LOCAL MARKETING: come creare una strategia di successo per la tua impresa

Perchè si parla tanto di local marketing? Ma soprattutto, COS’è? E perchè è così urgente studiare una strategia che sia pensata per il tuo territorio?

Il mondo del digital è in perenne e rapidissima evoluzione, ma stiamo assistendo ad una curiosa inversione di marcia. Si torna a parlare con il vicino di casa, si torna a creare relazioni, si sfrutta l’online al servizio dell’offline. Qualche tempo fa c’era chi ipotizzava una trasformazione pienamente digitale del mondo del commercio, i punti vendita fisici sarebbero spariti lasciando il posto esclusivamente a luoghi virtuali in cui fare acquisti. Oggi possiamo dirvi che mai previsione fu più sbagliata.

Ci serviamo dei mezzi che la tecnologia mette a disposizione per raccogliere informazioni, per consolidare l’idea che abbiamo di un’azienda, per confermare quello che un’amico ci aveva detto mesi fa riguardo quel ristorante in centro…

La globalizzazione non ha portato all’appiattimento, ANZI! Ci ha spinto a ricercare le nostre unicità e a metterle bene in evidenza agli occhi dei nostri potenziali clienti, ed è proprio per questo che avere una strategia di local marketing è considerata adesso un’urgenza per le piccole e medie imprese, e non solo.

Ma cerchiamo di capire meglio di cosa stiamo parlando, e soprattutto da dove possiamo cominciare per parlare di una strategia local.



Cos’è il Local Marketing?

Per Local Marketing si intende l’insieme di attività di comunicazione e promozione messe in atto dalle imprese, il cui obiettivo è far arrivare gli utenti in un luogo fisico, dove verrà completata la transazione, e quindi avverrà l’acquisto.* Il cliente potenziale, presente solo virtualmente, online, diventa cliente reale varcando la soglia del vostro punto vendita.

Il 64% dei consumatori fa ricerche online prima di entrare in uno shop, ed il 74% dei consumatori che invece cerca informazioni online su uno store lo visita nelle successive 24 ore ( il 28% effettua poi concretamente un acquisto). Questi dati non ci stupiranno, visto che tutti noi ci comportiamo nella stessa e identica maniera.

Google ha rivoluzionato il nostro modo di fare acquisti ed esperienze. Chiediamo a “lui” prima di fare qualsiasi scelta, chiediamo indicazioni su come arrivare nello shop che stiamo cercando, chiediamo i feedback dei clienti che già ci sono stati. La notizia più che positiva è che Google è proprio dalla parte delle imprese locali. Il colosso californiano mette a nostra disposizione la miriade di informazioni che ha a disposizione per migliorarci la vita, e gli affari.

Grazie al Local Marketing possiamo individuare con precisione il nostro target, circoscriverlo e creare campagne di advertising mirate a centrare il bersaglio, senza disperdere energie e risorse.



Da dove comincio?

Innanzitutto, dalle persone. Il marketing è fatto di persone, le aziende anche. Partite da chi vi circonda, dalla vostra identità, dal vostro passato e presente, per cercare di capire dove arrivare in futuro. Cominciate a conoscere i vostri consumatori. Diventate veri esperti del vostro territorio, delle tipicità, delle storie che abitano i vostri luoghi. E raccontatele.

Diffondete passione, e costruite relazioni forti, reali. A partire dai vostri stessi dipendenti, che se riuscirete ad “appassionare” diventeranno i vostri primi ambasciatori.

Dopo di che, potrete cominciare a mettervi all’opera.



Di cosa ha bisogno un’azienda local?

Prima di tutto, controllate tutte le informazioni che vi riguardano, dal sito aziendale a quelli esterni su cui il vostro nome potrebbe esserci finito per caso. Controllate le indicazioni base, i numeri di telefono, gli indirizzi e le mappe per raggiungervi. Chiunque voglia trovarvi deve avere vita facilissima.

Secondo step: cosa stiamo andando a raccontare? Come voglio raccontarlo? Bisogna avere chiari questi due punti prima di cercare una qualsiasi strategia. Una volta che avrete chiarito questo, lo storytelling correrà in vostro aiuto. Una storia ben raccontata può portare risultati inimmaginabili. Questo perchè abbiamo bisogno di emozionarci e riconoscerci nelle storie che leggiamo, ma anche nei prodotti che acquistiamo. Legare la nostra azienda ad un valore e ad un territorio, e veicolarlo attraverso un racconto che racchiuda le nostre radici e la nostra identità, può rafforzare il marchio e accrescere notevolmente la sua brand awarness.

Lo storytelling al servizio del local marketing permette di avere un filo diretto con i propri clienti, di creare un rapporto di empatia con loro e di costruire la vostra storia giorno dopo giorno, permettendo di mostrare non solo la parte “istituzionale” e visibile a tutti, ma anche i dietro le quinte, il processo per arrivare al prodotto finale, le mani che lavorano i materiali che lo costituiranno.

Dopo di che, assicuratevi che il vostro sito sia ottimizzato per mobile. Ancora oggi, nel 2017, troppe aziende locali non hanno un sito, o se ce l’hanno, non è ottimizzato per mobile. Errore gravissimo, considerando che il 56% delle ricerche da mobile ha un intento local, dove per “local” si intende ogni query di ricerca che abbia una connotazione geografica o che sia effettuata con un dispositivo geolocalizzato.

In aggiunta, considerate anche che gli utenti cambiano sito o abbandonano la sessione se dopo 3 secondi la pagina non è stata ancora caricata. Non perderete solo la fiducia degli utenti ma anche quella di Google che non vi favorirà nelle ricerche.

Ultima cosa, ma fondamentale: affidatevi ad un professionista. Per quanto vogliate bene a vostro cugino che ha la passione per i social media, dovete rivolgervi a chi è in grado di studiare un piano di azione integrato, su più livelli. Le improvvisazioni si pagano nel tempo. Destinate una parte del vostro budget alla comunicazione e alla realizzazione di una strategia studiata per l’azienda, per raccontarvi e creare una community fidelizzata intorno al brand, e questo è possibile soltanto lavorando con un esperto del settore.



Come strutturare una strategia di local marketing

Adesso possiamo pensare ad una vera e propria strategia. Dovrete scegliere il mix più adatto a voi, in un delicato equilibrio tra online e offline. La sola presenza online serve poco e niente infatti, specie nel local. Abbiamo bisogno di un piano d’azione, di obiettivi chiari e di metodi per misurarne i risultati. Vediamo insieme quali azioni potrebbero esservi utili:

– Eventi locali : vi potrà essere di grande aiuto organizzarli o essere presenti ad eventi nei dintorni della vostra azienda. Create una rete di partner e prendete contatti con le testate giornalistiche locali, vi saranno utili per inserire i vostri link nei loro articoli o per citare loro nei vostri. In questo modo riuscirete a farvi conoscere al di fuori della vostra rete di contatti, e incuriosire nuovi potenziali clienti.

– Incentivi per i vostri clienti : che sia un coupon per un cliente abituale, o uno sconto per un nuovo cliente, il vostro obiettivo è fidelizzare. Offrite un incentivo anche solo per una una recensione sui social, perchè saranno di vitale importanza nelle ricerche degli utenti futuri. Perchè, se ci riflettete, di chi ci fidiamo quando dobbiamo scegliere un ristorante, un albergo, o un’azienda? Dei cartelloni pubblicitari visti per strada o del consiglio del nostro caro amico che conosciamo da anni? Appassionate la gente dei vostri prodotti, e pioveranno recensioni spontanee, nel frattempo, invogliate chi è già vostro cliente a farlo. Destinate tempo e risorse alla reputation management, che non è da sottovalutare, dovrete essere in grado, infatti, di gestire anche le recensioni negative, qualora arrivino.

– Digital pr: come abbiamo già detto, le relazioni sono fondamentali e un piano di digital pr potrebbe decretare il successo della vostra impresa.

– Social Media: Create contenuti di valore, condivisibili dagli utenti, facendo attenzione al visual. Cercate l’interazione con gli utenti, generando dibattiti e conversazioni su argomenti “caldi” (chiedete aiuto a Google Trends per questo). I contenuti devono essere in grado di intrattenere ma anche (e soprattutto) di risolvere problemi. Pianificate il calendario editoriale ma lasciate spazio a live e dirette.

– Facebook Advertising, che permette di arrivare ad un target mirato e circoscritto con precisione, e soprattutto monitorare i risultati.

– Blog: affiancare ai social una costante attività di blogging un potrebbe essere una scelta decisiva. E’ necessaria una content strategy lineare che valorizzi le vostre attività, vi presenti come “esperti” del vostro settore e al tempo stesso permetta alla vostra community di riferimento di sentirvi vicino a loro e alle loro esigenze, proprio perchè ne conoscete le tradizioni, le abitudini, i problemi e le virtù.

– Email marketing: Una buona campagna di newslettering potrebbe essere un’ottima alleata per raccogliere contatti, parlare in maniera diretta con i vostri clienti e tenerli aggiornati sulle novità riguardanti l’azienda. Anche qui, l’abilità del content strategist permetterà di rendere una newsletter accattivante e gradita. Potreste pensare di raggruppare i vostri utenti in sottogruppi, in base ai loro interessi o ai loro acquisti più recenti e inviare contenuti studiati appositamente per ciascun gruppo.

– Video marketing: Una buona strategia di content marketing deve prevedere anche una sezione dedicata al video. La consultazione di siti e social è sempre molto rapida, i testi lunghi non invogliano l’utente a proseguire, mentre i video risultano sempre più accattivanti proprio per la loro fruizione immediata, che può quindi essere integrata nella nostra strategia.

– Google My Business: impostatelo in maniera corretta e sfruttate i tool che lo stesso Google vi mette a disposizione. Utilizzate anche Google AdWords e soprattutto Google AdWords Express, pensato appositamente per le piccole e medie imprese, caratterizzato da rapidità e semplicità di utilizzo, un prezioso alleato per una strategia local. Potrete infatti pubblicare annunci geolocalizzandoli e individuare con precisione il vostro target.

– Remarketing: ovvero quel processo che permette di far visualizzare il proprio annuncio a chi è già entrato in contatto con la nostra azienda, visitando il vostro sito o effettuando un acquisto, ad esempio.

– Local SEO, ovvero l’insieme di attività di ottimizzazione per i motori di ricerca basate sul fornire risultati di ricerca rilevanti in base a una precisa localizzazione e a una determinata local search.


Per concludere, possiamo dirvi che esiste una ricetta giusta per ognuno di voi, ma non per tutti! La sola presenza, sia fisica che virtuale non basta, ma in che modo essere presenti è tutto da studiare e verificare.

L’obiettivo finale rimane quello di portare all’interno del vostro punto vendita fisico il cliente che è entrato in contatto con voi tramite il web, ma nel mezzo delle due azioni avete un mare di possibilità per rendergli il percorso piacevole.



* F. Antonacci, C. Carriero, Local Marketing, Strategie per promuovere e vendere sul territorio, Hoepli, 2017

Quando l’arte sposa il marketing

Il marketing non è solo strategia e numeri, questo deve essere chiaro a tutti. La strategia senza la creatività serve a ben poco, servono armonia ed equilibrio tra due sfere che funzionano solamente se si incastrano perfettamente.

Riflettendo su questo ci siamo resi conto che quelli che apparentemente sembrano due poli opposti, il marketing ed il mondo dell’arte, vivono da sempre di una simbiosi reciproca. La storia è piena di contaminazioni tra il mondo dell’estro e del genio sregolato e il mondo degli affari, ma è interessante oggi riflettere su come questi episodi siano contemporanei, e in che modo trarne ispirazione per le nostre attività.


Che succede quando l’arte sposa il marketing?

Sarebbe utile riflettere sul peso che ha la creatività all’interno di una strategia di marketing, sull’importanza del visual di qualità, sull’originalità del messaggio e quali e quanti sono i vantaggi dell’affidare il proprio brand ad un creativo.

Possiamo dire che tra i primi a sperimentare tutto questo c’è sicuramente l’azienda Campari, avvenieristica per le scelte ardite ma pienamente ricompensate. I Futuristi furono tra i primi a comprendere quanto il sodalizio tra arte e mondo industriale potesse essere rivoluzionario e produttivo, cominciando a devolvere la loro creatività ad aziende che ben accoglievano le loro idee innovative.

Fortunato Depero cominciò a collaborare costantemente con Davide Campari negli anni ’20 e ’30, realizzando i celebri bozzetti per le pubblicità dei suoi prodotti. Nel 1932 venne richiesto all’artista di ideare la bottiglia per il primo aperitivo monodose, che poi prese il nome di Campari Soda. L’inconfondibile bottiglietta conica a forma di calice rovesciato, comparsa già in alcuni dei suoi manifesti, ottenne immediatamente successo, diventando poi nel tempo una vera e propria icona del design e dell’aperitivo italiano. La bottiglietta rappresenta un momento di rottura nell’industria italiana e nelle convenzioni pubblicitarie del tempo, privata dell’etichetta per dare risalto al rosso intenso della bevanda e alla texture del vetro che ricorda la buccia d’arancia.

Depero curò la comunicazione dell’azienda milanese a 360°, rendendola celebre ed immediatamente riconoscibile, con il suo personalissimo stile ed un pizzico di ironia.

Se vogliamo emergere dalla massa dobbiamo avere anche il coraggio di rischiare, no?


Quando il graphic design divenne arte

Proprio lo stesso Depero lanciò nel 1931 il famoso Numero Unico Futurista, stampato in collaborazione con la ditta Campari, del Manifesto dell’arte futurista della pubblicità dove si legge: “Esaltando con il genio i nostri prodotti, le nostre imprese, cioè i fattori primi della nostra vita, non facciamo che dell’arte purissima e verissima”.

La grafica però non è sempre stata considerata una vera e propria forma d’arte. Inizialmente il termine utilizzato era Commercial Artist, ad indicare in maniera spietata l’artista che si “vendeva” al mercato (in Italia ancora peggio, il termine era CARTELLONISTA).

Tutto cambia dopo il primo conflitto mondiale, periodo in cui le industrie investono soldi ed energie nel visual, intuendone l’importanza per il nascente marketing.
Negli anni ’20 compare il termine GRAPHIC DESIGNER, insieme alla presa di coscienza che non si tratti di un arte minore, ma “solo” di una diversa forma di arte.


Brand identity e Graphic design, la lezione di Bob Noorda

Forse non tutti conoscono Bob Noorda, nato ad Amsterdam e poi trasferitosi a Milano negli anni ’50. Tutti però ci imbattiamo quotidianamente nel frutto del suo lavoro di designer, veri e propri simboli del contemporaneo, ormai. Estremamente attento all’equilibrio tra forma e funzione, Noorda è riuscito a creare dei marchi che tutt’oggi sono impressi nella nostra mente e nel nostro immaginario, trovando delle soluzioni formali dalla spiccata personalità ed estetica. A lui si deve il il marchio e l’immagine coordinata Feltrinelli, il logo Mondadori, quello del Touring Club, l’immagine coordinata Coop, e potremmo continuare ancora.

Ed è sempre il suo genio che si nasconde dietro la famosa M della metropolitana di Milano, semplice, lineare, di impatto. Nel 1964 gli venne richiesto di progettarne il logo e la segnaletica di questi ambienti in cemento e privi di qualunque indicazione. Ne studiò i flussi dei passeggeri, gli accessi, la funzionalità, arrivando all’ideazione di una segnaletica rivoluzionaria che verrà poi ripresa nella metro di New York e San Paolo. Noorda introdusse una novità apparentemente banale: le fasce di colore continue in cui ogni 5 metri veniva ripetuto il nome della stazione, per permettere a chi è sul treno in movimento di capire in che stazione è arrivato. Ne progettò anche il carattere da utilizzare, ispirandosi all’Helvetica.


D’Annunzio, primo influencer della storia

Sapevate invece che il vate abruzzese ha all’attivo una vastissima produzione pubblicitaria?
Nel primo dopoguerra Gabriele D’Annunzio divenne simbolo di una vita elegante e lussuosa e fu attivo testimonial pubblicitario di aziende di ogni genere, oltre che (OVVIAMENTE) di se stesso.

Dietro sostanziosi pagamenti il letterato contribuì alla fortuna di molte imprese industriali e commerciali, ideando slogan e promuovendone i prodotti. Fu lui a coniare il nome RINASCENTE alla riapertura dei grandi magazzini distrutti da un incendio, o SAIWA per i celebri biscotti salati di cui pare andasse matto. Esiste una lettera spedita dal Vittoriale , dove ancora oggi se ne conservano le scatole VUOTE, direttamente all’azienda (anche questa molto probabilmente assai ben retribuita) dove D’Annunzio scrive “Da gran tempo, nelle brevi tregue del mio lavoro, io mi nutro di cinque o sei delle vostre gallette salate e d’un bicchiere d’acqua freddissima. Se chiudo gli occhi […] mi sembra di rimangiare […] il pan biscotto della mia adolescenza […]


Un pò quello che oggi succede sui Social..

L’obiettivo quindi è ricercare l’equilibrio e la giusta armonia tra questi due mondi apparentemente lontani, impiegare le stesse energie nella strategia e nella sfera creativa e non considerare come prioritari solo numeri e statistiche. E’ necessario trovare il giusto incastro per andare OLTRE nel vostro marketing, e per fare questo avete bisogno di persone e menti che siano in grado di condurvi in questi territori inesplorati.

Gli artisti VERI sono una risorsa importantissima in questo, quindi… NON TEMETE!
Sperimentate, sbagliate, ricominciate e cercate la vostra strada, in equilibrio tra arte e marketing. Qualcuno prima di voi ha già cominciato 😉

Facebook Trends 2017: davvero… un altro corso su Facebook?

La formazione da Oltremeta non si ferma mai: sabato 8 aprile presso la nostra sede terremo un nuovo corso formativo sul tema del digital marketing: Facebook trends 2017, un percorso rivolto a chi vuole essere aggiornato sulle ultime novità di Facebook per integrarle in maniera attiva nella propria strategia di Business.

La nostra docente sarà Valentina Vellucci, che già l’anno scorso ha tenuto per noi un seminario di 9 ore utile ad approcciare in maniera operativa un percorso di social media marketing su Facebook.

Domanda: Valentina, come mai un altro corso su Facebook qui da Oltremeta?
Perché di Facebook non se ne ha mai abbastanza 😊
Scherzi a parte, il corso di quest’anno è una continuazione del percorso digitale iniziato insieme nel 2016, estremamente focalizzato sugli aggiornamenti che Facebook ha presentato negli ultimi 12 mesi.
Il corso è molto operativo: prevede parti pratiche con la realizzazione di un mini piano editoriale basato sulle nuove feature rilasciate da Mr Zuckerberg. Inoltre, sarà molto alta l’attenzione al confronto fra Facebook e le nuove piattaforme nascenti.

Domanda: qual è, secondo te, il miglior aggiornamento che Facebook ha rilasciato fra il 2016 e il 2017?
Sicuramente l’aggiornamento dei dati analytics per ciò che riguarda il mondo video. Facebook ha voluto iniziare una guerra all’ultima views con YouTube con carri armati di carta.
YouTube è una fortezza di dati analitici che ci aiutano a capire l’esperienza utente, il suo indice di gradimento di un video, il suo comportamento e la capacità del video di tenerlo attaccato allo schermo.
Facebook è una fortezza di vanity metrics che si è dovuta adeguare pian piano alla strategia dati di YouTube.
Senza l’aggiornamento area insights Facebook avrebbe davvero rischiato una forte perdita da punto di vista marketers (no dati, no budget) sia dal punto di vista user (news feed drogato delle vanity metrics ovvero news feed intasato da video inutili).

Domanda: per questo 2017… meglio un video al giorno su Facebook… o su Snapchat?
Senza strategia, meglio un libro al giorno per mettere realmente la testa sul proprio business.
Non è l’uso sfrontato di una tendenza sui social a permetterci di avere successo. Questo percorso formativo è tenuto da una marketers ed è rivolto a imprenditori e marketers proprio perché non si parla di trucchi ma di strategie di marketing digitali, basate su analisi dati, analisi di tendenze, operatività e aggiornamento continuo.
I sistemi di messaggistica social come Snapchat o Whatsapp stanno crescendo a dismisura: durante il corso affronteremo anche un mini benchmark sul tema.
Non è l’approccio “ tendenza=successo” che viene coltivato in questo corso: obiettivo della giornata è sapere leggere e interpretare le tendenze digitali e adattarle in maniera armonica al proprio business.

Ci vediamo l’8 aprile!

Social Media_Studi di Architettura

Studi di Architettura e Social Media

Non c’è storia: gli studi professionali e i Social devono dialogare!

Come già detto nel precedente post i Social Media rappresentano oggi un importante strumento di comunicazione: sono indiscutibilmente un fondamentale supporto a tutte le attività aziendali. Ogni realtà dovrà scegliere in relazione alle proprie specificità e necessità i canali Social più strategici e funzionali al raggiungimento degli obiettivi. In questo articolo iniziamo ad esplorare la vasta galassia degli studi professionali focalizzandoci sugli studi di architettura e design.

Social media per studi di architettura, alcuni degli aspetti positivi:

  • sono dei canali gratuiti o comunque a basso costo;
  • sono ottimi strumenti di recruiting;
  • possono fungere da focus group per ricerche;
  • creano occasione per tessere relazioni professionali anche off-line;
  • danno modo di offrire e ricevere formazione intervenendo e partecipando a gruppi e a forum tematici;
  • permettono di proporre la propria consulenza e professionalità anche attraverso vie informali;
  • sono un’opportunità per sondare il proprio target offrendo la miglior soluzione per ottenere alti livelli di realizzazione con quadri economici mirati alle esigenze dei clienti;
  • possono essere degli ottimi “contenitori” per il portfolio dello studio;
  • permettono di rivolgersi con tono friendly allo staff di collaboratori e ai clienti; ciò permette a tutti gli attori (poiché, si sa, alcuni progetti sono realmente articolati) di comprendere la complessità dei lavori;
  • sono di estrema utilità poiché forniscono immediatezza nel mantenersi in contatto nelle varie fasi dei progetti.

Quindi la regola aurea è sempre quella: non semplicemente esserci ma “esserci” in modo attivo, bisogna curarsi di avere degli account ben fatti, contenuti freschi e cioè post originali e significativi in grado di attrarre la curiosità dei propri follower, portare avanti un monitoraggio continuo per dialogare con il target, intrattenere etc.

Ma parliamoci chiaro, quali potrebbero essere i canali giusti?
Noi suggeriamo: Facebook, Google +, LinkedIn, Twitter, Tumblr e sicuramente Pinterest ma anche Instagram.
Da non dimenticare ovviamente gli immancabili portali e/o Social di settore come “Europa Concorsi”, “Archiportale”, “Archilovers” etc.

Non trascurate l’importanza di questi canali abbiamo seguito da vicino alcune realtà di questo settore che sono riuscite a creare importanti contatti internazionali.

Social Media Marketing Oltremeta

SOCIAL NETWORK: AD OGNUNO IL SUO

SAPETE QUALI SONO I SOCIAL DA PRESIDIARE?

I social media sono gli strumenti che utilizziamo per condividere contenuti. Concretamente sono dei software: un gruppo di applicazioni basate sul Web 2.0 grazie alle quali è possibile lo scambio e la creazione di contenuti generati dagli stessi utenti. I “social network” rappresentano la “rete sociale” di persone che interagiscono in base ai diversi rapporti e interessi che li legano e spesso costruiscono una “community” proprio intorno alle loro passioni dando vita ad una struttura sociale fatta di relazioni tra individui, gruppi e organizzazioni. l social sono dunque un veicolo per interagire e condividere le informazioni con una community.

Oggi i mercati sono costituiti da vere e proprie conversazioni on line da ascoltare, analizzare e gestire. Bisogna partecipare in tempo reale a queste conversazioni per coinvolgere l’utente in maniera efficace ed opportuna.
Ma quali sono gli opinion leader, influencer di settore e i trend della rete che fanno presa sul modo di pensare, di agire dei fan e quindi dei consumatori?
La leva dell’empatia nei confronti del pubblico, in termini di strategia, permette di promuovere sui social in maniera efficace e discreta il proprio settore.
Ma per attrarre l’audience digitale ed ottimizzare le risorse incrementando proficuamente il Social Media ROI (Return of Investment) qual è il primo passo da fare? Sicuramente è consigliabile partire da un’analisi che permetta di pianificare il proprio intervento basandosi sugli obiettivi e sulle caratteristiche dell’attività. Ciò ne determina modi e tempi. Ogni settore (e più in specifico ogni servizio e prodotto) necessita di differenti canali e contenuti in virtù delle proprie peculiarità.

comunque più di una best practice da tener presente che può essere valida per tutti i campi come ad esempio:

  • inserire la pianificazione delle attività di WebMarketing all’interno e in funzione del piano di Marketing tradizionale;
  • rimanere sempre al passo con le funzionalità e l’interfaccia dei Social. Se il Social cambia “aspetto” bisogna sempre adattare i contenuti;
  • mantenere un tono friendly ed immediato evitando banalità e trivialità. E’ importante dare qualcosa che sia interessante, un valore aggiunto;
  • autenticità dei contenuti, una regola è “scrivi quello che ti piacerebbe leggere”. Non bombardare l’audience con il prodotto ma raccontane una storia. Questo permette di non annoiare i follower;
  • fruibilità, correttezza e pulizia dei contenuti. Ad esempio organizzare le immagini in album, non utilizzare il maiuscolo (nel Web equivale ad alzare la voce), scrivere periodi brevi, non inventare hashtag, non postare lo stesso contenuto più volte di seguito, non accentare le parole con l’apostrofo etc.
  • monitorare i feedback per stabilire un oculato orario di pubblicazione;
  • monitorare i competitor ed imparare dai loro errori come dai loro successi;
  • incrociare i Social e farli interagire coordinandoli anche con il sito Web

Sarebbe bene partire sempre dalle buoni prassi che fungono da minimo comun denominatore. Bisognerebbe poi declinare il proprio piano di comunicazione digitale cercando di comprendere quale Social sia più adatto all’azienda cogliendone così al meglio le opportunità. Se si opera nel mercato russo ad esempio sarebbe inutile investire tutte le risorse e il budget su Facebook ignorando “ВКонтакте” (VKontakte), il network più diffuso.

E voi sapete di che Social avreste bisogno?