PROBLEM SOLVING CREATIVO

Nessuno dovrebbe mai imporre il proprio punto di vista su un problema, piuttosto uno dovrebbe studiarlo e nel tempo una soluzione si rivelerà. (Albert Einstein)

Il Problem Solving Creativo

La maggior parte delle persone è completamente convinta che non vuole affatto avere dei problemi… Senza accorgersi che, se da una parte sono inevitabili perché risultato diretto di ogni nostra decisione, dall’altra rappresentano proprio l’essenza di vivere, sono gli indicatori di attività per eccellenza! Una vita senza problemi sarebbe completamente vuota di significato, vorrebbe dire che non succederebbe mai nulla, insomma, il limbo più assoluto!

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Pensiero creativo

Cos’è la creatività? Ma soprattutto.. nasco creativo o posso allenarmi a diventarlo?

Sono in molti infatti a pensare che la creatività sia un talento innato, una rara abilità prerogativa di pochi individui prescelti, particolarmente intelligenti o particolarmente bizzarri.

In realtà non è così, e il dizionario stesso ci conferma che può essere una dote innata ma è soprattutto una capacità, qualcosa che va coltivato e sviluppato in un ambiente adeguato. Molte sono le teorie che definiscono la creatività una metacompetenza, ossia una competenza trasversale a tutte le discipline e a tutti gli ambiti del sapere. Creatività non solo legata all’arte quindi, ma anche alla scienza, alla tecnologia, e ai settori più disparati, come abilità nel mettere in connessione ambiti diversi e trovare nuove strade mai percorse.

In questo articolo anche chi non pensa di esserne dotato potrà scoprire come stimolare il pensiero creativo, esercitandosi a pensare fuori dal coro.

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Trans-disciplinarity

TRANSDISCIPLINARITÀ – LA NUOVA FRONTIERA DEL PROBLEM SOLVING

TRANSDISCIPLINARITÀ – LA NUOVA FRONTIERA DEL PROBLEM SOLVING

In un momento storico in cui siamo a contatto con macchine piene dei dati più disparati, su soggetti ed argomenti diversi, ma sempre tutti interconnessi, tra le altre skills del futuro nasce e cresce la necessità di sviluppare la cosiddetta “transdisciplinarità”.

La conoscenza non è più unitaria: ci troviamo davanti ad una enorme complessità della realtà, per cui la semplice giustapposizione di discipline non è più sufficiente. Per affrontare problemi complessi serve un approccio complesso, un’integrazione di punti di vista, la transdisciplinarità per l’appunto. Questo è anche il cardine dell’opera del CIRET – Centre International de Recherches et Études Transdisciplinaires, un’associazione, nata a Parigi nel 1987, che si pone lo scopo di sviluppare la sua attività di ricerca con un nuovo approccio scientifico e culturale, basato, ovviamente, sulla transdisciplinarità, derivante dall’influenza reciproca e continua delle diverse scienze esistenti.

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creative adaptive thinking

PENSIERO CREATIVO E PROBLEM SOLVING: La ricetta per il successo

PENSIERO CREATIVO E PROBLEM SOLVING: La ricetta per il successo

Ormai lo sappiamo: “distinguersi” al giorno d’oggi è la parola chiave.
Che si parli di abbigliamento, acconciature, prodotti, progetti…

Ma come ci si distingue dalla massa informe in cui siamo travolti, soprattutto quando pensiamo al nostro business? Come risaltare agli occhi dei clienti, rispetto ai nostri competitors?

CREATIVITÀ! Il Pensiero creativo è una delle skills che l’Institute for the Future ha individuato come essenziali per il futuro. Sappiamo bene che non possiamo essere tutti dei creativi, che qualcuno nel corso della sua vita sviluppa più di altri il pensiero laterale, e che emisfero destro e sinistro del cervello possono non andare di pari passo.

Ma possedere e usare il pensiero creativo non significa diventare degli artisti, dei geni o dei pazzoidi. Significa semplicemente trovare soluzioni alternative, affrontare il mondo del lavoro in maniera innovativa, risolvere dei problemi ancora prima che si presentino e soprattutto prima degli altri.

Jeff Shore, esperto di vendite, autore e consulente di fama mondiale, in un articolo apparso due settimane fa su entrepreneur.com, fa un esempio molto esplicativo: la vendita anticipata di pacchetti per il proprio funerale. Argomento ostico non trovate? Come riuscire a venderli, dal momento che nella maggior parte dei casi non si vuole nemmeno pensare a cose del genere? Bisogna trovare soluzioni creative. Andare a stuzzicare delle corde nascoste e molto delicate. Chi è in grado di vendere un prodotto del genere avrà sicuramente trovato una strategia di vendita innovativa e vincente! Voi sareste in grado di farlo?

Per potenziare il nostro pensiero creativo dobbiamo innanzitutto ricordarci che tutti hanno questa capacità nascosta, dobbiamo solamente allenarla! E allora, concedetevi delle pause creative e:

– Concentratevi su di un progetto e pensate a tutte le idee che vi vengono in mente sull’argomento, senza un ordine, senza rifletterci troppo, per raccogliere più spunti possibili;

– Scrivete le vostre idee, non lasciatele svanire, non rischiate di dimenticarle, perché potrebbero essere idee vincenti;

– Riflettete su qualcosa che avete imparato di nuovo o che dovreste imparare: potrebbe tornare utile per il vostro progetto. Imparate anche dagli altri: assorbite quello che fanno di buono e miglioratevi;

– Prendetevi il tempo di cui avete bisogno: la fretta non è vostra amica;

– Fate in modo che il vostro spazio di lavoro trasmetta creatività e sia quindi stimolante: l’ambiente circostante influenza il pensiero. Prendetevi anche qualche minuto all’aria aperta, una passeggiata stimolerà la vostra creatività;

– Fate le correzioni in un secondo momento, aspettate a modificare il vostro lavoro.

Come vedete, esercitare il proprio pensiero creativo è un’attività semplice, che non richiede troppo impegno. I benefici che potrete trarre da questi piccoli esercizi possono veramente aiutare le vostre attività. Se iniziate a prendervi delle pause creative e a fare del brainstorming, a riflettere su delle aree di miglioramento, a prendervi il vostro tempo senza fretta e senza badare subito alle correzioni, a sistemare i vostri spazi di lavoro in maniera creativa, vedrete la vostra creatività venire fuori.

Se volete condividere con noi i vostri “esercizi creativi” e volete rimanere aggiornati sulle skills del futuro e sulle nostre iniziative, non perdete di vista i nostri canali social e la nostra newsletter!

COMPUTATIONAL THINKING

PENSIERO COMPUTAZIONALE – Pensare come un PC?

PENSIERO COMPUTAZIONALE – Pensare come un PC?

– Pensiero Computazionale.
– Pensiero e computer.
– Perché, un computer può pensare?
– No, ma gli uomini possono imparare dai computer qualcosa sul pensiero!

Accostando queste due parole si racchiude la sintesi del modo in cui l’uomo moderno deve ormai muoversi: in perfetta sintonia tra abilità umane e tecnologiche, così come le future skills proclamano.

MA: non c’è ancora una definizione universalmente accettata di “pensiero computazionale”.

Nel 2006 Jeannette M. Wing usa il termine “Computational Thinking” per indicare un modello mentale influenzato dall’informatica e volto al problem solving, in cui un ESECUTORE (uomo o macchina) attua delle PROCEDURE sistematiche, in un CONTESTO definito, per raggiungere degli OBIETTIVI specifici.

Se l’informatica è la scienza di ciò che può essere informatizzato e di come informatizzarlo, il pensiero computazionale non è però un’abilità tipica esclusivamente degli informatici. Esso permette di risolvere problemi, disegnare sistemi e comprendere i comportamenti umani nella quotidianità, in maniera alternativa, tramite dei concetti fondamentali dell’informatica.

Alcuni esempi?

Riformulare i problemi, trasformandoli in problemi che sappiamo risolvere, tramite meccanismi di riduzione, trasformazione o simulazione. Pensate al gioco di ruolo. Cosa si fa, in fondo, se non simulare una situazione, per imparare qualcosa che altrimenti non riusciremmo a comprendere altrettanto efficacemente?

Organizzare i dati del problema in maniera logica. Dare un ordine ai dati aiuta ad arrivare alla soluzione, per questo nelle lezioni di matematica si insegna ai bambini ad estrapolare i dati dei problemi e a scriverli in colonna, uno sotto all’altro, per averne una visione lineare.

Riconoscere i vantaggi e gli svantaggi dell’uso di pseudonimi o di assegnare più nomi ad una stessa cosa. Questo potrebbe essere il caso ad esempio dei cosiddetti iperonimi: pensate se non esistesse la parola “albero” ed ogni specie dovesse essere chiamata solo con il suo nome. Forse un agronomo, un giardiniere o uno studioso si troverebbe a proprio agio, ma le persone comuni? Le persone comuni preferiscono chiamarli tutti “alberi”.

Usare l’astrazione e la scomposizione per affrontare un compito impegnativo o per progettare un sistema complesso. Il corpo umano ad esempio è un sistema complesso ed ogni volta che abbiamo un problema il nostro medico non tenta di controllare il corpo nel suo insieme, ma analizza una o specifica parte del corpo: in un certo senso lo scompone e tiene conto solo dei suoi diversi componenti.

Essere consapevoli che non è necessario comprenderne ogni dettaglio per poter fronteggiare un problema complesso. Vi è mai capitato di leggere un libro o vedere un film in lingua straniera? Anche questi sono dei sistemi complessi: non è necessario comprendere ogni singola parola per essere in grado di capire la trama, i personaggi e la successione degli eventi.

Pensare in termini di prevenzione, protezione e riparazione dei peggiori scenari possibili, utilizzando la ridondanza, il contenimento dei danni e la correzione degli errori. Perché quando si crea una nuova automobile si fanno dei crash-test? Per vedere come la macchina reagirà all’incidente, cosa potrebbe succedere ai passeggeri, per andare a migliorare alcuni aspetti del veicolo, aumentarne la sicurezza e prevenire dei possibili danni in caso di incidente.

Ricercare la soluzione migliore, combinando diverse risorse. Un cuoco che crea una nuova ricetta non si accontenta di un piatto mediocre, ma combina tutti gli ingredienti a sua disposizione, fino a trovare il gusto perfetto.

Aprire la possibilità di sfruttare la soluzione ad un problema in una grande gamma di occasioni, tramite la generalizzazione. Applicano questa metodologia tutti i teorici che creano ad esempio un modello, una schematizzazione. Questa solitamente non sarà valida solo in un caso, ma potrà essere rivisitata e riutilizzata in diversi contesti.

Questa modalità di pensiero deve diventare un’attitudine comune e solo quando non ci sarà più bisogno di concettualizzarlo e teorizzarlo potremo finalmente dire che il pensiero computazionale sarà effettivamente ed efficacemente entrato nella nostra quotidianità.

ATTENZIONE!

Sviluppare il pensiero computazionale non significa quindi imparare linguaggi e codici di programmazione di software e hardware, o diventare delle macchine senza personalità o creatività. Vuol dire piuttosto lasciare che dei concetti tipici informatici, di stampo generale, influenzino il modo in cui viviamo, comunichiamo, risolviamo problemi e interagiamo. Pensare programmaticamente. Ricercare l’alternativa. Accettare l’ambiguità.

Se volete approfondire questo e tanti altri temi, rimanete sintonizzati con noi: impareremo a conoscere sempre nuove tematiche. La nostra newsletter e i nostri social vi aspettano!