Public Speaking – Impara a parlare in pubblico

Quante volte, di fronte a un invito ad alzarci in piedi di fronte a una platea, iniziamo a sudare, non abbiamo il coraggio di cercare il contatto visivo dei presenti, blocchiamo e irrigidiamo la nostra gestualità; soffochiamo i toni e il volume di voce; non riusciamo a trasmettere messaggi efficaci al pubblico che si ha di fronte?

Dall’antichità a oggi l’arte dell’espressione orale, in particolare di fronte a un pubblico, ha permesso a personaggi di prestigio di trasmettere le proprie idee e di esercitare una leadership, in grado di influenzare pensieri e azioni. Oggi, in molte attività professionali, ludiche o private, l’arte del parlare in pubblico non può essere intesa come una qualità rara, bensì come un’esigenza professionale, quindi una capacità sviluppabile attraverso la messa in pratica di tecniche e strumenti volti al miglioramento della comunicazione.

CHE COSA È IL PUBLIC SPEAKING?

Tradotto letteralmente è “parlare in pubblico”. E’ semplicemente l’arte di comunicare di fronte a un pubblico, di qualsiasi tipologia si tratti. E come tutte le arti, è caratterizzato da un insieme di tecniche e strumenti, in questo caso volti a migliorare la qualità comunicativa.

QUALI CARATTERISTICHE HA IL BUON PARLATORE PUBBLICO?

Sa bene come accattivarsi la simpatia del pubblico; è capace di concentrare l’attenzione dell’audience su di sé; sa come rendere estremamente efficace la sua capacità comunicativa.

PERCHÉ OGGI È COSÌ IMPORTANTE SAPER EFFETTUARE DELLE PRESENTAZIONI EFFICACI?

Sul piano aziendale, c’è meno tolleranza verso coloro che, chiamati a svolgere una presentazione o condurre una riunione, manifestano impaccio ed evidenti lacune sul piano comunicativo. Le nuove tecnologie multimediali e l’uso di personal computer hanno creato aspettative più elevate sulla comunicazione. Le nuove competenze da sviluppare sono da ricercare nelle strategie comunicative di forte impatto persuasivo. Oggi siamo meno indulgenti di fronte a un professionista che di fronte a una platea tradisce una chiara tensione emotiva, oppure si perde in un fiume di parole che non seguono un filo logico, o, ancora, si smarrisce di fronte alla prima domanda o obiezione.

I NEMICI DEL PUBLIC SPEAKING?

Innanzitutto l’ansia e di conseguenza la paura. Agiscono nei vari aspetti della comunicazione: il respiro, la voce, la postura, lo sguardo, i gesti. Da cosa deriva l’ansia? Dalla paura di dire cose poco interessanti; dalla paura di essere noiosi; dalla paura di non essere compresi. Queste sensazioni ci portano ad essere sommari, approssimativi, disinteressati a ciò che stiamo dicendo e portano la comunicazione in pubblico ad essere poco o per nulla efficace, quindi non venderemo mai il nostro prodotto, non convinceremo mai della validità del nostro metodo esposto, non esorteremo mai a partecipare ai nostri seminari.

Il minicorso dedicato al public speaking ci permetterà di esercitare con efficacia la nostra capacità di comunicazione in pubblico, con l’aiuto di un attore professionista Oscar Genovese, verremo introdotti in un percorso didattico ricco di prove pratica che permetterà di fare un grande salto di qualità nell’efficacia delle ns presentazioni.

Social Media_Studi di Architettura

Studi di Architettura e Social Media

Non c’è storia: gli studi professionali e i Social devono dialogare!

Come già detto nel precedente post i Social Media rappresentano oggi un importante strumento di comunicazione: sono indiscutibilmente un fondamentale supporto a tutte le attività aziendali. Ogni realtà dovrà scegliere in relazione alle proprie specificità e necessità i canali Social più strategici e funzionali al raggiungimento degli obiettivi. In questo articolo iniziamo ad esplorare la vasta galassia degli studi professionali focalizzandoci sugli studi di architettura e design.

Social media per studi di architettura, alcuni degli aspetti positivi:

  • sono dei canali gratuiti o comunque a basso costo;
  • sono ottimi strumenti di recruiting;
  • possono fungere da focus group per ricerche;
  • creano occasione per tessere relazioni professionali anche off-line;
  • danno modo di offrire e ricevere formazione intervenendo e partecipando a gruppi e a forum tematici;
  • permettono di proporre la propria consulenza e professionalità anche attraverso vie informali;
  • sono un’opportunità per sondare il proprio target offrendo la miglior soluzione per ottenere alti livelli di realizzazione con quadri economici mirati alle esigenze dei clienti;
  • possono essere degli ottimi “contenitori” per il portfolio dello studio;
  • permettono di rivolgersi con tono friendly allo staff di collaboratori e ai clienti; ciò permette a tutti gli attori (poiché, si sa, alcuni progetti sono realmente articolati) di comprendere la complessità dei lavori;
  • sono di estrema utilità poiché forniscono immediatezza nel mantenersi in contatto nelle varie fasi dei progetti.

Quindi la regola aurea è sempre quella: non semplicemente esserci ma “esserci” in modo attivo, bisogna curarsi di avere degli account ben fatti, contenuti freschi e cioè post originali e significativi in grado di attrarre la curiosità dei propri follower, portare avanti un monitoraggio continuo per dialogare con il target, intrattenere etc.

Ma parliamoci chiaro, quali potrebbero essere i canali giusti?
Noi suggeriamo: Facebook, Google +, LinkedIn, Twitter, Tumblr e sicuramente Pinterest ma anche Instagram.
Da non dimenticare ovviamente gli immancabili portali e/o Social di settore come “Europa Concorsi”, “Archiportale”, “Archilovers” etc.

Non trascurate l’importanza di questi canali abbiamo seguito da vicino alcune realtà di questo settore che sono riuscite a creare importanti contatti internazionali.

Social Media Marketing Oltremeta

SOCIAL NETWORK: AD OGNUNO IL SUO

SAPETE QUALI SONO I SOCIAL DA PRESIDIARE?

I social media sono gli strumenti che utilizziamo per condividere contenuti. Concretamente sono dei software: un gruppo di applicazioni basate sul Web 2.0 grazie alle quali è possibile lo scambio e la creazione di contenuti generati dagli stessi utenti. I “social network” rappresentano la “rete sociale” di persone che interagiscono in base ai diversi rapporti e interessi che li legano e spesso costruiscono una “community” proprio intorno alle loro passioni dando vita ad una struttura sociale fatta di relazioni tra individui, gruppi e organizzazioni. l social sono dunque un veicolo per interagire e condividere le informazioni con una community.

Oggi i mercati sono costituiti da vere e proprie conversazioni on line da ascoltare, analizzare e gestire. Bisogna partecipare in tempo reale a queste conversazioni per coinvolgere l’utente in maniera efficace ed opportuna.
Ma quali sono gli opinion leader, influencer di settore e i trend della rete che fanno presa sul modo di pensare, di agire dei fan e quindi dei consumatori?
La leva dell’empatia nei confronti del pubblico, in termini di strategia, permette di promuovere sui social in maniera efficace e discreta il proprio settore.
Ma per attrarre l’audience digitale ed ottimizzare le risorse incrementando proficuamente il Social Media ROI (Return of Investment) qual è il primo passo da fare? Sicuramente è consigliabile partire da un’analisi che permetta di pianificare il proprio intervento basandosi sugli obiettivi e sulle caratteristiche dell’attività. Ciò ne determina modi e tempi. Ogni settore (e più in specifico ogni servizio e prodotto) necessita di differenti canali e contenuti in virtù delle proprie peculiarità.

comunque più di una best practice da tener presente che può essere valida per tutti i campi come ad esempio:

  • inserire la pianificazione delle attività di WebMarketing all’interno e in funzione del piano di Marketing tradizionale;
  • rimanere sempre al passo con le funzionalità e l’interfaccia dei Social. Se il Social cambia “aspetto” bisogna sempre adattare i contenuti;
  • mantenere un tono friendly ed immediato evitando banalità e trivialità. E’ importante dare qualcosa che sia interessante, un valore aggiunto;
  • autenticità dei contenuti, una regola è “scrivi quello che ti piacerebbe leggere”. Non bombardare l’audience con il prodotto ma raccontane una storia. Questo permette di non annoiare i follower;
  • fruibilità, correttezza e pulizia dei contenuti. Ad esempio organizzare le immagini in album, non utilizzare il maiuscolo (nel Web equivale ad alzare la voce), scrivere periodi brevi, non inventare hashtag, non postare lo stesso contenuto più volte di seguito, non accentare le parole con l’apostrofo etc.
  • monitorare i feedback per stabilire un oculato orario di pubblicazione;
  • monitorare i competitor ed imparare dai loro errori come dai loro successi;
  • incrociare i Social e farli interagire coordinandoli anche con il sito Web

Sarebbe bene partire sempre dalle buoni prassi che fungono da minimo comun denominatore. Bisognerebbe poi declinare il proprio piano di comunicazione digitale cercando di comprendere quale Social sia più adatto all’azienda cogliendone così al meglio le opportunità. Se si opera nel mercato russo ad esempio sarebbe inutile investire tutte le risorse e il budget su Facebook ignorando “ВКонтакте” (VKontakte), il network più diffuso.

E voi sapete di che Social avreste bisogno?

Social Media Marketing

ABBIATE FEDE: IL SOCIAL MEDIA MARKETING FUNZIONA! – ABBIATE CERVELLO: SAPETE COME FARLO FUNZIONARE?

cosa sarà mai questo “Social Media Marketing”?

Cerchiamo di capirlo insieme. In due parole si tratta di una branca del Marketing online sviluppatasi in seguito alla crescita e diffusione degli altrettanto popolari Social Network. Quando parliamo di “Social Media” ci riferiamo a tutte le tecnologie e pratiche online utilizzate dagli utenti per discutere, condividere (e sempre più spesso contribuire attivamente) a contenuti testuali, immagini, audio e video. Oramai siamo tutti più o meno travolti dal ciclone digitale; proprio per questo, negli ultimi anni, il fenomeno ha assunto un ruolo sempre più di rilievo nelle strategie delle grandi aziende e anche delle PMI.

Gli utenti trascorrono sempre più tempo online ed accedono ai social specialmente da mobile. Avere la possibilità di monitorare l’insieme delle conversazioni che persone, aziende e organizzazioni conducono online è una risorsa preziosissima. Nel Web si fanno ricerche, si trovano informazioni nei forum, nei blog e dai contatti sui Social Network gli utenti si formano e diffondono opinioni.
L’obiettivo del Social Media Marketing è proprio quello di generare visibilità sui Social che giocano un significativo ruolo nelle decisioni d’acquisto. Imparare a utilizzarli, costruire relazioni, ascoltare il mercato e influenzare gli utenti sono la base di partenza per implementare e gestire una comunicazione integrata su tutte le piattaforme del Web 2.0. Tra i principali Social in Italia: Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Youtube, Google Plus e Linkedin.

Attraverso i social si comunica rapidamente con il proprio target e si raggiungono i clienti reali e potenziali. Per ogni prodotto o servizio è necessario calibrare in maniera corretta l’uso di questi strumenti: occorre un’analisi e una strategia tagliata sulle peculiari esigenze dell’azienda. Aprire gli account è gratuito ma diffondere il proprio Brand, curarne l’immagine, coltivare il network di relazioni con clienti e con i fornitori e fare in modo che si abbia un guadagno di ritorno (sia in termini economici e di immagine) ha invece un costo. Il costo è sicuramente di tipo temporale.

I social hanno una valenza ludica e sono utilizzati dagli utenti nel tempo libero ma impiegarli per fini commerciali è un discorso più articolato. Ciò richiede l’analisi del mercato e dei competitor e si basa su una ricerca di informazioni e contenuti che possano essere condivisi in maniera proficua, richiede inoltre un continuo aggiornamento. Ecco perché il Social Media Marketing è un canale di sviluppo del proprio business di considerevole importanza ed ecco perché è consigliabile rivolgersi a dei professionisti che sappiano sfruttare al meglio il potenziale e consentano di avere un ritorno di immagine e di utenza rilevante.

Seguire professionalmente dei canali Social implica in sintesi:

  1. avere un progetto di social media marketing con definizione comune di obiettivi (come ascolto del mercato, lancio di un nuovo prodotto, brand awareness, brand reputation, aumento del traffico sul sito);
  2. stabilire parametri con cui misurare le attività ordinarie e il successo degli ADV (numero visite, followers sui social network, aumento della presenza del brand nelle conversazioni, analisi del sentiment);
  3. redigere un piano editoriale e pianificare una strategia vincente per favorire engagement (partecipare alle conversazioni, per condividere contenuti rilevanti, per interagire con gli utenti e coinvolgerli nelle tue attività online);
  4. monitorare ed analizzare quantitativamente e qualitativamente presenza e reputazione del brand sul web;
  5. essere sempre all’erta e pronti, all’occorrenza, per cambiare rotta in tempo reale sulla scia dei risultati dei feedback raccolti.

La richiesta di attività social media marketing è in continua crescita ma molte aziende si trovano di fronte all’amletico dubbio “Lo faccio internamente o lo faccio fare fuori?”

Beh la risposta è: dipende! Se internamente avete competenze adeguate per i vostri progetti e il tempo necessario per svolgere al meglio queste attività allora Fate Vobis! Ma qualora questo non fosse possibile allora molto meglio esternalizzare a persone specializzate che sicuramente hanno un costo ma sono più appropriate ed efficaci. La vostra azienda conosce le effettive potenzialità di questi strumenti? Spesso, per evitare Epic Fail e danni di immagine, soprattutto per le PMI, è utile affidarsi ad una figura esterna di consulenza.

Ciò permette di ridurre i costi fissi, risparmiare tempo poiché ci si affida ad una professionalità che ha la necessaria esperienza in materia poiché ricordiamo che ci vuole davvero poco per fare errori di comunicazione nel Web.

lettering_Oltremeta_blog

LETTERING: I CARATTERI CHE DANNO CARATTERE – Non sono solo parole!

Il “Lettering” in pubblicità e in editoria, è la progettazione e la scelta adeguata che riguarda i caratteri tipografici da usare in un elaborato grafico. Il testo prende vita con il “Font” giusto. Dietro ogni parola c’è un mondo da scoprire e una storia da raccontare. Attraverso questa forma di scrittura estetica, una scrittura “disegnata”, si ha l’opportunità di veicolare con valore aggiunto ciò che si vuole trasmettere.

Chi non ricorda l’emozione la prima volta che da bambino è riuscito a scrivere il proprio nome? I “nativi digitali” (e cioè coloro appartengono alla generazione di chi è nato e cresciuto in corrispondenza con la diffusione delle attuali tecnologie informatiche) hanno ancora l’Imprinting della manualità per scrivere? In relazione ad una scelta opportuna circa i caratteri da usare una buona palestra sarebbe infatti l’ottima abitudine di non abbandonare l’esercizio della calligrafia: l’arte della scrittura ornamentale.

La scrittura a mano rappresenta uno tra i gesti di motricità tra i più fini, precisi e complessi che l’uomo è in grado di compiere. E’ dunque inconfutabile che la scrittura manuale non dovrebbe essere messa in disparte poiché rappresenta un insostituibile ed inimitabile strumento che favorisce lo sviluppo cognitivo che permette di esprimersi. Questa sensibilità nel cogliere esteticamente i caratteri con cui vengono scritte le parole influisce inevitabilmente sul messaggio che si comunica. Non a caso molte culture orientali fanno della calligrafia una forma d’arte (L’UNESCO tutela le calligrafie orientali come Bene Culturale Immateriale Patrimonio dell’Umanità). Proprio per questa ragione nell’antichità la scrittura è stata sviluppata spesso in ambito religioso così da poter concedere spazio all’arte in quanto forma di comunicazione.

La scrittura manuale è un’abilità umana fondamentale e, per questo motivo, la videoscrittura dovrebbe coesistere ma non sostituirla in toto. In primis per esigenze di natura cognitiva poiché, grazie al background di determinate conoscenze in materia, si diventa capaci di pianificare con efficienza la scelta del carattere da utilizzare. Ciò permette di cogliere nel segno e di far arrivare il messaggio. Ma a cosa serve il Lettering? Qualche esempio per capirne l’utilizzo in alcuni campi:

  • pubblicità:
  • dalla progettazione marchio all’ Advertising. Chi lavora nel settore della comunicazione visiva (in particolar modo Graphic e Web Designer) non può esimersi dal possedere questa competenza. I testi devono essere stampati, pubblicati o trasmessi tramite i media elettronici, allo scopo di comunicare un messaggio nel modo più semplice e funzionale possibile. I caratteri danno spessore e struttura al messaggio;

  • fumetto:
  • Lo studio del lettering è importante nei fumetti. Spesso le onomatopee vengono elaborate in modo tale che passano dallo stato di “scritta” allo stato di “disegno”. Il termine Lettering indica inoltre l’operazione di scrittura dei testi contenuti nei balloon e nelle didascalie;

  • Writing:
  • I Writers evolvono lo studio della lettera aggiungendo frecce, punte e altre decorazioni. Nel Writing, il Lettering, è alla base di ogni scritta, sia che si parli di un graffito sia che si tratti di una tag. Il Writer dipingendo scritte arriva a creare un Lettering personalizzato.

Il Lettering è perciò un codice ed è quindi la scelta sapiente e competente del carattere ad hoc da utilizzare. Tale scelta costituisce perciò uno strumento estremamente avanzato e raffinato di interazione con l’ambiente esterno. In relazione a ciò va rivalutata la manualità che porta a sviluppare la sensibilità per scegliere con competenza quale “vestito” dare alla parola scritta. Steve Jobs diceva: “E’ la mano la parte del corpo che più di ogni altra risponde ai comandi ai comandi del cervello. Se potessimo replicare la mano, avremmo realizzato un prodotto da urlo.”
E voi siete d’accordo con questa affermazione?

Se la pensi come noi e il Lettering ti attrae vai al link.

DA GRANDE FARÒ IL VIDEOMAKER! – 5 punti su cui concentrarsi

Multi-piattaforme, Open Source On Line, tutorial per realizzare video, Tablet, Smartphone, Webcam e videocamere digitali e via dicendo…praticamente, grazie a questi strumenti, siamo diventati tutti Videomaker. Ma cosa fa la differenza? Parliamone…

Un bel video va pensato, immaginato e pianificato ma soprattutto va realizzato. Passare dal progetto alla pratica presenta delle difficoltà tecniche non indifferenti. Bastano piccoli particolari per soffocare il potenziale e dare alla luce un filmato mediocre. Il Videomaker è un professionista che opera a tutto tondo e deve essere in grado di gestire una serie di risorse e professionalità. Occorre avere passione e creatività da mettere in campo, scegliere un’opportuna formazione e fare diverse esperienze per crescere e sviluppare la propria capacità d’espressione professionale. La figura in questione deve possedere le capacità per dirigere le varie fasi di lavorazione di un prodotto audio-visivo.

Se la vostra aspirazione è dunque quella di diventare Videomaker, a prescindere dalle motivazioni che vi spingono a farlo (perché amate questa professione, perché ne avete necessità per lanciare la vostra attività, per implementare un progetto o se il vostro sogno è di diventare dei super Youtuber) non avete altra scelta: dovrete porvi nell’ordine di idee di frequentare corsi altamente specializzati nella formazione di professionisti del video. Auspicabile la conoscenza di Software sul genere di Adobe Photoshop e Adobe Illustrator. Mentre basilare è la conoscenza di Adobe Premiere, Final Cut e soprattutto After Effects per affinare le tecniche di produzione. Per essere un Videomaker che sa il fatto suo è fondamentale saper pianificare contenuti ad hoc e perfezionarli in base alle esigenze del target a cui ci riferiamo. Se voglio lavorare in team o in maniera indipendente nel mondo dell’industria video devo sapermi muovere con disinvoltura e perizia dalla pre-produzione alla post-produzione. Un video-metraggio potrebbe essere richiesto da emittenti televisive, strutture discografiche, aziende che vogliono pubblicizzare prodotti o servizi. Ed ecco che un Videomaker non può non essere preparato per produrre videoclip, Webinar (Web + Seminar: un seminario/lezione online), spot pubblicitari, etc.

In sintesi i 5 punti da cui partire per realizzare un video di qualità sono:
1. Storyboard: strutturare il racconto per sequenze con un alto coinvolgimento emozionale. Armonizzare immagini, suono, musica e parole. Pianificare le riprese è il Must;
2. ambientazione. Saper allestire e predisporre il set o la location e gli elementi di scenografia. Molto importante possedere un cavalletto e ritagliarsi uno spazio per la propria attrezzatura;
3. luce. Un’illuminazione corretta dell’ambiente e dei soggetti principali di una scena. Bisogna possedere elementi di direzione fotografia;
4. audio. L’audio è un elemento di notevole importanza, soprattutto se si filma in esterna. Occhio anche alla scelta di un’eventuale colonna sonora;
5. montaggio. Per la post produzione è consigliato l’utilizzo di programmi come Adobe Premiere, Final Cut e After Effects. Indispensabili per animazione, effetti video, creazione di titoli, 3D e compositing, etc.

Alla luce di quanto detto, c’è qualcuno che riesca a confutare il fatto che non si è mai abbastanza aggiornati e preparati per affrontare il mondo del Videomaking? In definitiva la differenza tra una preparazione improvvisata o autodidatta nel settore esiste ed è significativa.
Provare per credere: vai al link.

Contro il logorio della vita moderna….SCATTA! – Come realizzare una foto memorabile quando arriva l’ispirazione

Fotografiamo noi stessi, fotografiamo i nostri cari, animali domestici compresi. Fotografiamo quello che mangiamo, fotografiamo quello che ci piace e anche quello che non ci piace. Siamo reporter che fanno la telecronaca delle propria esistenza attraverso il linguaggio delle immagini. Si corre sempre ma capita quel momento in cui la parte più autentica e sognatrice di ognuno di noi si ferma, a dispetto del tempo che incalza, e nota qualcosa o qualcuno. E magari “vediamo” il cielo ambrato del tramonto; a quel punto la fotocamera diventa un naturale prolungamento dei nostri occhi e del nostro sentire e il bisogno di fare una foto diventa impellente.

Il Digital Marketing non ha ignorato questa inclinazione dell’essere umano in contesti sociali che sono oramai ubriachi di visual. Gli individui amano il visual, vivono di immagini e continuano a ricercarne in continuazione. Ed ecco che social come Instagram (non a caso acquistato da Facebook), Pinterest, e svariate App di fotoritocco rapido a supporto, diventano indispensabili nella vita di tutti i giorni. Tutto ciò modifica le abitudini e, paradossalmente, anche gli stili di vita. Pinterest, social ispirazionale famoso per la varietà e la qualità di immagini patinate e talvolta avanguardistiche, gareggia con Google Images per la ricerca di immagini da parte degli utenti. L’immagine, pur essendo suscettibile di interpretazioni culturali, risulta indubbiamente più diretta della parola poiché abbatte le barriere linguistiche. Per questo l’immagine ha sempre un forte potere evocativo. L’estetica e l’equilibrio della composizione sono fondamentali; questo lo sa bene l’intero Star-System che, oramai, non può più fare a meno dei “Posing Coach”, figure professionali che spiegano come venire bene in foto.

La fotografia per essere di effetto, oltre ad avere precisi meccanismi narrativi, deve essere prima di tutto tecnicamente perfetta per esprimere al meglio ciò che vogliamo cogliere e comunicare. Prima di tutto bisogna porsi nell’ordine di idee che un buono scatto non ha bisogno di molto fotoritocco, quindi, chi ben inizia è a metà dell’opera.
A tal proposito ci sono 9 elementi da tenere in consierazione:
– il soggetto, spesso è utile cercare un punto di vista diverso;
– la scena, trovare una giometria del fotogramma che la renda ben bilanciata;
– regolare la profondità di campo;
– la composizione che deve essere armonica;
– la luce che va letta ed interpretata (è utila allenarsi a scattare anche quando le condizioni meteo non sono ottimali);
– mettere a fuoco con precisione per ottenere sufficiente nitidezza;
– l’esposizione;
– cercare di ammorbidire la luce del flash;
– utilizzare il treppiede.

In sintesi per realizzare un buono scatto occorre sicuramente far molta pratica. I tecnicismi e la padronanza della macchina non sono sufficienti poiché, contestualmente, bisogna allenare anche l’occhio e la mente. Teoria e pratica sono fondamentali per fissare in uno scatto un momento che può essere frutto di un nostro soggettivo stato d’animo, di un momento vibrante che vogliamo catturare e rendere nostro per sempre, magari condividendolo con qualcuno a cui teniamo. Per far ciò è indispensabile utilizzare una macchina fotografica in modalità manuale soprattutto per il fatto che, in questo modo, è possibile dar voce ad un proprio stile personalizzando un’immagine…e chi oggi non vorrebbe essere brillante ed originale in un mondo che è in overload di visual?

E tu vorresti scattare? Allora vai al link.