WEBINAR ISTRUZIONI PER L’USO

WEBINAR ISTRUZIONI PER L’USO

Webinar, formazione online, web conference, e-learning… CHE CONFUSIONE! Sentiamo spesso questi termini, ma sappiamo davvero di cosa si tratti?
Oggi vogliamo fare chiarezza su cosa sia un webinar e come realizzarlo.

Di cosa parliamo quando diciamo “webinar”? Questo termine viene dalla fusione dei sostantivi inglesi WEB e SEMINAR; indica un evento online, accessibile live tramite una piattaforma, solo a chi è stato invitato o possiede le chiavi di accesso. Durante la sessione vengono presentati dei contenuti con l’aiuto di diversi strumenti (slide, video, note, link esterni, ecc.) e i partecipanti possono interagire con il relatore e tra loro.

Esistono diverse tipologie di webinar che si differenziano negli obiettivi, nel tipo di relazione tra i partecipanti e negli strumenti utilizzati. Esiste però una struttura di base, che consiste in questa successione di fasi:

1. ACCOGLIENZA DEI PARTECIPANTI: metterli a proprio agio e controllare che siano correttamente collegati, presentare alcune caratteristiche del webinar ed eventualmente della piattaforma, i conduttori e i relatori;

2. CICLO DINAMICO DEL WEBINAR:
alternanza di momenti di trasmissione di contenuti e momenti di interazione tra relatore e partecipanti o tra i partecipanti stessi. Questo è il cuore del webinar e dovrebbe sempre iniziare con una breve presentazione dei temi principali che saranno trattati. Può assumere forme diverse a seconda della tipologia di webinar, ma in linea generale sarebbe opportuno alternare un momento di interazione ogni 10/15 min. di trasmissione dei contenuti, o comunque al termine di ciascun punto della presentazione, per mantenere viva l’attenzione del pubblico;

3. CHIUSURA:
riepilogare i punti principali, i risultati emersi e i vantaggi per i partecipanti, e proporre una call-to-action.

Nonostante questi siano dei punti fermi per realizzare un webinar, i risultati possono essere anche molto diversi. Esistono infatti alcune tipologie di webinar che si distaccano dalla struttura più semplice, in particolar modo nella fase del ciclo dinamico.

WEB CONFERENCE:
utilizzata in particolare per la trasmissione semplice di contenuti, in cui solitamente l’intervento dei partecipanti si limita alla richiesta di chiarimenti. Non è legato alla vendita o pubblicizzazione di un prodotto, ma più al personal branding e alla volontà di stabilire la propria presenza online;

WEB TRAINING:
anche in questo caso è molto importante la trasmissione dei contenuti, ma questa volta allo scopo di insegnare qualcosa. Fondamentale qui è trasmettere credibilità, creare un legame con i partecipanti: diventa quindi importante mostrare il viso del relatore, come a simulare un’aula tradizionale;

WEB MEETING: il fulcro centrale di questa tipologia è la comunicazione reciproca e la collaborazione; la parte principale sarà quindi l’interazione tra i partecipanti, che deve essere guidata da una precedente presentazione del programma previsto e seguita da un momento di debriefing finale che riassuma i vari punti affrontati, e da una pianificazione per i momenti successivi al webinar;

PROMO WEBINAR:
utilizzato come strumento per la promozione, pubblicizzazione, vendita e mktg di un prodotto/servizio, vede il momento cruciale concentrarsi nella fase di comunicazione antecedente al webinar. Successivamente diventa fondamentale la call-to-action, con la quale, alla fine della sessione, si inviterà i partecipanti all’azione desiderata.

Ma come decidere cosa dire in un webinar e come impostarlo? Cosa fare prima e dopo?
Ci sono degli elementi che ne facilitano la creazione e la riuscita:

– ANALISI: capire anticipatamente e, perché no, mettere nero su bianco quali sono gli obiettivi che vogliamo raggiungere, qual è il nostro target e le sue caratteristiche, quali risorse e strumenti abbiamo a disposizione, entro quali tempistiche e spazi ci dobbiamo muovere;

– PROGETTAZIONE: pianificare quali aspetti andranno affrontati e trasmessi (emotivi? Comportamentali? Cognitivi?) e quale tipo di webinar andremo quindi a costruire;

– DEFINIRE I CONTENUTI: stabilire una tematica principale che sarà anche il titolo del webinar; la svilupperemo in 3-5 punti max., con relative ulteriori sottocategorie. Otterremo alla fine una scaletta, che, almeno per le prime sessioni di webinar che produciamo, sarebbe opportuno tenere vicina;

– RISORSE ONLINE: oltre alla piattaforma in cui si terrà il nostro webinar, dobbiamo creare del materiale online pre- e post-webinar – pagine informative; eventi o post sui social con i dettagli; pagina di accesso per l’eventuale registrazione e le indicazioni sui requisiti; pagina post-evento dove trovare la registrazione, eventuali offerte dedicate ai partecipanti e informazioni sulla call-to-action; mail specifiche per la conferma della partecipazione, l’accoglienza e i ringraziamenti, con eventuale materiale da scaricare;

– POST-WEBINAR: oltre alla mail di ringraziamento e all’invio del materiale, è bene raccogliere dei feedback dai partecipanti, per capire l’apprezzamento del pubblico ed eventuali aree di miglioramento. È possibile creare dei sondaggi con Google Documents o con SurveyMonkey. Prima di rendere disponibile la registrazione dell’evento, sarebbe inoltre opportuno rieditare il video, per migliorare e valorizzare i contenuti ed eventualmente poterli riutilizzare per scopi successivi.

Ma come scegliere la piattaforma giusta, tra le tante opzioni sul mercato?
Spesso si fa l’errore di scegliere solo in base a criteri di prezzo. Dobbiamo invece tenere a mente che ognuna di esse ha delle caratteristiche diverse, delle funzionalità particolari ed un numero più o meno limitato di partecipanti che possono essere ospitati.
Molto conosciuto è Skype, che permette di fare chiamate (25 persone) e videochiamate di gruppo, condividere file e schermate, il tutto gratuitamente; funzioni simili possiedono anche Google Hangouts, che supporta però un minor numero di partecipanti (10), e Spreecast, che non è tuttavia propriamente una piattaforma per webinar, ma più semplicemente per video live o registrati.
A pagamento, ma ancora facilmente accessibili sono Meetcheap e Fuze: la prima risponde bene con un numero di persone non superiore a 100, prevede la funzione di teleseminar (solo voce), e ha un prezzo di 19,97$ l’anno; la seconda invece è gratuita per seminar con 25 partecipanti max. dopo di che ha un prezzo di 8$ fino a 125 partecipanti, permette di usufruire di 12 webcam e di condividere file e schermo.
Su una fascia di prezzo più elevata, ma anche molto utilizzati sono invece GoToWebinar e WebEx. Entrambi hanno delle opzioni di prezzo e degli strumenti diversi tra cui poter scegliere, adattandosi quindi a diverse esigenze.
Queste sono alcune delle opzioni base e più economiche, ma le alternative sono innumerevoli: imparate a capire quali sono le vostre esigenze, la portata dei vostri webinar e gli strumenti di cui avete bisogno prima di decidere.

Quindi possiamo dire che i webinar, siano essi sotto forma di web conference, web training, web meeting o promo webinar, hanno delle fasi comuni: accoglienza, ciclo dinamico e chiusura. Per realizzarli al meglio dobbiamo però analizzare e progettare con cura cosa vogliamo fare e dire durante il nostro evento, e come vogliamo che si svolga, per evitare che la situazione ci sfugga di mano. Abbiamo poi la possibilità di sfruttare moltissimi canali multimediali per pubblicizzare il nostro evento e coinvolgere i partecipanti, prima durante e dopo la sessione live, compresa la richiesta di feedback. Molto importante è la scelta della piattaforma, e delle sue funzioni.

Bene, ora che avete in mente i punti fermi, le tipologie di webinar e i consigli sulla realizzazione, utilizzate queste informazioni… o stravolgetele! Cercate di non confondervi nella massa di webinar mediocri e piatti, ma provate delle soluzioni alternative per essere efficaci e memorabili!

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FUTURE SKILLS – competenze che fanno la differenza

Future skills

In linea con il seminario europeo del Cedefop (European Centre for the Development of Vocational Training) “Policies for matching better skills in better jobs”, che si è tenuto a Bruxelles il 23 Giugno 2016, vogliamo condividere con voi alcuni dati interessanti, sulle competenze nel mondo del lavoro in Europa.

I dati analizzati dal Centro mostrano una tendenza comune negli Stati membri della Comunità Europea: skills richieste per i posti di lavoro vacanti e quelle possedute dai candidati non trovano una corrispondenza. Questo intacca non solo le performance aziendali, ma anche la soddisfazione personale degli assunti. Una conseguenza cruciale è l’aumento parallelo del tasso di disoccupazione e delle posizioni lavorative aperte, e quindi un grande danno economico per l’intera Comunità.

Questa mancanza di allineamento può essere causata da diversi fattori: la sotto-qualificazione dei candidati, e la mancanza di attrattiva del lavoro disponibile e quindi di motivazione a candidarsi. In entrambi i casi, influisce molto anche il fattore geografico, per cui tenere in considerazione la mobilità del personale può risolvere il problema. Ad aumentare il divario contribuisce poi la crisi economica, che ha portato a lunghi periodi di disoccupazione, rendendo quindi obsolete le competenze di alcune figure, che precedentemente avrebbero potuto essere adeguate a determinati incarichi. In particolare, le posizioni che vengono occupate con maggiore difficoltà si trovano nei settori sanitari, nell’ITC, nell’ingegneria e nell’insegnamento. Altra conseguenza di lunghi periodi di disoccupazione è la rassegnazione ad accettare lavori che richiedono competenze inferiori a quelle possedute e quindi poco valorizzanti.

Per affrontare questo divario, sono diverse le iniziative da integrare. Innanzitutto una rivisitazione del sistema educativo e formativo, in un’ottica orientata all’impiegabilità e al life-long learning; aumentare la mobilità europea, per migliorare la disponibilità di personale competente tra le diverse aree geografiche; analizzare e cercare di anticipare le skills necessarie nel mondo del lavoro, attività in cui la partecipazione attiva delle autorità diventa fondamentale.

Su quest’ultimo punto pensiamo sia utile dare una visione d’insieme sul quadro di riferimento e sulle competenze che risultano essere quelle emergenti nel prossimo futuro, secondo uno studio effettuato dall’Institute for the Future per lo University of Phoenix Research Institute.

La necessità di nuove skills nasce da alcuni fattori scatenanti:
1) ESTREMA LONGEVITÀ: si allunga anche la durata dell’età lavorativa e si scatena quindi la necessità di una formazione prolungata del tempo;
2) CRESCITA DI MACCHINE E SISTEMI INTELLIGENTI: in molte attività le macchine potranno sostituire o almeno affiancare l’uomo per un aumento dell’efficienza;
3) MONDO COMPUTAZIONALE: l’aumento della quantità di dati a cui siamo sottoposti renderà essenziale imparare a selezionarli ed utilizzarli con criterio;
4) NUOVI MEDIA: si sta imponendo la necessità di trasformare il modo di comunicare;
5) ORGANIZZAZIONI SOVRASTRUTTURATE: tecnologia e media stanno modificando il modo in cui creiamo valore, permettendo di andare oltre i vecchi confini aziendali;
6) MONDO INTERCONNESSO: con la globalizzazione aumenta la tendenza all’esternalizzazione.

Per il successo delle nuove generazioni di lavoratori, in questo ambiente sempre più tecnologico ed automatizzato, si rendono essenziali alcune nuove skills, che permettano di gestire le nuove macchine, ma che allo stesso tempo esaltino delle abilità di pensiero tipicamente umane ed ancora insostituibili:

SENSE-MAKING: sviluppare competenze di pensiero critico che vadano oltre le possibilità di codifica e decodifica delle macchine; intuizioni profonde, essenziali per il decision-making;

SOCIAL INTELLIGENCE: capacità di interagire con gli altri, comprendere e stimolare le reazioni altrui, creando delle relazioni;

PENSIERO CREATIVO ED ADATTIVO: trovare soluzioni che vadano oltre i limiti del tradizionale e saper rispondere in modo adeguato a diverse situazioni, anche inaspettate;

COMPETENZA CROSS-CULTURALE: l’ambiente lavorativo diventa sempre più variegato, non solo dal punto di vista etnico, ma anche di età, competenze e mentalità, per cui cresce la necessità di saper interagire con la diversità, trovando dei punti di connessione reciproca;

PENSIERO COMPUTAZIONALE: saper trasformare le grandi quantità di dati a cui siamo sottoposti in concetti astratti, e trarne dei ragionamenti. Diventa necessario anche capire i limiti di questa tipologia di pensiero, rimanendo capaci di agire anche in assenza di questi dati;

CONOSCENZA DEI NUOVI MEDIA: imparare a sfruttarli, analizzare i contenuti in maniera critica e crearne di personali, per una comunicazione persuasiva. Essenziale sarà la capacità di lettura e creazione dei contenuti visivi e la confidenza con i termini tipici del settore;

TRANSDISCIPLINARIETÀ: si passa dalla tendenza alla specializzazione, alla necessità di affiancare ad essa più competenze trasversali in diversi settori;

DESIGN MINDSET: è stato dimostrato che l’ambiente che ci circonda influenza il nostro modo di pensare. Bisognerà imparare a capire che tipo di disposizione mentale è necessaria ad un determinato compito e adattare di conseguenza l’ambiente intorno a noi;

GESTIONE DEL CARICO INFORMATIVO: imparare a distinguere, tra l‘enorme quantità di informazioni a cui siamo sottoposti, quali siano veramente importanti e a concentrarsi esclusivamente su di esse;

COLLABORAZIONE VIRTUALE: l’ambiente lavorativo fisico non è più strettamente vincolante, per cui bisogna imparare a gestire efficacemente la distanza fisica e gli strumenti che permettono il contatto e il lavoro in un team virtuale.

L’Europa sta quindi percorrendo un periodo di disallineamento tra skills richieste e skills offerte. Questo momento è però superabile, con una collaborazione tra autorità, aziende e scuole/università, ed una buona dose di lungimiranza, con cui prevedere i cambiamenti che il futuro potrebbe portare e le necessità da soddisfare. Dagli studi effettuati, il lavoratore del futuro dovrà sviluppare buone competenze tecnologiche per imparare lavorare con le nuove macchine e i nuovi media, e a gestire la grande quantità di dati da cui siamo sopraffatti. Allo stesso tempo però diventerà essenziale sviluppare ciò che le macchine non riescono a fare, ovvero dobbiamo curare gli aspetti umani, il pensiero critico e creativo, la capacità di interazione e la multidisciplinarietà.

Come fare per rimanere sempre aggiornati su questi trend? Semplice, iscrivetevi alla nostra newsletter e seguiteci sui nostri canali social!

Marketing per Pmi: 10 consigli utili

Marketing per PMI: 10 consigli per una gestione impeccabile

Siete una PMI? Vi sentite schiacciati dalla concorrenza? Credete di non avere risorse sufficienti a sopravvivere sul mercato? È ora di rimboccarsi le maniche e porsi in un’ottica di marketing professionale, con piani d’azione e strumenti ben precisi. Come? Seguendo questi dieci passi.

1. ANALIZZARE IL MERCATO: capire dove ci muoviamo, la demografia, i competitors e la loro reputazione, le tendenze del mercato, i (possibili) clienti e le loro preferenze. Possiamo sfruttare strumenti come Google Trends o dati ISTAT per ricavare statistiche sull’area e avere una stima dei fatturati realizzabili.

2. DEFINIRE UN BUDGET: gli investimenti devono essere proporzionali agli obiettivi, e al tempo e agli strumenti necessari per raggiungerli. Esistono numerose strategie di comunicazione low-cost, che permettono di valorizzare la propria immagine agli occhi dei consumatori. È possibile sfruttare il logo aziendale, che deve essere distintivo e leggibile, per trasmettere dei valori precisi; nel company profile, una sorta di curriculum aziendale, è possibile indicare partners, fatturato, vantaggi per gli stakeholders, ecc.; si possono realizzare cataloghi/listini e sito web con grafiche predefinite, gratuite o a basso costo, in cui si devono fornire informazioni essenziali ma di qualità (imprescindibili sono i contatti).

3. CONOSCERE I CLIENTI: è essenziale stilare dei profili per capire chi siano, le loro aspettative, paure e difficoltà, per mettere in risalto i nostri vantaggi rispetto ai competitors e individuare dei possibili clienti, per cui poter costruire un’offerta personalizzata. È inoltre importante capire quale sia il mezzo migliore per interagire in modo efficace con loro: social media, assistenza self-service (podcast o guide in linea), servizi automatici (operazioni online o via telefono), ecc. L’uso di software di CRM, che permettono la gestione dei contatti e degli impegni con i clienti, è particolarmente indicato nel B2B, per avere una maggiore organizzazione dei rapporti. Ne esistono anche di low-cost o open source, come Vtiger o Sugar Crm: i profili inseriti al loro interno devono essere sempre aggiornati e condivisi all’interno dell’azienda, per permettere una maggiore efficacia degli strumenti. In alternativa possiamo gestire appuntamenti, contatti e alert con Outlook o strumenti Google.

4. SCEGLIERE CANALI DISTRIBUTIVI ADATTI: è cruciale capire il funzionamento e le caratteristiche delle diverse identità che possono contribuire a portare i prodotti sul mercato, e metterle in relazione a come il cliente vuole acquistare. Generalmente è consigliabile optare per un mix di canali distributivi diretti e indiretti, per avere un giusto equilibrio tra controllo e copertura di mercato, e un miglior rapporto costo/volumi di vendita. Si possono tenere in considerazione anche dei canali online, che possono permettere di ridurre i costi.

5. STABILIRE PREZZI ADEGUATI: l’adeguatezza è dettata dalla volontà del cliente di pagare per un bene/servizio. Tuttavia sono numerose le variabili che intervengono su questa volontà: stagionalità e deperibilità del bene, rapporto domanda/offerta, momento di consumazione del prodotto, ecc. È consigliabile offrire più di una modalità d’acquisto, per variare i propri prezzi ed aumentare i ricavi. Ad esempio di possono affiancare vendita, affitto, leasing, canoni d’uso, ecc.

6. OTTIMIZZARE LE RISORSE: fisiche, intellettuali, finanziare o umane. Bisogna capire quali creano maggiormente valore, riducono i costi o migliorano i ricavi, e quali aspetti vanno invece rivisti o esternalizzati. Esempi possono essere l’utilizzo del multiruolo e la formazione del personale, la rivalutazione della logistica, che diminuisca tempi e spese di magazzino, o ancora la registrazione di brevetti e marchi, che creano valore, migliorano l’immagine e tutelano gli interessi economici.

7. VALORIZZARE I PARTNERS: l’interazione efficiente tra le realtà che collaborano al processo produttivo, può portare alla riduzione dei costi, migliorando tempi, produttività e gestione logistica. Soluzioni di co-marketing tra i partners, come l’utilizzo di scontrini o confezioni dei prodotti come mezzo pubblicitario o promozionale, sono ideali strumenti di valorizzazione reciproca, con cui si uniscono fondi, competenze e materiali, e si dividono costi e rischi, promuovendo allo stesso tempo le vendite.

8. VALUTARE L’E-COMMERCE: ne esistono di diverse tipologie, come negozi online o piattaforme di servizi. Per comprendere se essi siano adatti a noi, è necessario valutare il mercato online, i concorrenti, il proprio fatturato e le opportunità. In questo può ancora aiutarci ad esempio Google Trends. Esistono software e applicazioni, quali Facebook Offers o Ecwid, per integrare funzioni di e-commerce nei siti, senza dover usufruire di piattaforme esterne come il popolare eBay. In entrambi i casi, requisiti fondamentali nel mercato online sono l’immagine di affidabilità e l’informatività (vanno sempre forniti i dati principali dell’azienda e dei prodotti, e le condizioni generali su garanzia, recesso, pagamento, leggi applicabili, ecc.).

9. SFRUTTARE I SOCIAL MEDIA: essi permettono una grande visibilità, ma per sfruttare a pieno le opportunità che offrono, l’immagine che vi si trasmette deve essere appropriata e in linea con cultura e risorse aziendali, e con il nostro target. È meglio concentrarsi solo su alcuni social media, tenendoli sempre attivi e aggiornati, piuttosto che creare dozzine di profili senza riuscire a gestirli. Nel mercato italiano, al momento i più popolari sono Facebook, Twitter e LinkedIn, che possono aumentare il traffico al sito aziendale, aiutare a comunicare con i clienti e a raccogliere dati su di essi, a basso costo.

10. INTEGRARE TECNICHE DI COMUNICAZIONE: esistono numerosi modi, più o meno tradizionali, di raggiungere i propri target e comunicare ciò che si vuole (promozioni, novità, impegno sociale, ecc.), anche con investimenti minimi. Dai più classici direct mktg, newslettering e pubbliche relazioni, al guerrilla mktg e all’ambient mktg: in ogni situazione il messaggio deve essere personalizzato in base agli obiettivi, al target e allo strumento. Gli aspetti principali restano comunque la differenziazione dai competitors e la visibilità, l’immediatezza e lo stimolo all’azione.

Il prerequisito è quindi quello di aprire la propria mentalità e accogliere una strategia fatta di analisi, progettazione e tecnologie, per essere vincenti in mezzo alla concorrenza spietata. È essenziale capire qual è la realtà in cui ci presentiamo, quali obiettivi si vogliono raggiungere, quali sono le risorse sfruttabili ed in che modo. Un passo importante è anche quello di utilizzare al meglio i mezzi di comunicazione, per ridurre i costi da sostenere e trovare vie alternative per raggiungere i clienti ed adattarsi alle loro esigenze, distinguendosi dai competitors.

Se volete approfondire questi e tanti altri aspetti ed essere sempre aggiornati sulle nostre iniziative, rimanete in contatto con noi iscrivendovi alla nostra newsletter e seguendo i nostri canali social: stiamo lavorando per voi!

VISUAL CONTENT MARKETING

INTERVISTA A VALENTINA TANZILLO

1. Ciao Valentina, benvenuta! Presentati ai nostri lettori.
Salve a tutti, sono la Digital Strategist di Studio Samo, una Web Agency di Bologna.
Gestisco sia la presenza online sia dei nostri clienti che quella di Studio Samo. Sono specializzata in strategie di Visual Marketing, nel 2013 ho fondato il Visual Storytelling Day, il primo evento italiano dedicato a come fare marketing attraverso le piattaforme visive (Instagram, Pinterest, YouTube, Facebook e Tumblr), che oggi è arrivato alla quinta edizione.

2. Perché le immagini sono così importanti online?
Oggi gli utenti online sono “bombardati” da una pluralità di informazioni e spesso è difficile individuare delle fonti attendibili.
Grazie al Visual Storytelling possiamo emergere dal “flusso indistinto” del web, differenziandoci dai nostri concorrenti. Le immagini e i video infatti sono degli alleati fondamentali dei brand, ci permettono di comunicare in modo rapido e immediato il nostro messaggio, lasciando una traccia duratura nella mente delle persone. Queste storie sono talmente convincenti da trasformare gli utenti nel sogno di tutti i marketer: visitatori del sito con una forte propensione all’acquisto.

3. Che competenze deve avere un visual storyteller per lavorare sui social?
Un bravo visual storyteller deve avere una conoscenza approfondita dei social network, dei loro linguaggi e delle loro regole. Limitarsi a pubblicare delle immagini accattivanti non è sufficiente per creare una strategia social efficace. Ogni social network ha il suo linguaggio e le sue dinamiche, condividere lo stesso contenuto sulle diverse piattaforme è l’errore peggiore che si possa fare. Bisogna creare dei contenuti ad hoc per i diversi social network e usare il giusto linguaggio. Per esempio, su Instagram è consigliabile usare gli hashtag, che invece performano meno su Facebook. Ancora, uno dei contenuti più apprezzati su Pinterest sono le infografiche, che su Facebook rendono poco a causa della lunghezza eccessiva dell’immagine. Quando creiamo le immagini, dobbiamo sempre pensare alle piattaforme in cui saranno pubblicate.

4. Quanto è importante avere una strategia di Visual Content Marketing all’interno dell’universo più ampio del Web Marketing?
Quando si progetta una campagna di Web Marketing, bisogna stabilire i contenuti visivi con cui sarà espressa. Molti pensano che le immagini siano un semplice accessorio e per questo dedicano poca cura alla loro scelta. Invece i contenuti visivi sono fondamentali perché ci permettono di comunicare ed esaltare i nostri messaggi. Per esempio, un video ben strutturato o una gif animata ci possono aiutare a raccontare un prodotto difficile da spiegare a parole. In questo modo possiamo contestualizzarlo, dare indicazioni sulle modalità di utilizzo; se invece si tratta di un servizio, si possono comunicare i suoi vantaggi e le differenze rispetto alla concorrenza.

5.Ci dai un’anticipazione degli argomenti che tratterai al corso di sabato 11 giugno?
Sabato vedremo insieme come creare una strategia di Visual Content Marketing che ci permetta di individuare e coinvolgere il nostro target, migliorando coinvolgimento e risultati.
Negli ultimi tempi sia Instagram che Pinterest hanno fatto dei cambiamenti sostanziali alle piattaforme. Durante la giornata faremo il punto della situazione per capire come sfruttare al meglio queste novità per creare una narrazione social integrata e coerente con la nostra attività.
Vi aspetto in aula! 😉

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Linkedin per Aziende

LinkedIn è uno strumento per trovare lavoro: come può essere utile a un’azienda che non cerca nuove collaborazioni?
LinkedIn è una piattaforma verticalizzata sul business, che può essere utilizzata per portare a termine diversi goal. I consulenti possono usarlo come leva di personal branding per trovare nuovi clienti, alcuni tipi di aziende possono usarlo per studiare nuovi partner, altre possono sfruttarne la rete per individuare eventuali prospect.
Ciò che c’è da capire su LinkedIn è che non si tratta banalmente di un circuito per mettere on line il proprio curriculum.
LinkedIn è una piattaforma di networking con un proprio circuito di advertising, delle proprie regole di content e community management, delle proprie logiche conversazionali e relazionali.
Un’azienda non dovrebbe andare su LinkedIn solo perché è alla ricerca di nuove collaborazioni: un’azienda dovrebbe presidiare anche LinkedIn come canale di comunicazione per diventare un’azienda in cui i migliori talenti del proprio settore desiderano costruirsi un futuro, i migliori prospect scelgono di avviare una partnership e i clienti già acquisiti sono ambassador della serietà del brand.
LinkedIn è una piattaforma di advertising cara: non è meglio usare Facebook?
La domanda è sempre una e una soltanto: cara rispetto a cosa? Rispetto a un like che non converte o rispetto a una manciata di views non profilate su Facebook?
Non esistono circuiti di advertising “cari e basta”: esistono circuiti di advertising più o meno efficaci per il nostro mercato di riferimento. Senza prima aver effettuato un test, esistono solo circuiti push di cui non conosciamo i costi e che “per sentito dire” possono apparire più cari rispetto ad altri.
Il circuito di advertising Facebook, quello di LinkedIn (e SlideShare) e il circuito adwords possono essere usati come leve complementari di marketing: solo alla fine di un’azione congiunta di digital advertising possiamo definire quali sono i canali più adatti alla nostra strategia di business.

Perché dovrei venire a questo corso? ( O perché dovrei convincere il mio responsabile a investire tempo in questo corso).
Investire tempo nella formazione è la miglior forma di assicurazione che potrai stipulare per garantirti un futuro migliore.
LinkedIn è una piattaforma di networking in continua evoluzione. Considerarla solo uno spazio per caricare il proprio CV è limitante e lascia il fianco scoperto a numerosi competitors.
In questo corso estremamente pratico affronteremo casi studio realmente progettati e seguiti, personalizzeremo la tua esperienza di fruizione per renderla il più possibile aderente alla tua esperienza lavorativa, metteremo insieme in pratica quanto imparato.
Investire su questo corso è un investimento su stessi e sul proprio network: se anche questi motivi non ti bastano, siamo sempre a disposizione per un caffè per chiarirci le idee e confrontarci insieme.

Youtube per Aziende

YOUTUBE PER AZIENDE

intervista di Danilo Bitti a Valentina Vellucci

Perché un’azienda dovrebbe usare YouTube come leva di marketing?
Per lo stesso motivo per cui un negozio di scarpe non lascia la stessa vetrina con le stesse calzature per 20 anni di fila. Le abitudini di consumo dei nostri clienti stanno cambiando ed è necessario avere una strategia per intercettare il nostro target al fine di ottimizzare le vendite.
“No è che YouTube non funziona”, “Non vendo perché c’è la crisi”, “Un mio amico ha provato YouTube e non ha funzionato” sono affermazioni dettate dalla pigrizia: sono giustificazioni che un buon imprenditore e un buon consulente non dovrebbero considerare nella propria strategia di marketing.
YouTube ha oltre un miliardo di utenti, quasi un terzo di tutti gli utenti su Internet, e ogni giorno le persone guardano centinaia di milioni di ore di video su YouTube e generano miliardi di visualizzazioni.
Il numero di ore che le persone trascorrono a guardare video, noto anche come tempo di visualizzazione, su YouTube aumenta del 60% su base annua, la crescita più rapida registrata in 2 anni.
Insomma, siamo solo alla punta dell’iceberg e mi sembra di aver gia trovato oltre un miliardo di ragioni per usare YouTube come leva di marketing!

YouTube è un social solo per le grandi aziende?
YouTube è un social per le aziende che sanno raccontarsi: grandi o piccole che siano, chi sceglie di presidiare YouTube come leva di marketing deve avere il coraggio di raccontarsi.
Andare su YouTube con lo slide show animato del proprio catalogo non vuol dire presidiare YouTube.
Fare un video a presa diretta del proprio punto vendita non vuol dire presidiare YouTube.
Caricare sul proprio canale uno spot per la tv del 1982 non vuol dire presidiare YouTube.
Produrre e distribuire dei contenuti in linea con i linguaggi comunicativi di YouTube per promuovere un determinato obiettivo aziendale: questo è un obiettivo perseguibile da piccole e grandi aziende che scelgono di presidiare YouTube

YouTube oppure Facebook: qual è il social migliore per gestire i propri video?

Quello che permette di profilare al meglio gli utenti. Non esiste una piattaforma migliore di un’altra in assoluto: durante il corso affronteremo dal vivo il modello di raccolta dati di Facebook e quello di YouTube, per capire quale può adattarsi maggiormente alle nostre esigenze.
Personalmente, per ora, dal punto di vista della raccolta dati e profilazione utente preferisco YouTube, per ciò che concerne le azioni di remarketing diciamo che Facebook sta iniziando incuriosirmi…e non poco!

Come si fanno i video virali su YouTube?
Con la stessa ricetta con cui si creano le fan page perfette, le immagini a effetto wow e altre scemate del genere. I video virali a priori non esistono. Esistono dei prodotti di video marketing che se distribuiti al giusto pubblico potrebbero acquisire un alto tasso di viralità. Lo stesso GanGnam Style è un fenomeno virale costruito a tavolino grazie a una solida strategia di marketing e video seeding.

3 buoni motivi per cui un’azienda o un freelance dovrebbero iscriversi a questo corso?
Ottimizzare le proprie strategia di marketing
Valutare metodi alternativi ai classici processi di vendita al fine di migliorarli
Non lasciare il fianco scoperto ai competitors!

per info sul corso clicca qui CORSO YOUTUBExAZIENDE

Negoziazione e negoziatori

Sono tempi duri oggi per i negoziatori, la vita a livello professionale ed in generale è più confusa! Confuse sono le persone e le loro aspettative talvolta difficili da decifrare. E’ molto facile fare degli errori che spesso arrivano a compromettere anche relazioni durature.

Migliorare le proprie capacità di negoziazione è sicuramente possibile attraverso l’esercizio , una buona capacità di osservazione e l’apprendimento continuo. In questa ottica cerchiamo di buttare giù qualche certezza.

Cosa si intende per negoziazione? La negoziazione è il processo che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi attraverso uno scambio di informazioni volto a raggiungere un accordo con una controparte quando si hanno sia interessi comuni che interessi contrapposti.

Stiamo parlando quindi di uno scambio che arriva ad una conclusione soddisfacente per le controparte che attraverso questa negoziazione ottengono un risultato che ritengono soddisfacente.

Quali sono Le caratteristiche di un buon negoziatore :
– Capacità di ascolto- Di se stessi e dei problemi della controparte, non siete soli, non si realizza uno scambio senza un equilibrio dei valori messi in gioco, vincerete solo se anche la controparte che accetterà l’accordo si sentirà soddisfatta, dovete subito cercare di capire come
– Creare relazioni efficaci- lo scambio non è mai solo un scambio di valori ma anche di emozioni, di prospettive, di contesti, di non detti. Cercate di essere chiari e autentici fate percepire il valore delle vostre proposte , e arricchite il peso delle relazioni curando gli elementi di contorno
– Capacità di presentazione- non avrete una secondo possibilità di fare un prima buona impressione, l’impatto iniziale crea una disposizione o un indisposizione all’ascolto successive lancia delle aspettative che potrebbe essere duro recuperare
– Non siamo noi come persone ad essere messi in gioco- non somatizzate le trattative parlano gli interessi che portate nella negoziazione e non dimenticate mai di sentirvi ok come persone , non è un giudizio su di voi pertanto non deprimetevi o arrabbiatevi, prendetela con filosofia e continuate e negoziare
– Preparazione- documentatevi, informatevi, chiedete il più possibile riducete l’imprevisto ad uno spazio il più possibile limitato, vi sentirete più sicuri e sarete più capacità di gestire gli imprevisti, fate prove, simulate prefigurate i possibili ostacoli
– Riesame follow up riprogrammazione- ricapitolate , condividete, sintetizzate le conclusioni e riprogrammate date futuro alle vostre negoziazioni create prospettive di lungo periodo
La negoziazione fa parte della nostra vita più di quanto non immaginiamo, con nostra moglie, dal fruttivendolo, quando decidiamo cosa fare la sera con gli amici è un abilità della quale sicuramente si potrebbe far tesoro non solo nella vita professionale.
Per questo il 6/02 presso la nostra struttura si terrà un workshop dedicato all’argomento che vi consigliamo vivamente di non perdere anche per scoprire di più rispetto a quanto accennato sopra…. tutte le info a
workshop capacità negoziazione

COME FARE UNA PRESENTAZIONE EFFICACE?

Nella vita lavorativa di molte persone, la capacità di produrre presentazioni efficaci è diventata sempre più importante. Come farle? Cosa scrivere? Come sistemare nel modo migliore le informazioni? Quali supporti visivi scegliere? Le risposte a queste domande sono infinite e fondamentalmente la risposta più giusta è “dipende”.
Il primo consiglio è quello di diventare consapevoli delle proprie caratteristiche di comunicatore pubblico eppoi scegliere di conseguenza.

COME SI DEVE RACCONTARE UNA STORIA?

Prima di tutto pianificate la struttura, mettetevi a tavolino ed organizzate i contenuti, previsualizzate lo sviluppo del discorso, usate l’ironia che non fa mai male un sorriso non costa nulla in fondo, ricercate la sintesi e la semplicità, sfruttate le pause, curate il visual nel miglior modo possibile. Utilizzate le storie ed i racconti porteranno colore e coinvolgimento.

COME COSTRUIRE UNA PRESENTAZIONE EFFICACE-A LIVELLO VISIVO?

Quando tutte le info vi saranno chiare in mente sarà più facile affrontare questa fase più editoriale potremo dire, utilizzate foto e se possibile illustrazioni professionali, sfruttate siti come shutterstock o fotolia per avere foto professionali a pagamento, o unsplash e gratisography per immagini di buon livello free.
Occhio ai caratteri scelti i font parlano più di quanto pensate, le strutture , i capitoli sono parte integrante della vostra presentazione.

QUALI SOFTWARE UTILIZZARE PER UNA PRESENTAZIONE EFFICACE

Il classico powerpoint è sicuramente il più utilizzato, ma presenta dei limiti di carattere visuale ed estetico, interessanti le possibilità fornite da Canva, Prezi, keynote, google drive tutti strumenti che vi consigliamo di approfondire.

13 dicembre Waiting for – l’attesa si fa evento

Un evento in co-marketing in attesa del natale e dell’anno nuovo.

L’attesa si fa evento all’interno del club vela di Civitanova Marche in un atmosfera insolita prenatalizia vista mare.

“WAITING FOR” è il titolo di questo aperitivo con musica soul funk & house garage solo in vinile con cui abbiamo aiutato a promuoversi una serie di realtà commerciali del territorio approfittando per fare gli auguri ai tanti che ci hanno scelto come fornitori di servizi di consulenza e formazione

Ux Design x tutti e per tutto

COS’È LA USER EXPERIENCE DESIGN?

Per Ux si intende lo studio delle esperienza d’uso dell’utente di un prodotto, servizio o sistema. La cosiddetta “usabilità” di un prodotto sembra andare verso un concetto più ampio di analisi che abbraccia tutte le interazioni con interfacce mediali che potrebbero incontrare gli utenti.

COSA ANALIZZA LA UX DESIGN ?
3 sono le caratteristiche da pesare nello svolgimento di queste analisi: Condizioni dell’utente ed esperienza d’uso precedente, le Caratteristiche del sistema Esperienza di utilizzo.
Ultimamente si parla molto di usabilità ed interactive analysis essendo diventata essa sicuramente determinante per il successo di prodotti e servizi fruiti online, ma come si evince della indicazioni precedenti l’argomento è trasversale e può essere applicato in più ambiti.

COSA FA MATERIALMENTE UN ESPERTO DI UX ?
Fondamentalmente analizza, media , simula , fa ragionare, si mette nei panni del committente cerca di capire quali sono le sue aspettative, poi sposta la riflessione sull’utente cercando di capire quali potrebbero essere le sue reazioni immaginando profili diversi magari di utilizzatori, cercando di arrivare ad una sintesi che possa correggere delle impostazione viziate all’origine (leggasi i produttori fanno prodotti secondo il solo loro pensiero) L ‘Ux professional deve essere pertanto un buon mediatore, deve riflettere e far riflettere le parti sugli ambiti rilevanti su cui è necessario avere una posizione chiara per non tradire la propria identità e avere prodotti che nell’esperienza di utilizzo siano in linea con le aspettative create dal brand. Il percorso che vi proponiamo su l’ux vi trasferirà tecniche (benchmarking, personas, mentalmodels) per favorire la riflessione, per stendere i requisiti, vi racconterà storie di ux, e linee guida da seguire per aumentare la possibilità di avere una buona esperienza di utilizzo.