.

Pensare in termini di prevenzione, protezione e riparazione dei peggiori scenari possibili, utilizzando la ridondanza, il contenimento dei danni e la correzione degli errori. Perché quando si crea una nuova automobile si fanno dei crash-test? Per vedere come la macchina reagirà all’incidente, cosa potrebbe succedere ai passeggeri, per andare a migliorare alcuni aspetti del veicolo, aumentarne la sicurezza e prevenire dei possibili danni in caso di incidente.

Ricercare la soluzione migliore, combinando diverse risorse. Un cuoco che crea una nuova ricetta non si accontenta di un piatto mediocre, ma combina tutti gli ingredienti a sua disposizione, fino a trovare il gusto perfetto.

Aprire la possibilità di sfruttare la soluzione ad un problema in una grande gamma di occasioni, tramite la generalizzazione. Applicano questa metodologia tutti i teorici che creano ad esempio un modello, una schematizzazione. Questa solitamente non sarà valida solo in un caso, ma potrà essere rivisitata e riutilizzata in diversi contesti.

Questa modalità di pensiero deve diventare un’attitudine comune e solo quando non ci sarà più bisogno di concettualizzarlo e teorizzarlo potremo finalmente dire che il pensiero computazionale sarà effettivamente ed efficacemente entrato nella nostra quotidianità.

ATTENZIONE!

Sviluppare il pensiero computazionale non significa quindi imparare linguaggi e codici di programmazione di software e hardware, o diventare delle macchine senza personalità o creatività. Vuol dire piuttosto lasciare che dei concetti tipici informatici, di stampo generale, influenzino il modo in cui viviamo, comunichiamo, risolviamo problemi e interagiamo. Pensare programmaticamente. Ricercare l’alternativa. Accettare l’ambiguità.

Se volete approfondire questo e tanti altri temi, rimanete sintonizzati con noi: impareremo a conoscere sempre nuove tematiche. La nostra newsletter e i nostri social vi aspettano!

Industria_4.0

4 Rivoluzione Industriale _ vs Smart Manufacturing

4 RIVOLUZIONE INDUSTRIALE _ verso lo Smart Manufacturing

C’è una rivoluzione in corso: la IV Rivoluzione Industriale.

La parola “rivoluzione” porta con sé già l’idea di un cambiamento, di qualcosa che rompe con il passato. Siamo tutti consapevoli che la tecnologia è ormai entrata nelle nostre vite, ma sappiamo veramente come influisce sull’industria? È da questa domanda che vogliamo partire per capire meglio cosa sia e come stia avvenendo questa IV Rivoluzione Industriale.

La storia ne ha già viste 3, una con la macchina a vapore, una con l’elettricità e una con l’informatica, tutte accomunate da una caratteristica: l’innovazione era strettamente legata ai processi produttivi.

La 4° è diversa. Nasce con la digitalizzazione ed i sistemi intelligenti, con il cosiddetto Smart Manufacturing, ovvero l’utilizzo delle nuove tecnologie per rendere l’industria più efficiente e competitiva. Stavolta la rivoluzione coinvolge però tutti i processi aziendali, dalla logistica al marketing, all’aspetto finanziario, non solo il processo produttivo. Ed il cuore di questo cambiamento sta nell’INTERNET OF THINGS (IoT). Cioè? Cioè nella possibilità degli oggetti di connettersi alla rete e scambiare dati. Più precisamente possono scambiare dei BIG DATA, ovvero una quantità enorme di informazioni che deve essere gestita in maniera sempre nuova per non esserne sopraffatti. Questi fattori, combinati, portano allo stravolgimento dei processi aziendali, in un’ottica costo/beneficio veramente elevata. In una parola, ad un’Industria 4.0.

Il primo governo mondiale a stabilire una strategia per l’innovazione dell’industria del proprio paese è stato quello tedesco. Nel 2011 si è iniziata ad intravedere la possibilità di inserire, all’interno delle industrie, dei sistemi cyber-fisici, o CPS, ovvero delle macchine intelligenti connesse ad internet che affiancassero l’uomo nel lavoro. Successivamente a questa iniziativa, anche il governo inglese ha preso coscienza della stessa possibilità, mentre in USA, ad esempio, il processo non è in mano alle autorità, bensì ad un’organizzazione indipendente. Lo stesso vale anche per l’Italia, dove l’associazione Cluster Tecnologico Nazionale Fabbrica Intelligente, ha effettuato degli studi per mostrare l’utilità dei processi Smart. Obiettivo del Cluster è educare sulla necessità della digitalizzazione, come strada principale per la ripresa dell’industria italiana, ma il tragitto è ancora lungo ed il nostro paese è indietro rispetto agli altri, per la scarsa cultura digitale e le dimensioni delle nostre aziende.

L’applicazione primaria dello Smart Manufacturing in Italia si concentra al momento sulla Smart Execution. Sono i processi produttivi, logistici, di qualità e sicurezza, il fulcro dell’attività industriale insomma, ad essere coinvolti nella rivoluzione. Al secondo posto troviamo invece la Smart Integration, ovvero quei processi come la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, la relazione con i fornitori ed in generale tutti quei processi che riguardano funzioni accessorie alla fabbrica. Nel nostro paese manca però ancora una struttura organizzata e programmatica per lo sviluppo digitale, che permetta di attuare i principi di questa IV Rivoluzione Industriale e trasformare tutti i processi nell’ambito manifatturiero.

Rivoluzione cyber e smart quindi, nata in Germania e sviluppatasi successivamente nel resto del mondo, con IoT e Big Data come attori principali dell’innovazione di tutti i processi industriali. Dovremo aspettare ancora per vedere queste tecnologie perfettamente integrate nel nostro paese, ma dei passi in avanti sono comunque già stati fatti con la Smart Execution e la Smart Integration.

Quale sarà la prossima frontiera? Se volete scoprirlo insieme a noi, iscrivetevi alla nostra newsletter e seguiteci sui social: rimaniamo aggiornati insieme!

VISUAL THINKING – Il pensiero si fa immagine

VISUAL THINKING – Il pensiero si fa immagine

Bombardamenti continui di informazioni e dati. Estremizzazione del linguaggio verbale. Connessioni globali e perenni. Questa è la realtà in cui ci troviamo… ma qualcosa sta cambiando!

Qualcuno di voi avrà notato la crescita del numero di immagini a cui siamo sottoposti: siti internet, social media, presentazioni aziendali, ecc. sono sempre più scarni di descrizioni e più ricchi di immagini. Perché? Perché sta crescendo la consapevolezza che tutti noi abbiamo un pensiero visuale, il VISUAL THINKING: il nostro cervello può decodificare le immagini in maniera immediata, senza il bisogno di elaborazioni e spiegazioni complesse.

Secondo Howard Gardner, professore alla Harvard Graduate School of Education, l’intelligenza visuale è una delle 8 intelligenze possedute dall’essere umano e consiste nella capacità di riconoscere delle figure in uno spazio più o meno esteso.
Già Ferdinand de Saussure, fondatore della linguistica strutturale, aveva differenziato, nel suo concetto di lingua, il significante ed il significato, ovvero il segno linguistico, uditivo o grafico, con l’immagine che esso rappresenta, imprescindibile per l’utilizzo del linguaggio.
Ian Robertson individua invece l’intelligenza visiva come un “sesto senso” che tutti possiedono fin da bambini, ma che si perde crescendo e che quindi va allenato.

È il sovraccarico di informazioni che ha portato l’uomo moderno ad abbandonare l’approccio visivo, ma allo stesso tempo è proprio per questa grande quantità di dati che vengono trasmessi che bisogna essere in grado di esaminare e selezionare i messaggi. Dobbiamo quindi trovare un modo per attirare l’attenzione del nostro pubblico, per snellire i nostri messaggi e renderli memorabili.

In nostro aiuto viene quindi l’immagine, che racchiude in sé grandi significati e riesce a trasmetterli in modo istantaneo, prima ancora di riuscire consciamente a rendercene conto. Le informazioni possono essere veicolate in maniera creativa, superando le barriere linguistiche e comportamentali con un linguaggio universale, quello figurativo, che permette anche di sviluppare nuovi punti di vista e favorisce quindi il problem-solving.

Immaginate di dover riunire il vostro staff per spiegare un nuovo processo aziendale.
Cosa credete che sia più efficace, una presentazione a voce magari accompagnata da una slide di solo testo, oppure delle immagini che siano esplicative e che contengano dei semplici concetti chiave che poi saranno eventualmente ampliati?

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Ma quali sono le rappresentazioni grafiche che possiamo utilizzare all’interno del nostro business?

Qualsiasi trasposizione, sotto forma di immagine, di idee, concetti, statistiche e processi, purché sia diversa dal solito testo lungo e noioso, o almeno che lo affianchi e lo snellisca, lavorando per metafore e affinità, rendendolo più facilmente fruibile e sfruttando in maniera coerente lo spazio a disposizione, in modo che sia chiaro il percorso mentale da seguire.

Ecco alcuni esempi di rappresentazioni grafiche:

• MAPPE CONCETTUALI: da un concetto primario posizionato al centro, si diramano in tutte le direzioni quelli ad esso connessi. Possono essere utili per stilare una bozza di una presentazione aziendale, in cui si partirà da un valore o da un prodotto centrale, per poi sviluppare tutte le caratteristiche accessorie; permettono di riprodurre nero su bianco un momento di brainstorming, dando una coerenza ad una serie di idee inizialmente sconnesse;

• DIAGRAMMI DI FLUSSO: simili alle mappe concettuali, si diramano però generalmente in una sola direzione. Sono molto efficaci per descrivere i processi aziendali, la cui rappresentazione necessita di una successione temporale e logica;

• GRAFICI: danno una lettura immediata di dati e percentuali e possono quindi essere utili per la presentazione e la lettura dei bilanci aziendali, dando un immediato colpo d’occhio. Ne esistono di diversi tipi, a seconda delle necessità e della tipologia di dati da rappresentare;

• INFOGRAFICHE: sono delle immagini in cui vengono rappresentati diversi tipi di dati attraverso l’unione di tabelle, icone, grafici ecc. che vanno a creare delle grafiche accattivanti, che si discostano dalle rappresentazioni convenzionali, rendendo il messaggio più impattante e più immediato.

Se vogliamo utilizzare degli strumenti digitali invece di produrli manualmente, sfruttare dei programmi gratuiti come XMind e Visage, in particolare per grafici, diagrammi e mappe, è sicuramente utile e facilitante. Un programma molto completo è inoltre Piktochart, con molte funzioni da poter sfruttare, anche per le infografiche, così come Infogr.am. Questi, attraverso l’uso dei pittogrammi, ovvero delle immagini stilizzate e universalmente comprensibili, permettono di rappresentare dei concetti complessi in maniera molto semplice.

L’utilizzo di questi strumenti per il visual thinking trova quindi le fondamenta in principi di linguistica radicati da tempo, secondo cui non esistono pensiero e linguaggio senza immagini. Per la capacità universale di leggere le immagini in modo immediato, le rappresentazioni grafiche possono aiutare a selezionare, tra l’enorme quantità di dati a cui siamo sottoposti, solo quelli essenziali. Esistono diversi modi per riprodurre i messaggi in immagini: alcune esemplificazioni possono essere le mappe concettuali, i diagrammi di flusso, i grafici e le infografiche. Ognuna di queste permette, attraverso una schematizzazione diversa, di sintetizzare e veicolare efficacemente le informazioni necessarie ed essenziali alla comunicazione.

Ora non vi resta che mettervi in gioco e scatenare la vostra creatività ed il vostro visual thinking.
Per essere sempre informati sulle tendenze e gli strumenti più all’avanguardia, non dimenticate di iscrivervi alla nostra newsletter e seguirci sulle nostre pagine social!

WEBINAR ISTRUZIONI PER L’USO

WEBINAR ISTRUZIONI PER L’USO

Webinar, formazione online, web conference, e-learning… CHE CONFUSIONE! Sentiamo spesso questi termini, ma sappiamo davvero di cosa si tratti?
Oggi vogliamo fare chiarezza su cosa sia un webinar e come realizzarlo.

Di cosa parliamo quando diciamo “webinar”? Questo termine viene dalla fusione dei sostantivi inglesi WEB e SEMINAR; indica un evento online, accessibile live tramite una piattaforma, solo a chi è stato invitato o possiede le chiavi di accesso. Durante la sessione vengono presentati dei contenuti con l’aiuto di diversi strumenti (slide, video, note, link esterni, ecc.) e i partecipanti possono interagire con il relatore e tra loro.

Esistono diverse tipologie di webinar che si differenziano negli obiettivi, nel tipo di relazione tra i partecipanti e negli strumenti utilizzati. Esiste però una struttura di base, che consiste in questa successione di fasi:

1. ACCOGLIENZA DEI PARTECIPANTI: metterli a proprio agio e controllare che siano correttamente collegati, presentare alcune caratteristiche del webinar ed eventualmente della piattaforma, i conduttori e i relatori;

2. CICLO DINAMICO DEL WEBINAR:
alternanza di momenti di trasmissione di contenuti e momenti di interazione tra relatore e partecipanti o tra i partecipanti stessi. Questo è il cuore del webinar e dovrebbe sempre iniziare con una breve presentazione dei temi principali che saranno trattati. Può assumere forme diverse a seconda della tipologia di webinar, ma in linea generale sarebbe opportuno alternare un momento di interazione ogni 10/15 min. di trasmissione dei contenuti, o comunque al termine di ciascun punto della presentazione, per mantenere viva l’attenzione del pubblico;

3. CHIUSURA:
riepilogare i punti principali, i risultati emersi e i vantaggi per i partecipanti, e proporre una call-to-action.

Nonostante questi siano dei punti fermi per realizzare un webinar, i risultati possono essere anche molto diversi. Esistono infatti alcune tipologie di webinar che si distaccano dalla struttura più semplice, in particolar modo nella fase del ciclo dinamico.

WEB CONFERENCE:
utilizzata in particolare per la trasmissione semplice di contenuti, in cui solitamente l’intervento dei partecipanti si limita alla richiesta di chiarimenti. Non è legato alla vendita o pubblicizzazione di un prodotto, ma più al personal branding e alla volontà di stabilire la propria presenza online;

WEB TRAINING:
anche in questo caso è molto importante la trasmissione dei contenuti, ma questa volta allo scopo di insegnare qualcosa. Fondamentale qui è trasmettere credibilità, creare un legame con i partecipanti: diventa quindi importante mostrare il viso del relatore, come a simulare un’aula tradizionale;

WEB MEETING: il fulcro centrale di questa tipologia è la comunicazione reciproca e la collaborazione; la parte principale sarà quindi l’interazione tra i partecipanti, che deve essere guidata da una precedente presentazione del programma previsto e seguita da un momento di debriefing finale che riassuma i vari punti affrontati, e da una pianificazione per i momenti successivi al webinar;

PROMO WEBINAR:
utilizzato come strumento per la promozione, pubblicizzazione, vendita e mktg di un prodotto/servizio, vede il momento cruciale concentrarsi nella fase di comunicazione antecedente al webinar. Successivamente diventa fondamentale la call-to-action, con la quale, alla fine della sessione, si inviterà i partecipanti all’azione desiderata.

Ma come decidere cosa dire in un webinar e come impostarlo? Cosa fare prima e dopo?
Ci sono degli elementi che ne facilitano la creazione e la riuscita:

– ANALISI: capire anticipatamente e, perché no, mettere nero su bianco quali sono gli obiettivi che vogliamo raggiungere, qual è il nostro target e le sue caratteristiche, quali risorse e strumenti abbiamo a disposizione, entro quali tempistiche e spazi ci dobbiamo muovere;

– PROGETTAZIONE: pianificare quali aspetti andranno affrontati e trasmessi (emotivi? Comportamentali? Cognitivi?) e quale tipo di webinar andremo quindi a costruire;

– DEFINIRE I CONTENUTI: stabilire una tematica principale che sarà anche il titolo del webinar; la svilupperemo in 3-5 punti max., con relative ulteriori sottocategorie. Otterremo alla fine una scaletta, che, almeno per le prime sessioni di webinar che produciamo, sarebbe opportuno tenere vicina;

– RISORSE ONLINE: oltre alla piattaforma in cui si terrà il nostro webinar, dobbiamo creare del materiale online pre- e post-webinar – pagine informative; eventi o post sui social con i dettagli; pagina di accesso per l’eventuale registrazione e le indicazioni sui requisiti; pagina post-evento dove trovare la registrazione, eventuali offerte dedicate ai partecipanti e informazioni sulla call-to-action; mail specifiche per la conferma della partecipazione, l’accoglienza e i ringraziamenti, con eventuale materiale da scaricare;

– POST-WEBINAR: oltre alla mail di ringraziamento e all’invio del materiale, è bene raccogliere dei feedback dai partecipanti, per capire l’apprezzamento del pubblico ed eventuali aree di miglioramento. È possibile creare dei sondaggi con Google Documents o con SurveyMonkey. Prima di rendere disponibile la registrazione dell’evento, sarebbe inoltre opportuno rieditare il video, per migliorare e valorizzare i contenuti ed eventualmente poterli riutilizzare per scopi successivi.

Ma come scegliere la piattaforma giusta, tra le tante opzioni sul mercato?
Spesso si fa l’errore di scegliere solo in base a criteri di prezzo. Dobbiamo invece tenere a mente che ognuna di esse ha delle caratteristiche diverse, delle funzionalità particolari ed un numero più o meno limitato di partecipanti che possono essere ospitati.
Molto conosciuto è Skype, che permette di fare chiamate (25 persone) e videochiamate di gruppo, condividere file e schermate, il tutto gratuitamente; funzioni simili possiedono anche Google Hangouts, che supporta però un minor numero di partecipanti (10), e Spreecast, che non è tuttavia propriamente una piattaforma per webinar, ma più semplicemente per video live o registrati.
A pagamento, ma ancora facilmente accessibili sono Meetcheap e Fuze: la prima risponde bene con un numero di persone non superiore a 100, prevede la funzione di teleseminar (solo voce), e ha un prezzo di 19,97$ l’anno; la seconda invece è gratuita per seminar con 25 partecipanti max. dopo di che ha un prezzo di 8$ fino a 125 partecipanti, permette di usufruire di 12 webcam e di condividere file e schermo.
Su una fascia di prezzo più elevata, ma anche molto utilizzati sono invece GoToWebinar e WebEx. Entrambi hanno delle opzioni di prezzo e degli strumenti diversi tra cui poter scegliere, adattandosi quindi a diverse esigenze.
Queste sono alcune delle opzioni base e più economiche, ma le alternative sono innumerevoli: imparate a capire quali sono le vostre esigenze, la portata dei vostri webinar e gli strumenti di cui avete bisogno prima di decidere.

Quindi possiamo dire che i webinar, siano essi sotto forma di web conference, web training, web meeting o promo webinar, hanno delle fasi comuni: accoglienza, ciclo dinamico e chiusura. Per realizzarli al meglio dobbiamo però analizzare e progettare con cura cosa vogliamo fare e dire durante il nostro evento, e come vogliamo che si svolga, per evitare che la situazione ci sfugga di mano. Abbiamo poi la possibilità di sfruttare moltissimi canali multimediali per pubblicizzare il nostro evento e coinvolgere i partecipanti, prima durante e dopo la sessione live, compresa la richiesta di feedback. Molto importante è la scelta della piattaforma, e delle sue funzioni.

Bene, ora che avete in mente i punti fermi, le tipologie di webinar e i consigli sulla realizzazione, utilizzate queste informazioni… o stravolgetele! Cercate di non confondervi nella massa di webinar mediocri e piatti, ma provate delle soluzioni alternative per essere efficaci e memorabili!

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FUTURE SKILLS – competenze che fanno la differenza

Future skills

In linea con il seminario europeo del Cedefop (European Centre for the Development of Vocational Training) “Policies for matching better skills in better jobs”, che si è tenuto a Bruxelles il 23 Giugno 2016, vogliamo condividere con voi alcuni dati interessanti, sulle competenze nel mondo del lavoro in Europa.

I dati analizzati dal Centro mostrano una tendenza comune negli Stati membri della Comunità Europea: skills richieste per i posti di lavoro vacanti e quelle possedute dai candidati non trovano una corrispondenza. Questo intacca non solo le performance aziendali, ma anche la soddisfazione personale degli assunti. Una conseguenza cruciale è l’aumento parallelo del tasso di disoccupazione e delle posizioni lavorative aperte, e quindi un grande danno economico per l’intera Comunità.

Questa mancanza di allineamento può essere causata da diversi fattori: la sotto-qualificazione dei candidati, e la mancanza di attrattiva del lavoro disponibile e quindi di motivazione a candidarsi. In entrambi i casi, influisce molto anche il fattore geografico, per cui tenere in considerazione la mobilità del personale può risolvere il problema. Ad aumentare il divario contribuisce poi la crisi economica, che ha portato a lunghi periodi di disoccupazione, rendendo quindi obsolete le competenze di alcune figure, che precedentemente avrebbero potuto essere adeguate a determinati incarichi. In particolare, le posizioni che vengono occupate con maggiore difficoltà si trovano nei settori sanitari, nell’ITC, nell’ingegneria e nell’insegnamento. Altra conseguenza di lunghi periodi di disoccupazione è la rassegnazione ad accettare lavori che richiedono competenze inferiori a quelle possedute e quindi poco valorizzanti.

Per affrontare questo divario, sono diverse le iniziative da integrare. Innanzitutto una rivisitazione del sistema educativo e formativo, in un’ottica orientata all’impiegabilità e al life-long learning; aumentare la mobilità europea, per migliorare la disponibilità di personale competente tra le diverse aree geografiche; analizzare e cercare di anticipare le skills necessarie nel mondo del lavoro, attività in cui la partecipazione attiva delle autorità diventa fondamentale.

Su quest’ultimo punto pensiamo sia utile dare una visione d’insieme sul quadro di riferimento e sulle competenze che risultano essere quelle emergenti nel prossimo futuro, secondo uno studio effettuato dall’Institute for the Future per lo University of Phoenix Research Institute.

La necessità di nuove skills nasce da alcuni fattori scatenanti:
1) ESTREMA LONGEVITÀ: si allunga anche la durata dell’età lavorativa e si scatena quindi la necessità di una formazione prolungata del tempo;
2) CRESCITA DI MACCHINE E SISTEMI INTELLIGENTI: in molte attività le macchine potranno sostituire o almeno affiancare l’uomo per un aumento dell’efficienza;
3) MONDO COMPUTAZIONALE: l’aumento della quantità di dati a cui siamo sottoposti renderà essenziale imparare a selezionarli ed utilizzarli con criterio;
4) NUOVI MEDIA: si sta imponendo la necessità di trasformare il modo di comunicare;
5) ORGANIZZAZIONI SOVRASTRUTTURATE: tecnologia e media stanno modificando il modo in cui creiamo valore, permettendo di andare oltre i vecchi confini aziendali;
6) MONDO INTERCONNESSO: con la globalizzazione aumenta la tendenza all’esternalizzazione.

Per il successo delle nuove generazioni di lavoratori, in questo ambiente sempre più tecnologico ed automatizzato, si rendono essenziali alcune nuove skills, che permettano di gestire le nuove macchine, ma che allo stesso tempo esaltino delle abilità di pensiero tipicamente umane ed ancora insostituibili:

SENSE-MAKING: sviluppare competenze di pensiero critico che vadano oltre le possibilità di codifica e decodifica delle macchine; intuizioni profonde, essenziali per il decision-making;

SOCIAL INTELLIGENCE: capacità di interagire con gli altri, comprendere e stimolare le reazioni altrui, creando delle relazioni;

PENSIERO CREATIVO ED ADATTIVO: trovare soluzioni che vadano oltre i limiti del tradizionale e saper rispondere in modo adeguato a diverse situazioni, anche inaspettate;

COMPETENZA CROSS-CULTURALE: l’ambiente lavorativo diventa sempre più variegato, non solo dal punto di vista etnico, ma anche di età, competenze e mentalità, per cui cresce la necessità di saper interagire con la diversità, trovando dei punti di connessione reciproca;

PENSIERO COMPUTAZIONALE: saper trasformare le grandi quantità di dati a cui siamo sottoposti in concetti astratti, e trarne dei ragionamenti. Diventa necessario anche capire i limiti di questa tipologia di pensiero, rimanendo capaci di agire anche in assenza di questi dati;

CONOSCENZA DEI NUOVI MEDIA: imparare a sfruttarli, analizzare i contenuti in maniera critica e crearne di personali, per una comunicazione persuasiva. Essenziale sarà la capacità di lettura e creazione dei contenuti visivi e la confidenza con i termini tipici del settore;

TRANSDISCIPLINARIETÀ: si passa dalla tendenza alla specializzazione, alla necessità di affiancare ad essa più competenze trasversali in diversi settori;

DESIGN MINDSET: è stato dimostrato che l’ambiente che ci circonda influenza il nostro modo di pensare. Bisognerà imparare a capire che tipo di disposizione mentale è necessaria ad un determinato compito e adattare di conseguenza l’ambiente intorno a noi;

GESTIONE DEL CARICO INFORMATIVO: imparare a distinguere, tra l‘enorme quantità di informazioni a cui siamo sottoposti, quali siano veramente importanti e a concentrarsi esclusivamente su di esse;

COLLABORAZIONE VIRTUALE: l’ambiente lavorativo fisico non è più strettamente vincolante, per cui bisogna imparare a gestire efficacemente la distanza fisica e gli strumenti che permettono il contatto e il lavoro in un team virtuale.

L’Europa sta quindi percorrendo un periodo di disallineamento tra skills richieste e skills offerte. Questo momento è però superabile, con una collaborazione tra autorità, aziende e scuole/università, ed una buona dose di lungimiranza, con cui prevedere i cambiamenti che il futuro potrebbe portare e le necessità da soddisfare. Dagli studi effettuati, il lavoratore del futuro dovrà sviluppare buone competenze tecnologiche per imparare lavorare con le nuove macchine e i nuovi media, e a gestire la grande quantità di dati da cui siamo sopraffatti. Allo stesso tempo però diventerà essenziale sviluppare ciò che le macchine non riescono a fare, ovvero dobbiamo curare gli aspetti umani, il pensiero critico e creativo, la capacità di interazione e la multidisciplinarietà.

Come fare per rimanere sempre aggiornati su questi trend? Semplice, iscrivetevi alla nostra newsletter e seguiteci sui nostri canali social!

Marketing per Pmi: 10 consigli utili

Marketing per PMI: 10 consigli per una gestione impeccabile

Siete una PMI? Vi sentite schiacciati dalla concorrenza? Credete di non avere risorse sufficienti a sopravvivere sul mercato? È ora di rimboccarsi le maniche e porsi in un’ottica di marketing professionale, con piani d’azione e strumenti ben precisi. Come? Seguendo questi dieci passi.

1. ANALIZZARE IL MERCATO: capire dove ci muoviamo, la demografia, i competitors e la loro reputazione, le tendenze del mercato, i (possibili) clienti e le loro preferenze. Possiamo sfruttare strumenti come Google Trends o dati ISTAT per ricavare statistiche sull’area e avere una stima dei fatturati realizzabili.

2. DEFINIRE UN BUDGET: gli investimenti devono essere proporzionali agli obiettivi, e al tempo e agli strumenti necessari per raggiungerli. Esistono numerose strategie di comunicazione low-cost, che permettono di valorizzare la propria immagine agli occhi dei consumatori. È possibile sfruttare il logo aziendale, che deve essere distintivo e leggibile, per trasmettere dei valori precisi; nel company profile, una sorta di curriculum aziendale, è possibile indicare partners, fatturato, vantaggi per gli stakeholders, ecc.; si possono realizzare cataloghi/listini e sito web con grafiche predefinite, gratuite o a basso costo, in cui si devono fornire informazioni essenziali ma di qualità (imprescindibili sono i contatti).

3. CONOSCERE I CLIENTI: è essenziale stilare dei profili per capire chi siano, le loro aspettative, paure e difficoltà, per mettere in risalto i nostri vantaggi rispetto ai competitors e individuare dei possibili clienti, per cui poter costruire un’offerta personalizzata. È inoltre importante capire quale sia il mezzo migliore per interagire in modo efficace con loro: social media, assistenza self-service (podcast o guide in linea), servizi automatici (operazioni online o via telefono), ecc. L’uso di software di CRM, che permettono la gestione dei contatti e degli impegni con i clienti, è particolarmente indicato nel B2B, per avere una maggiore organizzazione dei rapporti. Ne esistono anche di low-cost o open source, come Vtiger o Sugar Crm: i profili inseriti al loro interno devono essere sempre aggiornati e condivisi all’interno dell’azienda, per permettere una maggiore efficacia degli strumenti. In alternativa possiamo gestire appuntamenti, contatti e alert con Outlook o strumenti Google.

4. SCEGLIERE CANALI DISTRIBUTIVI ADATTI: è cruciale capire il funzionamento e le caratteristiche delle diverse identità che possono contribuire a portare i prodotti sul mercato, e metterle in relazione a come il cliente vuole acquistare. Generalmente è consigliabile optare per un mix di canali distributivi diretti e indiretti, per avere un giusto equilibrio tra controllo e copertura di mercato, e un miglior rapporto costo/volumi di vendita. Si possono tenere in considerazione anche dei canali online, che possono permettere di ridurre i costi.

5. STABILIRE PREZZI ADEGUATI: l’adeguatezza è dettata dalla volontà del cliente di pagare per un bene/servizio. Tuttavia sono numerose le variabili che intervengono su questa volontà: stagionalità e deperibilità del bene, rapporto domanda/offerta, momento di consumazione del prodotto, ecc. È consigliabile offrire più di una modalità d’acquisto, per variare i propri prezzi ed aumentare i ricavi. Ad esempio di possono affiancare vendita, affitto, leasing, canoni d’uso, ecc.

6. OTTIMIZZARE LE RISORSE: fisiche, intellettuali, finanziare o umane. Bisogna capire quali creano maggiormente valore, riducono i costi o migliorano i ricavi, e quali aspetti vanno invece rivisti o esternalizzati. Esempi possono essere l’utilizzo del multiruolo e la formazione del personale, la rivalutazione della logistica, che diminuisca tempi e spese di magazzino, o ancora la registrazione di brevetti e marchi, che creano valore, migliorano l’immagine e tutelano gli interessi economici.

7. VALORIZZARE I PARTNERS: l’interazione efficiente tra le realtà che collaborano al processo produttivo, può portare alla riduzione dei costi, migliorando tempi, produttività e gestione logistica. Soluzioni di co-marketing tra i partners, come l’utilizzo di scontrini o confezioni dei prodotti come mezzo pubblicitario o promozionale, sono ideali strumenti di valorizzazione reciproca, con cui si uniscono fondi, competenze e materiali, e si dividono costi e rischi, promuovendo allo stesso tempo le vendite.

8. VALUTARE L’E-COMMERCE: ne esistono di diverse tipologie, come negozi online o piattaforme di servizi. Per comprendere se essi siano adatti a noi, è necessario valutare il mercato online, i concorrenti, il proprio fatturato e le opportunità. In questo può ancora aiutarci ad esempio Google Trends. Esistono software e applicazioni, quali Facebook Offers o Ecwid, per integrare funzioni di e-commerce nei siti, senza dover usufruire di piattaforme esterne come il popolare eBay. In entrambi i casi, requisiti fondamentali nel mercato online sono l’immagine di affidabilità e l’informatività (vanno sempre forniti i dati principali dell’azienda e dei prodotti, e le condizioni generali su garanzia, recesso, pagamento, leggi applicabili, ecc.).

9. SFRUTTARE I SOCIAL MEDIA: essi permettono una grande visibilità, ma per sfruttare a pieno le opportunità che offrono, l’immagine che vi si trasmette deve essere appropriata e in linea con cultura e risorse aziendali, e con il nostro target. È meglio concentrarsi solo su alcuni social media, tenendoli sempre attivi e aggiornati, piuttosto che creare dozzine di profili senza riuscire a gestirli. Nel mercato italiano, al momento i più popolari sono Facebook, Twitter e LinkedIn, che possono aumentare il traffico al sito aziendale, aiutare a comunicare con i clienti e a raccogliere dati su di essi, a basso costo.

10. INTEGRARE TECNICHE DI COMUNICAZIONE: esistono numerosi modi, più o meno tradizionali, di raggiungere i propri target e comunicare ciò che si vuole (promozioni, novità, impegno sociale, ecc.), anche con investimenti minimi. Dai più classici direct mktg, newslettering e pubbliche relazioni, al guerrilla mktg e all’ambient mktg: in ogni situazione il messaggio deve essere personalizzato in base agli obiettivi, al target e allo strumento. Gli aspetti principali restano comunque la differenziazione dai competitors e la visibilità, l’immediatezza e lo stimolo all’azione.

Il prerequisito è quindi quello di aprire la propria mentalità e accogliere una strategia fatta di analisi, progettazione e tecnologie, per essere vincenti in mezzo alla concorrenza spietata. È essenziale capire qual è la realtà in cui ci presentiamo, quali obiettivi si vogliono raggiungere, quali sono le risorse sfruttabili ed in che modo. Un passo importante è anche quello di utilizzare al meglio i mezzi di comunicazione, per ridurre i costi da sostenere e trovare vie alternative per raggiungere i clienti ed adattarsi alle loro esigenze, distinguendosi dai competitors.

Se volete approfondire questi e tanti altri aspetti ed essere sempre aggiornati sulle nostre iniziative, rimanete in contatto con noi iscrivendovi alla nostra newsletter e seguendo i nostri canali social: stiamo lavorando per voi!

VISUAL CONTENT MARKETING

INTERVISTA A VALENTINA TANZILLO

1. Ciao Valentina, benvenuta! Presentati ai nostri lettori.
Salve a tutti, sono la Digital Strategist di Studio Samo, una Web Agency di Bologna.
Gestisco sia la presenza online sia dei nostri clienti che quella di Studio Samo. Sono specializzata in strategie di Visual Marketing, nel 2013 ho fondato il Visual Storytelling Day, il primo evento italiano dedicato a come fare marketing attraverso le piattaforme visive (Instagram, Pinterest, YouTube, Facebook e Tumblr), che oggi è arrivato alla quinta edizione.

2. Perché le immagini sono così importanti online?
Oggi gli utenti online sono “bombardati” da una pluralità di informazioni e spesso è difficile individuare delle fonti attendibili.
Grazie al Visual Storytelling possiamo emergere dal “flusso indistinto” del web, differenziandoci dai nostri concorrenti. Le immagini e i video infatti sono degli alleati fondamentali dei brand, ci permettono di comunicare in modo rapido e immediato il nostro messaggio, lasciando una traccia duratura nella mente delle persone. Queste storie sono talmente convincenti da trasformare gli utenti nel sogno di tutti i marketer: visitatori del sito con una forte propensione all’acquisto.

3. Che competenze deve avere un visual storyteller per lavorare sui social?
Un bravo visual storyteller deve avere una conoscenza approfondita dei social network, dei loro linguaggi e delle loro regole. Limitarsi a pubblicare delle immagini accattivanti non è sufficiente per creare una strategia social efficace. Ogni social network ha il suo linguaggio e le sue dinamiche, condividere lo stesso contenuto sulle diverse piattaforme è l’errore peggiore che si possa fare. Bisogna creare dei contenuti ad hoc per i diversi social network e usare il giusto linguaggio. Per esempio, su Instagram è consigliabile usare gli hashtag, che invece performano meno su Facebook. Ancora, uno dei contenuti più apprezzati su Pinterest sono le infografiche, che su Facebook rendono poco a causa della lunghezza eccessiva dell’immagine. Quando creiamo le immagini, dobbiamo sempre pensare alle piattaforme in cui saranno pubblicate.

4. Quanto è importante avere una strategia di Visual Content Marketing all’interno dell’universo più ampio del Web Marketing?
Quando si progetta una campagna di Web Marketing, bisogna stabilire i contenuti visivi con cui sarà espressa. Molti pensano che le immagini siano un semplice accessorio e per questo dedicano poca cura alla loro scelta. Invece i contenuti visivi sono fondamentali perché ci permettono di comunicare ed esaltare i nostri messaggi. Per esempio, un video ben strutturato o una gif animata ci possono aiutare a raccontare un prodotto difficile da spiegare a parole. In questo modo possiamo contestualizzarlo, dare indicazioni sulle modalità di utilizzo; se invece si tratta di un servizio, si possono comunicare i suoi vantaggi e le differenze rispetto alla concorrenza.

5.Ci dai un’anticipazione degli argomenti che tratterai al corso di sabato 11 giugno?
Sabato vedremo insieme come creare una strategia di Visual Content Marketing che ci permetta di individuare e coinvolgere il nostro target, migliorando coinvolgimento e risultati.
Negli ultimi tempi sia Instagram che Pinterest hanno fatto dei cambiamenti sostanziali alle piattaforme. Durante la giornata faremo il punto della situazione per capire come sfruttare al meglio queste novità per creare una narrazione social integrata e coerente con la nostra attività.
Vi aspetto in aula! 😉

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