Pensiero creativo

Cos’è la creatività? Ma soprattutto.. nasco creativo o posso allenarmi a diventarlo?

Sono in molti infatti a pensare che la creatività sia un talento innato, una rara abilità prerogativa di pochi individui prescelti, particolarmente intelligenti o particolarmente bizzarri.

In realtà non è così, e il dizionario stesso ci conferma che può essere una dote innata ma è soprattutto una capacità, qualcosa che va coltivato e sviluppato in un ambiente adeguato. Molte sono le teorie che definiscono la creatività una metacompetenza, ossia una competenza trasversale a tutte le discipline e a tutti gli ambiti del sapere. Creatività non solo legata all’arte quindi, ma anche alla scienza, alla tecnologia, e ai settori più disparati, come abilità nel mettere in connessione ambiti diversi e trovare nuove strade mai percorse.

In questo articolo anche chi non pensa di esserne dotato potrà scoprire come stimolare il pensiero creativo, esercitandosi a pensare fuori dal coro.

Cos’è il pensiero creativo?

L’etimologia della parola creare, di origine latina, è da ricondursi alla radice sanscrita kar- = fare, infatti, sempre in sanscrito, kar-tr è il creatore, cioè “colui che fa dal nulla”.

L’atto creativo, infatti, era attribuito essenzialmente alla divinità, mentre proprie dell’uomo erano il genio e l’attitudine al progresso e all’innovazione. Per i greci la “creazione” era un atto troppo ardito per l’uomo, che mirava alla “poièin”, l’atto di scrivere delle poesie, e alla “tèchne”, che indicava il saper lavorare in modo artistico. L’uomo non creava, esprimeva la sua intelligenza ed esperienza secondo delle regole ben precise.

Stesso discorso per il primo cristianesimo, Dio creatore genera dal nulla mentre l’uomo può essere artigiano o artista scoprendo le leggi divine che regolano il mondo, ma senza inventare nulla.

Si dovrà aspettare il XVIII secolo ed Immanuel Kant per assistere ad un nuovo corso. Il filosofo distingue l’”immaginazione riproduttiva”, ovvero la capacità di far riemergere nello spirito oggetti intuiti in precedenza, e “immaginazione produttiva”, intuizione pura di spazio e tempo. Successivamente, nella “Critica del giudizio” Kant afferma che il libero gioco dell’immaginazione, unito all’intelletto e alla ragione, produce l’esperienza del bello e del sublime.

E’ estremamente curioso notare come una delle definizioni più interessanti di creatività venga da un matematico. “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili” afferma Henri Poincaré, introducendo i criteri di nuovo e utile. Il “nuovo” indica una rottura con il momento storico, superando le regole esistenti OGGI e istituendo una nuova regola condivisa, proprio perchè UTILE. Oltre al considerare l’atto creativo applicabile a tutto l’agire umano, dall’economia alla tecnologia.

“L’attività creativa è quindi quella che rende l’uomo un essere rivolto al futuro, capace di dar forma a quest’ultimo
e di mutare il proprio presente.”

Lev S. Vygotskij

Quindi, per semplificazione estrema, potremmo definire il pensiero creativo come la capacità di creare qualcosa di nuovo, frutto di un processo di strutturazione di informazioni collegate al contesto sociale e culturale in cui è inserito l’individuo. L’immaginazione non è semplice replica della realtà, ma creatrice, capace di integrare forme nuove con esperienze già vissute, trasformando la realtà esistente.

Perchè il pensiero creativo è definito divergente/laterale?

Il pensiero creativo è innato nell’essere umano, contrapposto al pensiero logico, lineare, “verticale”, strutturato su causa – effetto. Lo psicologo Edward de Bono sostiene che la “semplicità” del ragionamento logico non può soddisfare in modo completo l’esigenza di nuove idee, che oggi cresce in maniera esponenziale, e quindi contrappone al pensiero verticale quello laterale, inteso come metodo per indagare le connessioni apparentemente nascoste della mente. Attraverso delle provocazioni, questa tecnica permette di rompere gli schemi abituali di pensiero, analizzando da più punti di vista un problema e cercando delle risoluzioni attraverso delle associazioni insolite, senza ricercare un’unica soluzione diretta al problema.

Fondamentale quindi applicare questo approccio ai settori di nostra competenza, quelli di cui ci occupiamo ogni giorno. Il papà del marketing, Philip Kotler, ricollegandosi a questa teoria, ha aggiunto che sta arrivando l’ora fatale anche per il marketing cosiddetto “verticale”. Servono nuove idee, che possono nascere solo da un diverso modo di vedere le cose.

Il processo creativo secondo Graham Wallas

Il processo creativo, che non va assolutamente forzato, attraversa in genere 4 fasi, alternando il pensiero logico a quello creativo :

– preparazione: raccolta e selezione delle informazioni rilevanti, analisi del problema, esplorazione delle possibili soluzioni. L’atteggiamento in questa fase è metodico e sistematico.
– incubazione: elaborazione mentale del materiale a disposizione, cercando un ordine che riesca a costruire un nuovo senso. Il problema viene suddiviso in parti più piccole, analizzandone una per volta. E’ un processo che si sviluppa per prove ed errori, in maniera apparentemente disordinata. Qui è la parte più profonda della mente a lavorare, il subconscio, testimoniato dal fatto che la mente lavora anche in momenti in cui non siamo focalizzati sul problema, durante il sonno, ad esempio.
– illuminazione o insight: il momento EUREKA! Una nuova idea emerge nella parte conscia della mente. L’intuizione avviene all’improvviso, ma solo grazie alla fase precedente. Henri Poincaré racconta di aver risolto un complesso problema matematico mentre stava salendo su un autobus e non ci stava pensando.
– verifiche: una nuova idea, una soluzione, un’intuizione deve essere testata e verificata per essere poi formalizzata.

I blocchi mentali

Ma se continuo a pensare, pensare, ripensare… ma non succede nulla??
Allora forse la vostra mente vi sta ingannando e potreste essere intrappolati in blocchi mentali di cui non avete consapevolezza.

Un blocco mentale è un atteggiamento che porta a pensare seguendo sempre gli stessi schemi, rendendoci ciechi alle strade alternative.

In psicologia, i più frequenti sono:

1. La risposta esatta: NO, non c’è n’è una sola.
2. “Ma non ha senso”: specie nella fase di incubazione, MAI scartare le idee che non appaiono logiche.
3. Seguire le regole: è quello che ci insegnano fin da bambini. Adesso dovete dimenticarvelo
4. E’ funzionale?: non chiedetevelo troppo presto. Questo accade perchè ci concentriamo troppo su ciò che sappiamo già
5. Il gioco è solo per bambini: mai affermazione fu più falsa. Le idee più geniali vi verranno quando vi starete divertendo.
6. Non è il mio settore: la maggior parte della gente pensa di non poter contribuire in nessun modo al di fuori della propria area di competenza e/o specializzazione. E’ proprio nella combinazione fra settori diversi che scattano le scintille più grandi
7. Evitare le ambiguità: non è sempre valido invece. Ambiguità come possibilità di vedere in modi diversi uno stesso problema
8. Ma sei matto? Abbiate il coraggio di essere anche “diversi”. Tendiamo al conformismo, ma se siamo come tutti gli altri, penseremo come tutti gli altri.
9. Sbagliare è sbagliato: SBAGLIATO! Veniamo addestrati a condannare l’errore e a farne sempre il meno possibile. Ma se non permettiamo a noi stessi di sbagliare, non stiamo provando minimamente a pensare creativo. L’errore è la dimostrazione che state provando qualcosa di nuovo.
10. Ma io non sono un creativo: Dai una possibilità a te stesso, e soprattutto alle tue idee. Se non pensi di essere un creativo, non lo sarai.

Qualche esercizio per sviluppare il pensiero creativo

Quindi.. non vi resta altro da fare che ALLENARVI!

Ci sono delle tecniche per stimolare il pensiero creativo ed imparare a trovare strade alternative in qualsiasi ambito siate coinvolti.

– BRAINSTORMING o “assalto mentale”, è una tecnica creativa di gruppo che consiste nel riunire nella fase iniziale di un processo tutte le persone coinvolte. Chiunque potrà esporre le sue idee, le sue intuizioni, senza preoccuparsi troppo della sua effettiva realizzazione. Anche quello che vi sembrerà paradossale deve essere preso in considerazione, per poi arrivare ad una modellazione di queste idee per arrivare alla risoluzione del problema. I risultati sono stupefacenti, e garantiti.

– VISUAL BRAINSTORMING: la tecnica è la stessa del brainstorming, ma questa volta utilizzando esclusivamente immagini, schizzi o foto.

– LA TECNICA DEI SEI CAPPELLI: introdotta da De Bono nel 1991, mirata all’utilizzo del pensiero in maniera consapevole e al superamento del ragionamento dialettico per contrapposizioni. Ci permette di interpretare ruoli fissi, a seconda del cappello che si indossa, che incarnano diversi punti di vista, anche lontanissimi dalla nostra indole. Questo ci permette di liberarci dagli schemi creati dalla nostra posizione o dal nostro carattere e analizzare il problema per fasi.

– MAPPE MENTALI: apparentemente degli innocui disegni su carta, nella realtà uno strumento potentissimo per accedere alle capacità nasconste del cervello. Si tratta di vere e proprie rappresentazioni grafiche del pensiero, che stimolano la memoria visiva, facilitano la memorizzazione di concetti e agiscono simulando i processi del cervello , che come avrete capito opera in maniera tutt’altro che lineare.

Pensiero creativo e problem solving, skills del futuro

In un momento di grandi cambiamenti ed incertezze come quello che stiamo attraversando, la creatività è una competenza necessaria per affrontare le sfide lavorative che abbiamo davanti. Non parliamo di una moda quindi, ma di una NECESSITA’! Pensare creativo presuppone flessibilità, capacità di adattarsi all’ambiente in cui viviamo e lavoriamo, scovare nuovi metodi per non rimanere incastrati nei problemi e (anzi) uscirne vincitori.

Ogni essere umano è geneticamente predisposto al pensiero creativo, a prescindere dalla sua cultura, educazione o professione. L’aspetto fondamentale, quindi, è COLTIVARLO. Procedete scomponendo in problemi più piccoli, non escludete nessuna possibilità solo perchè vi sembra assurda, incoraggiate il lavoro di squadra e soprattutto..non abbiate paura di sbagliare!

“If you’re not failing every now and again, it’s a sign you’re not doing anything very innovative.“
Woody Allen

creative adaptive thinking

PENSIERO CREATIVO E PROBLEM SOLVING: La ricetta per il successo

PENSIERO CREATIVO E PROBLEM SOLVING: La ricetta per il successo

Ormai lo sappiamo: “distinguersi” al giorno d’oggi è la parola chiave.
Che si parli di abbigliamento, acconciature, prodotti, progetti…

Ma come ci si distingue dalla massa informe in cui siamo travolti, soprattutto quando pensiamo al nostro business? Come risaltare agli occhi dei clienti, rispetto ai nostri competitors?

CREATIVITÀ! Il Pensiero creativo è una delle skills che l’Institute for the Future ha individuato come essenziali per il futuro. Sappiamo bene che non possiamo essere tutti dei creativi, che qualcuno nel corso della sua vita sviluppa più di altri il pensiero laterale, e che emisfero destro e sinistro del cervello possono non andare di pari passo.

Ma possedere e usare il pensiero creativo non significa diventare degli artisti, dei geni o dei pazzoidi. Significa semplicemente trovare soluzioni alternative, affrontare il mondo del lavoro in maniera innovativa, risolvere dei problemi ancora prima che si presentino e soprattutto prima degli altri.

Jeff Shore, esperto di vendite, autore e consulente di fama mondiale, in un articolo apparso due settimane fa su entrepreneur.com, fa un esempio molto esplicativo: la vendita anticipata di pacchetti per il proprio funerale. Argomento ostico non trovate? Come riuscire a venderli, dal momento che nella maggior parte dei casi non si vuole nemmeno pensare a cose del genere? Bisogna trovare soluzioni creative. Andare a stuzzicare delle corde nascoste e molto delicate. Chi è in grado di vendere un prodotto del genere avrà sicuramente trovato una strategia di vendita innovativa e vincente! Voi sareste in grado di farlo?

Per potenziare il nostro pensiero creativo dobbiamo innanzitutto ricordarci che tutti hanno questa capacità nascosta, dobbiamo solamente allenarla! E allora, concedetevi delle pause creative e:

– Concentratevi su di un progetto e pensate a tutte le idee che vi vengono in mente sull’argomento, senza un ordine, senza rifletterci troppo, per raccogliere più spunti possibili;

– Scrivete le vostre idee, non lasciatele svanire, non rischiate di dimenticarle, perché potrebbero essere idee vincenti;

– Riflettete su qualcosa che avete imparato di nuovo o che dovreste imparare: potrebbe tornare utile per il vostro progetto. Imparate anche dagli altri: assorbite quello che fanno di buono e miglioratevi;

– Prendetevi il tempo di cui avete bisogno: la fretta non è vostra amica;

– Fate in modo che il vostro spazio di lavoro trasmetta creatività e sia quindi stimolante: l’ambiente circostante influenza il pensiero. Prendetevi anche qualche minuto all’aria aperta, una passeggiata stimolerà la vostra creatività;

– Fate le correzioni in un secondo momento, aspettate a modificare il vostro lavoro.

Come vedete, esercitare il proprio pensiero creativo è un’attività semplice, che non richiede troppo impegno. I benefici che potrete trarre da questi piccoli esercizi possono veramente aiutare le vostre attività. Se iniziate a prendervi delle pause creative e a fare del brainstorming, a riflettere su delle aree di miglioramento, a prendervi il vostro tempo senza fretta e senza badare subito alle correzioni, a sistemare i vostri spazi di lavoro in maniera creativa, vedrete la vostra creatività venire fuori.

Se volete condividere con noi i vostri “esercizi creativi” e volete rimanere aggiornati sulle skills del futuro e sulle nostre iniziative, non perdete di vista i nostri canali social e la nostra newsletter!

VISUAL THINKING – Il pensiero si fa immagine

VISUAL THINKING – Il pensiero si fa immagine

Bombardamenti continui di informazioni e dati. Estremizzazione del linguaggio verbale. Connessioni globali e perenni. Questa è la realtà in cui ci troviamo… ma qualcosa sta cambiando!

Qualcuno di voi avrà notato la crescita del numero di immagini a cui siamo sottoposti: siti internet, social media, presentazioni aziendali, ecc. sono sempre più scarni di descrizioni e più ricchi di immagini. Perché? Perché sta crescendo la consapevolezza che tutti noi abbiamo un pensiero visuale, il VISUAL THINKING: il nostro cervello può decodificare le immagini in maniera immediata, senza il bisogno di elaborazioni e spiegazioni complesse.

Secondo Howard Gardner, professore alla Harvard Graduate School of Education, l’intelligenza visuale è una delle 8 intelligenze possedute dall’essere umano e consiste nella capacità di riconoscere delle figure in uno spazio più o meno esteso.
Già Ferdinand de Saussure, fondatore della linguistica strutturale, aveva differenziato, nel suo concetto di lingua, il significante ed il significato, ovvero il segno linguistico, uditivo o grafico, con l’immagine che esso rappresenta, imprescindibile per l’utilizzo del linguaggio.
Ian Robertson individua invece l’intelligenza visiva come un “sesto senso” che tutti possiedono fin da bambini, ma che si perde crescendo e che quindi va allenato.

È il sovraccarico di informazioni che ha portato l’uomo moderno ad abbandonare l’approccio visivo, ma allo stesso tempo è proprio per questa grande quantità di dati che vengono trasmessi che bisogna essere in grado di esaminare e selezionare i messaggi. Dobbiamo quindi trovare un modo per attirare l’attenzione del nostro pubblico, per snellire i nostri messaggi e renderli memorabili.

In nostro aiuto viene quindi l’immagine, che racchiude in sé grandi significati e riesce a trasmetterli in modo istantaneo, prima ancora di riuscire consciamente a rendercene conto. Le informazioni possono essere veicolate in maniera creativa, superando le barriere linguistiche e comportamentali con un linguaggio universale, quello figurativo, che permette anche di sviluppare nuovi punti di vista e favorisce quindi il problem-solving.

Immaginate di dover riunire il vostro staff per spiegare un nuovo processo aziendale.
Cosa credete che sia più efficace, una presentazione a voce magari accompagnata da una slide di solo testo, oppure delle immagini che siano esplicative e che contengano dei semplici concetti chiave che poi saranno eventualmente ampliati?

processo slide

infografica_visual_thinking

Ma quali sono le rappresentazioni grafiche che possiamo utilizzare all’interno del nostro business?

Qualsiasi trasposizione, sotto forma di immagine, di idee, concetti, statistiche e processi, purché sia diversa dal solito testo lungo e noioso, o almeno che lo affianchi e lo snellisca, lavorando per metafore e affinità, rendendolo più facilmente fruibile e sfruttando in maniera coerente lo spazio a disposizione, in modo che sia chiaro il percorso mentale da seguire.

Ecco alcuni esempi di rappresentazioni grafiche:

• MAPPE CONCETTUALI: da un concetto primario posizionato al centro, si diramano in tutte le direzioni quelli ad esso connessi. Possono essere utili per stilare una bozza di una presentazione aziendale, in cui si partirà da un valore o da un prodotto centrale, per poi sviluppare tutte le caratteristiche accessorie; permettono di riprodurre nero su bianco un momento di brainstorming, dando una coerenza ad una serie di idee inizialmente sconnesse;

• DIAGRAMMI DI FLUSSO: simili alle mappe concettuali, si diramano però generalmente in una sola direzione. Sono molto efficaci per descrivere i processi aziendali, la cui rappresentazione necessita di una successione temporale e logica;

• GRAFICI: danno una lettura immediata di dati e percentuali e possono quindi essere utili per la presentazione e la lettura dei bilanci aziendali, dando un immediato colpo d’occhio. Ne esistono di diversi tipi, a seconda delle necessità e della tipologia di dati da rappresentare;

• INFOGRAFICHE: sono delle immagini in cui vengono rappresentati diversi tipi di dati attraverso l’unione di tabelle, icone, grafici ecc. che vanno a creare delle grafiche accattivanti, che si discostano dalle rappresentazioni convenzionali, rendendo il messaggio più impattante e più immediato.

Se vogliamo utilizzare degli strumenti digitali invece di produrli manualmente, sfruttare dei programmi gratuiti come XMind e Visage, in particolare per grafici, diagrammi e mappe, è sicuramente utile e facilitante. Un programma molto completo è inoltre Piktochart, con molte funzioni da poter sfruttare, anche per le infografiche, così come Infogr.am. Questi, attraverso l’uso dei pittogrammi, ovvero delle immagini stilizzate e universalmente comprensibili, permettono di rappresentare dei concetti complessi in maniera molto semplice.

L’utilizzo di questi strumenti per il visual thinking trova quindi le fondamenta in principi di linguistica radicati da tempo, secondo cui non esistono pensiero e linguaggio senza immagini. Per la capacità universale di leggere le immagini in modo immediato, le rappresentazioni grafiche possono aiutare a selezionare, tra l’enorme quantità di dati a cui siamo sottoposti, solo quelli essenziali. Esistono diversi modi per riprodurre i messaggi in immagini: alcune esemplificazioni possono essere le mappe concettuali, i diagrammi di flusso, i grafici e le infografiche. Ognuna di queste permette, attraverso una schematizzazione diversa, di sintetizzare e veicolare efficacemente le informazioni necessarie ed essenziali alla comunicazione.

Ora non vi resta che mettervi in gioco e scatenare la vostra creatività ed il vostro visual thinking.
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LETTERING: I CARATTERI CHE DANNO CARATTERE – Non sono solo parole!

Il “Lettering” in pubblicità e in editoria, è la progettazione e la scelta adeguata che riguarda i caratteri tipografici da usare in un elaborato grafico. Il testo prende vita con il “Font” giusto. Dietro ogni parola c’è un mondo da scoprire e una storia da raccontare. Attraverso questa forma di scrittura estetica, una scrittura “disegnata”, si ha l’opportunità di veicolare con valore aggiunto ciò che si vuole trasmettere.

Chi non ricorda l’emozione la prima volta che da bambino è riuscito a scrivere il proprio nome? I “nativi digitali” (e cioè coloro appartengono alla generazione di chi è nato e cresciuto in corrispondenza con la diffusione delle attuali tecnologie informatiche) hanno ancora l’Imprinting della manualità per scrivere? In relazione ad una scelta opportuna circa i caratteri da usare una buona palestra sarebbe infatti l’ottima abitudine di non abbandonare l’esercizio della calligrafia: l’arte della scrittura ornamentale.

La scrittura a mano rappresenta uno tra i gesti di motricità tra i più fini, precisi e complessi che l’uomo è in grado di compiere. E’ dunque inconfutabile che la scrittura manuale non dovrebbe essere messa in disparte poiché rappresenta un insostituibile ed inimitabile strumento che favorisce lo sviluppo cognitivo che permette di esprimersi. Questa sensibilità nel cogliere esteticamente i caratteri con cui vengono scritte le parole influisce inevitabilmente sul messaggio che si comunica. Non a caso molte culture orientali fanno della calligrafia una forma d’arte (L’UNESCO tutela le calligrafie orientali come Bene Culturale Immateriale Patrimonio dell’Umanità). Proprio per questa ragione nell’antichità la scrittura è stata sviluppata spesso in ambito religioso così da poter concedere spazio all’arte in quanto forma di comunicazione.

La scrittura manuale è un’abilità umana fondamentale e, per questo motivo, la videoscrittura dovrebbe coesistere ma non sostituirla in toto. In primis per esigenze di natura cognitiva poiché, grazie al background di determinate conoscenze in materia, si diventa capaci di pianificare con efficienza la scelta del carattere da utilizzare. Ciò permette di cogliere nel segno e di far arrivare il messaggio. Ma a cosa serve il Lettering? Qualche esempio per capirne l’utilizzo in alcuni campi:

  • pubblicità:
  • dalla progettazione marchio all’ Advertising. Chi lavora nel settore della comunicazione visiva (in particolar modo Graphic e Web Designer) non può esimersi dal possedere questa competenza. I testi devono essere stampati, pubblicati o trasmessi tramite i media elettronici, allo scopo di comunicare un messaggio nel modo più semplice e funzionale possibile. I caratteri danno spessore e struttura al messaggio;

  • fumetto:
  • Lo studio del lettering è importante nei fumetti. Spesso le onomatopee vengono elaborate in modo tale che passano dallo stato di “scritta” allo stato di “disegno”. Il termine Lettering indica inoltre l’operazione di scrittura dei testi contenuti nei balloon e nelle didascalie;

  • Writing:
  • I Writers evolvono lo studio della lettera aggiungendo frecce, punte e altre decorazioni. Nel Writing, il Lettering, è alla base di ogni scritta, sia che si parli di un graffito sia che si tratti di una tag. Il Writer dipingendo scritte arriva a creare un Lettering personalizzato.

Il Lettering è perciò un codice ed è quindi la scelta sapiente e competente del carattere ad hoc da utilizzare. Tale scelta costituisce perciò uno strumento estremamente avanzato e raffinato di interazione con l’ambiente esterno. In relazione a ciò va rivalutata la manualità che porta a sviluppare la sensibilità per scegliere con competenza quale “vestito” dare alla parola scritta. Steve Jobs diceva: “E’ la mano la parte del corpo che più di ogni altra risponde ai comandi ai comandi del cervello. Se potessimo replicare la mano, avremmo realizzato un prodotto da urlo.”
E voi siete d’accordo con questa affermazione?

Se la pensi come noi e il Lettering ti attrae vai al link.