Trans-disciplinarity

TRANSDISCIPLINARITÀ – LA NUOVA FRONTIERA DEL PROBLEM SOLVING

TRANSDISCIPLINARITÀ – LA NUOVA FRONTIERA DEL PROBLEM SOLVING

In un momento storico in cui siamo a contatto con macchine piene dei dati più disparati, su soggetti ed argomenti diversi, ma sempre tutti interconnessi, tra le altre skills del futuro nasce e cresce la necessità di sviluppare la cosiddetta “transdisciplinarità”.

La conoscenza non è più unitaria: ci troviamo davanti ad una enorme complessità della realtà, per cui la semplice giustapposizione di discipline non è più sufficiente. Per affrontare problemi complessi serve un approccio complesso, un’integrazione di punti di vista, la transdisciplinarità per l’appunto. Questo è anche il cardine dell’opera del CIRET – Centre International de Recherches et Études Transdisciplinaires, un’associazione, nata a Parigi nel 1987, che si pone lo scopo di sviluppare la sua attività di ricerca con un nuovo approccio scientifico e culturale, basato, ovviamente, sulla transdisciplinarità, derivante dall’influenza reciproca e continua delle diverse scienze esistenti.

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cross-culturale

E tu, sei cross-culturale? – 5 principi per lavorare in un villaggio globale

E TU, SEI CROSS-CULTURALE? – 5 PRINCIPI PER LAVORARE IN UN VILLAGGIO GLOBALE

Definizioni preliminari

Conoscerai probabilmente il termine inter-culturale, ma forse non conosci la distinzione che esiste tra questo e il termine cross-culturale.

La differenza forse è sottile, ma è comunque bene evidenziarla.
Entrambi gli aggettivi implicano una relazione, uno scambio tra culture diverse. Tuttavia, nel primo caso lo scambio avviene bi-direzionalmente e implica un cambiamento collettivo di tutti i soggetti, dovuto all’interazione stessa. Nel caso della cross-culturalità invece, la relazione si instaura solitamente per motivi lavorativi o di studio e porta ad una comprensione e accettazione delle differenze, con un conseguente cambiamento, che però in questo caso è solo individuale e non collettivo.

Oggi parliamo quindi di cross-culturalità, perché ci concentriamo su skills del singolo individuo e sulla capacità personale di interagire in ambienti che coinvolgano culture diverse, mentre non tratteremo di cambiamenti collettivi.

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LA VISUALIZZAZIONE IDEALE: Definizione ed efficacia

LA VISUALIZZAZIONE IDEALE: Definizione ed efficacia

Cos’è la visualizzazione?

Partiamo inquadrando i termini e definendo il campo di approfondimento scelto, riportando una definizione da dizionario italiano:

Visualizzazione = L’azione, l’operazione di visualizzare, il fatto di venire visualizzato

Per visualizzare intendiamo “Rendere visibile, apprezzabile con la vista, qualcosa fino al quel momento invisibile”

Nel coaching si fa molto uso di un concetto più ampio e creativo di visualizzazione; dovremo parlare infatti più correttamente di Visualizzazione creativa inerente l’ uso dell’immaginazione, per immergersi in qualcosa che nella realtà non si è ancora realizzato, allo scopo di facilitarne la concretizzazione.

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SEI UN ANIMALE SOCIALE? ALLORA L’INTELLIGENZA SOCIALE È LA TUA SKILL!

SEI UN ANIMALE SOCIALE? ALLORA L’INTELLIGENZA SOCIALE È LA TUA SKILL!

Si sa, la tecnologia sta sostituendo o affiancando l’uomo in molte attività quotidiane.
Cosa significa questo, che l’uomo diventerà man mano inutile?
NO! Significa che alcune delle competenze che l’uomo deve sviluppare per spiccare nel lavoro, riguarderanno non solo l’uso della tecnologia, ma sempre più le cosiddette soft skills. Non sai di cosa stiamo parlando? Leggi il nostro articolo sulle future skills!
Una di queste è l’intelligenza sociale.

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DATI A VALANGHE: GESTIRE IL CARICO INFORMATIVO

DATI A VALANGHE: GESTIRE IL CARICO INFORMATIVO

Quante volte ci sentiamo sopraffatti dalla quantità di notizie, informazioni e dati che ogni giorno ci assalgono! Questo accade perché il nostro cervello ha una capacità di elaborazione limitata, per cui, quando il carico informativo eccede questa capacità, le nostre prestazioni ne risentono.

Probabilmente avrete notato che nel momento di memorizzare o scrivere un numero di telefono, generalmente lo suddividiamo in piccoli blocchi di cifre. Questo processo viene attuato inconsciamente dalla nostra mente, per sottoporrsi ad uno sforzo minore. Il nostro cervello, infatti, riesce ad elaborare in maniera più facile dei frammenti di entità minore, per cui solitamente tendiamo a dividere i numeri di telefono in quattro parti, ciascuna da due o tre cifre al massimo.

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creative adaptive thinking

PENSIERO CREATIVO E PROBLEM SOLVING: La ricetta per il successo

PENSIERO CREATIVO E PROBLEM SOLVING: La ricetta per il successo

Ormai lo sappiamo: “distinguersi” al giorno d’oggi è la parola chiave.
Che si parli di abbigliamento, acconciature, prodotti, progetti…

Ma come ci si distingue dalla massa informe in cui siamo travolti, soprattutto quando pensiamo al nostro business? Come risaltare agli occhi dei clienti, rispetto ai nostri competitors?

CREATIVITÀ! Il Pensiero creativo è una delle skills che l’Institute for the Future ha individuato come essenziali per il futuro. Sappiamo bene che non possiamo essere tutti dei creativi, che qualcuno nel corso della sua vita sviluppa più di altri il pensiero laterale, e che emisfero destro e sinistro del cervello possono non andare di pari passo.

Ma possedere e usare il pensiero creativo non significa diventare degli artisti, dei geni o dei pazzoidi. Significa semplicemente trovare soluzioni alternative, affrontare il mondo del lavoro in maniera innovativa, risolvere dei problemi ancora prima che si presentino e soprattutto prima degli altri.

Jeff Shore, esperto di vendite, autore e consulente di fama mondiale, in un articolo apparso due settimane fa su entrepreneur.com, fa un esempio molto esplicativo: la vendita anticipata di pacchetti per il proprio funerale. Argomento ostico non trovate? Come riuscire a venderli, dal momento che nella maggior parte dei casi non si vuole nemmeno pensare a cose del genere? Bisogna trovare soluzioni creative. Andare a stuzzicare delle corde nascoste e molto delicate. Chi è in grado di vendere un prodotto del genere avrà sicuramente trovato una strategia di vendita innovativa e vincente! Voi sareste in grado di farlo?

Per potenziare il nostro pensiero creativo dobbiamo innanzitutto ricordarci che tutti hanno questa capacità nascosta, dobbiamo solamente allenarla! E allora, concedetevi delle pause creative e:

– Concentratevi su di un progetto e pensate a tutte le idee che vi vengono in mente sull’argomento, senza un ordine, senza rifletterci troppo, per raccogliere più spunti possibili;

– Scrivete le vostre idee, non lasciatele svanire, non rischiate di dimenticarle, perché potrebbero essere idee vincenti;

– Riflettete su qualcosa che avete imparato di nuovo o che dovreste imparare: potrebbe tornare utile per il vostro progetto. Imparate anche dagli altri: assorbite quello che fanno di buono e miglioratevi;

– Prendetevi il tempo di cui avete bisogno: la fretta non è vostra amica;

– Fate in modo che il vostro spazio di lavoro trasmetta creatività e sia quindi stimolante: l’ambiente circostante influenza il pensiero. Prendetevi anche qualche minuto all’aria aperta, una passeggiata stimolerà la vostra creatività;

– Fate le correzioni in un secondo momento, aspettate a modificare il vostro lavoro.

Come vedete, esercitare il proprio pensiero creativo è un’attività semplice, che non richiede troppo impegno. I benefici che potrete trarre da questi piccoli esercizi possono veramente aiutare le vostre attività. Se iniziate a prendervi delle pause creative e a fare del brainstorming, a riflettere su delle aree di miglioramento, a prendervi il vostro tempo senza fretta e senza badare subito alle correzioni, a sistemare i vostri spazi di lavoro in maniera creativa, vedrete la vostra creatività venire fuori.

Se volete condividere con noi i vostri “esercizi creativi” e volete rimanere aggiornati sulle skills del futuro e sulle nostre iniziative, non perdete di vista i nostri canali social e la nostra newsletter!

COMPUTATIONAL THINKING

PENSIERO COMPUTAZIONALE – Pensare come un PC?

PENSIERO COMPUTAZIONALE – Pensare come un PC?

– Pensiero Computazionale.
– Pensiero e computer.
– Perché, un computer può pensare?
– No, ma gli uomini possono imparare dai computer qualcosa sul pensiero!

Accostando queste due parole si racchiude la sintesi del modo in cui l’uomo moderno deve ormai muoversi: in perfetta sintonia tra abilità umane e tecnologiche, così come le future skills proclamano.

MA: non c’è ancora una definizione universalmente accettata di “pensiero computazionale”.

Nel 2006 Jeannette M. Wing usa il termine “Computational Thinking” per indicare un modello mentale influenzato dall’informatica e volto al problem solving, in cui un ESECUTORE (uomo o macchina) attua delle PROCEDURE sistematiche, in un CONTESTO definito, per raggiungere degli OBIETTIVI specifici.

Se l’informatica è la scienza di ciò che può essere informatizzato e di come informatizzarlo, il pensiero computazionale non è però un’abilità tipica esclusivamente degli informatici. Esso permette di risolvere problemi, disegnare sistemi e comprendere i comportamenti umani nella quotidianità, in maniera alternativa, tramite dei concetti fondamentali dell’informatica.

Alcuni esempi?

Riformulare i problemi, trasformandoli in problemi che sappiamo risolvere, tramite meccanismi di riduzione, trasformazione o simulazione. Pensate al gioco di ruolo. Cosa si fa, in fondo, se non simulare una situazione, per imparare qualcosa che altrimenti non riusciremmo a comprendere altrettanto efficacemente?

Organizzare i dati del problema in maniera logica. Dare un ordine ai dati aiuta ad arrivare alla soluzione, per questo nelle lezioni di matematica si insegna ai bambini ad estrapolare i dati dei problemi e a scriverli in colonna, uno sotto all’altro, per averne una visione lineare.

Riconoscere i vantaggi e gli svantaggi dell’uso di pseudonimi o di assegnare più nomi ad una stessa cosa. Questo potrebbe essere il caso ad esempio dei cosiddetti iperonimi: pensate se non esistesse la parola “albero” ed ogni specie dovesse essere chiamata solo con il suo nome. Forse un agronomo, un giardiniere o uno studioso si troverebbe a proprio agio, ma le persone comuni? Le persone comuni preferiscono chiamarli tutti “alberi”.

Usare l’astrazione e la scomposizione per affrontare un compito impegnativo o per progettare un sistema complesso. Il corpo umano ad esempio è un sistema complesso ed ogni volta che abbiamo un problema il nostro medico non tenta di controllare il corpo nel suo insieme, ma analizza una o specifica parte del corpo: in un certo senso lo scompone e tiene conto solo dei suoi diversi componenti.

Essere consapevoli che non è necessario comprenderne ogni dettaglio per poter fronteggiare un problema complesso. Vi è mai capitato di leggere un libro o vedere un film in lingua straniera? Anche questi sono dei sistemi complessi: non è necessario comprendere ogni singola parola per essere in grado di capire la trama, i personaggi e la successione degli eventi.

Pensare in termini di prevenzione, protezione e riparazione dei peggiori scenari possibili, utilizzando la ridondanza, il contenimento dei danni e la correzione degli errori. Perché quando si crea una nuova automobile si fanno dei crash-test? Per vedere come la macchina reagirà all’incidente, cosa potrebbe succedere ai passeggeri, per andare a migliorare alcuni aspetti del veicolo, aumentarne la sicurezza e prevenire dei possibili danni in caso di incidente.

Ricercare la soluzione migliore, combinando diverse risorse. Un cuoco che crea una nuova ricetta non si accontenta di un piatto mediocre, ma combina tutti gli ingredienti a sua disposizione, fino a trovare il gusto perfetto.

Aprire la possibilità di sfruttare la soluzione ad un problema in una grande gamma di occasioni, tramite la generalizzazione. Applicano questa metodologia tutti i teorici che creano ad esempio un modello, una schematizzazione. Questa solitamente non sarà valida solo in un caso, ma potrà essere rivisitata e riutilizzata in diversi contesti.

Questa modalità di pensiero deve diventare un’attitudine comune e solo quando non ci sarà più bisogno di concettualizzarlo e teorizzarlo potremo finalmente dire che il pensiero computazionale sarà effettivamente ed efficacemente entrato nella nostra quotidianità.

ATTENZIONE!

Sviluppare il pensiero computazionale non significa quindi imparare linguaggi e codici di programmazione di software e hardware, o diventare delle macchine senza personalità o creatività. Vuol dire piuttosto lasciare che dei concetti tipici informatici, di stampo generale, influenzino il modo in cui viviamo, comunichiamo, risolviamo problemi e interagiamo. Pensare programmaticamente. Ricercare l’alternativa. Accettare l’ambiguità.

Se volete approfondire questo e tanti altri temi, rimanete sintonizzati con noi: impareremo a conoscere sempre nuove tematiche. La nostra newsletter e i nostri social vi aspettano!

Industria_4.0

4 Rivoluzione Industriale _ vs Smart Manufacturing

4 RIVOLUZIONE INDUSTRIALE _ verso lo Smart Manufacturing

C’è una rivoluzione in corso: la IV Rivoluzione Industriale.

La parola “rivoluzione” porta con sé già l’idea di un cambiamento, di qualcosa che rompe con il passato. Siamo tutti consapevoli che la tecnologia è ormai entrata nelle nostre vite, ma sappiamo veramente come influisce sull’industria? È da questa domanda che vogliamo partire per capire meglio cosa sia e come stia avvenendo questa IV Rivoluzione Industriale.

La storia ne ha già viste 3, una con la macchina a vapore, una con l’elettricità e una con l’informatica, tutte accomunate da una caratteristica: l’innovazione era strettamente legata ai processi produttivi.

La 4° è diversa. Nasce con la digitalizzazione ed i sistemi intelligenti, con il cosiddetto Smart Manufacturing, ovvero l’utilizzo delle nuove tecnologie per rendere l’industria più efficiente e competitiva. Stavolta la rivoluzione coinvolge però tutti i processi aziendali, dalla logistica al marketing, all’aspetto finanziario, non solo il processo produttivo. Ed il cuore di questo cambiamento sta nell’INTERNET OF THINGS (IoT). Cioè? Cioè nella possibilità degli oggetti di connettersi alla rete e scambiare dati. Più precisamente possono scambiare dei BIG DATA, ovvero una quantità enorme di informazioni che deve essere gestita in maniera sempre nuova per non esserne sopraffatti. Questi fattori, combinati, portano allo stravolgimento dei processi aziendali, in un’ottica costo/beneficio veramente elevata. In una parola, ad un’Industria 4.0.

Il primo governo mondiale a stabilire una strategia per l’innovazione dell’industria del proprio paese è stato quello tedesco. Nel 2011 si è iniziata ad intravedere la possibilità di inserire, all’interno delle industrie, dei sistemi cyber-fisici, o CPS, ovvero delle macchine intelligenti connesse ad internet che affiancassero l’uomo nel lavoro. Successivamente a questa iniziativa, anche il governo inglese ha preso coscienza della stessa possibilità, mentre in USA, ad esempio, il processo non è in mano alle autorità, bensì ad un’organizzazione indipendente. Lo stesso vale anche per l’Italia, dove l’associazione Cluster Tecnologico Nazionale Fabbrica Intelligente, ha effettuato degli studi per mostrare l’utilità dei processi Smart. Obiettivo del Cluster è educare sulla necessità della digitalizzazione, come strada principale per la ripresa dell’industria italiana, ma il tragitto è ancora lungo ed il nostro paese è indietro rispetto agli altri, per la scarsa cultura digitale e le dimensioni delle nostre aziende.

L’applicazione primaria dello Smart Manufacturing in Italia si concentra al momento sulla Smart Execution. Sono i processi produttivi, logistici, di qualità e sicurezza, il fulcro dell’attività industriale insomma, ad essere coinvolti nella rivoluzione. Al secondo posto troviamo invece la Smart Integration, ovvero quei processi come la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, la relazione con i fornitori ed in generale tutti quei processi che riguardano funzioni accessorie alla fabbrica. Nel nostro paese manca però ancora una struttura organizzata e programmatica per lo sviluppo digitale, che permetta di attuare i principi di questa IV Rivoluzione Industriale e trasformare tutti i processi nell’ambito manifatturiero.

Rivoluzione cyber e smart quindi, nata in Germania e sviluppatasi successivamente nel resto del mondo, con IoT e Big Data come attori principali dell’innovazione di tutti i processi industriali. Dovremo aspettare ancora per vedere queste tecnologie perfettamente integrate nel nostro paese, ma dei passi in avanti sono comunque già stati fatti con la Smart Execution e la Smart Integration.

Quale sarà la prossima frontiera? Se volete scoprirlo insieme a noi, iscrivetevi alla nostra newsletter e seguiteci sui social: rimaniamo aggiornati insieme!

VISUAL THINKING – Il pensiero si fa immagine

VISUAL THINKING – Il pensiero si fa immagine

Bombardamenti continui di informazioni e dati. Estremizzazione del linguaggio verbale. Connessioni globali e perenni. Questa è la realtà in cui ci troviamo… ma qualcosa sta cambiando!

Qualcuno di voi avrà notato la crescita del numero di immagini a cui siamo sottoposti: siti internet, social media, presentazioni aziendali, ecc. sono sempre più scarni di descrizioni e più ricchi di immagini. Perché? Perché sta crescendo la consapevolezza che tutti noi abbiamo un pensiero visuale, il VISUAL THINKING: il nostro cervello può decodificare le immagini in maniera immediata, senza il bisogno di elaborazioni e spiegazioni complesse.

Secondo Howard Gardner, professore alla Harvard Graduate School of Education, l’intelligenza visuale è una delle 8 intelligenze possedute dall’essere umano e consiste nella capacità di riconoscere delle figure in uno spazio più o meno esteso.
Già Ferdinand de Saussure, fondatore della linguistica strutturale, aveva differenziato, nel suo concetto di lingua, il significante ed il significato, ovvero il segno linguistico, uditivo o grafico, con l’immagine che esso rappresenta, imprescindibile per l’utilizzo del linguaggio.
Ian Robertson individua invece l’intelligenza visiva come un “sesto senso” che tutti possiedono fin da bambini, ma che si perde crescendo e che quindi va allenato.

È il sovraccarico di informazioni che ha portato l’uomo moderno ad abbandonare l’approccio visivo, ma allo stesso tempo è proprio per questa grande quantità di dati che vengono trasmessi che bisogna essere in grado di esaminare e selezionare i messaggi. Dobbiamo quindi trovare un modo per attirare l’attenzione del nostro pubblico, per snellire i nostri messaggi e renderli memorabili.

In nostro aiuto viene quindi l’immagine, che racchiude in sé grandi significati e riesce a trasmetterli in modo istantaneo, prima ancora di riuscire consciamente a rendercene conto. Le informazioni possono essere veicolate in maniera creativa, superando le barriere linguistiche e comportamentali con un linguaggio universale, quello figurativo, che permette anche di sviluppare nuovi punti di vista e favorisce quindi il problem-solving.

Immaginate di dover riunire il vostro staff per spiegare un nuovo processo aziendale.
Cosa credete che sia più efficace, una presentazione a voce magari accompagnata da una slide di solo testo, oppure delle immagini che siano esplicative e che contengano dei semplici concetti chiave che poi saranno eventualmente ampliati?

processo slide

infografica_visual_thinking

Ma quali sono le rappresentazioni grafiche che possiamo utilizzare all’interno del nostro business?

Qualsiasi trasposizione, sotto forma di immagine, di idee, concetti, statistiche e processi, purché sia diversa dal solito testo lungo e noioso, o almeno che lo affianchi e lo snellisca, lavorando per metafore e affinità, rendendolo più facilmente fruibile e sfruttando in maniera coerente lo spazio a disposizione, in modo che sia chiaro il percorso mentale da seguire.

Ecco alcuni esempi di rappresentazioni grafiche:

• MAPPE CONCETTUALI: da un concetto primario posizionato al centro, si diramano in tutte le direzioni quelli ad esso connessi. Possono essere utili per stilare una bozza di una presentazione aziendale, in cui si partirà da un valore o da un prodotto centrale, per poi sviluppare tutte le caratteristiche accessorie; permettono di riprodurre nero su bianco un momento di brainstorming, dando una coerenza ad una serie di idee inizialmente sconnesse;

• DIAGRAMMI DI FLUSSO: simili alle mappe concettuali, si diramano però generalmente in una sola direzione. Sono molto efficaci per descrivere i processi aziendali, la cui rappresentazione necessita di una successione temporale e logica;

• GRAFICI: danno una lettura immediata di dati e percentuali e possono quindi essere utili per la presentazione e la lettura dei bilanci aziendali, dando un immediato colpo d’occhio. Ne esistono di diversi tipi, a seconda delle necessità e della tipologia di dati da rappresentare;

• INFOGRAFICHE: sono delle immagini in cui vengono rappresentati diversi tipi di dati attraverso l’unione di tabelle, icone, grafici ecc. che vanno a creare delle grafiche accattivanti, che si discostano dalle rappresentazioni convenzionali, rendendo il messaggio più impattante e più immediato.

Se vogliamo utilizzare degli strumenti digitali invece di produrli manualmente, sfruttare dei programmi gratuiti come XMind e Visage, in particolare per grafici, diagrammi e mappe, è sicuramente utile e facilitante. Un programma molto completo è inoltre Piktochart, con molte funzioni da poter sfruttare, anche per le infografiche, così come Infogr.am. Questi, attraverso l’uso dei pittogrammi, ovvero delle immagini stilizzate e universalmente comprensibili, permettono di rappresentare dei concetti complessi in maniera molto semplice.

L’utilizzo di questi strumenti per il visual thinking trova quindi le fondamenta in principi di linguistica radicati da tempo, secondo cui non esistono pensiero e linguaggio senza immagini. Per la capacità universale di leggere le immagini in modo immediato, le rappresentazioni grafiche possono aiutare a selezionare, tra l’enorme quantità di dati a cui siamo sottoposti, solo quelli essenziali. Esistono diversi modi per riprodurre i messaggi in immagini: alcune esemplificazioni possono essere le mappe concettuali, i diagrammi di flusso, i grafici e le infografiche. Ognuna di queste permette, attraverso una schematizzazione diversa, di sintetizzare e veicolare efficacemente le informazioni necessarie ed essenziali alla comunicazione.

Ora non vi resta che mettervi in gioco e scatenare la vostra creatività ed il vostro visual thinking.
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